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SAGGISTICA ‘No alla violenza in nome di D-o’. Il monito di rav Sacks

sacksJonathan Sacks / NON NEL NOME DI DIO / Giuntina

“Quando la religione trasforma gli uomini in assassini, Dio piange”. Si apre con queste parole, ispirate dal libro della Genesi, l’ultimo libro di Rav Jonathan Sacks, dedicato alla violenza commessa in nome della religione.
“Non nel nome di Dio – Confrontarsi con la violenza religiosa”, edito in Italia da Giuntina, ripercorre ed esplora in profondità le radici dell’odio religioso. Concentrandosi su ebraismo, cristianesimo e islam, Sacks, per più di vent’anni e fino al 2013 Rabbino Capo del Commonwealth, pensatore e autorità morale riconosciuta a livello internazionale, indaga le ragioni per cui anche la più compassionevole delle fedi possa essere corrotta dalla violenza, quando la lettura dei testi si cristallizza e cessa di rinnovarsi nel tempo.
Questo libro – si legge nella presentazione – è un richiamo accorato e severo per tutti coloro che hanno smarrito la via e uccidono nel nome del Dio della vita, fanno la guerra nel nome del Dio della pace e praticano la crudeltà nel nome del Dio della compassione.
Il testo di Sacks confuta le tesi che vorrebbero assegnare alle religioni le colpe per tutti i mali del mondo. Piuttosto, vuole indagare le modalità con le quali il radicalismo agisce, irretendo le giovani generazioni, per lanciare un monito: “Fino a quando le nostre istituzioni mondiali non prenderanno una posizione contro l’insegnamento e la predicazione dell’odio, tutti i loro sforzi di diplomazia e di intervento militare saranno destinati a fallire. In definitiva, la responsabilità è nostra. Il mondo di domani nasce da ciò che insegniamo ai nostri figli oggi. Questo è il tema del libro. Comincia con la più semplice delle domande: cos’è che, in primo luogo, rende le persone violente?”
Nelle oltre duecentocinquanta dense pagine di questo ampio e documentato saggio, Sacks espone la sua visione muovendosi agilmente tra le fonti bibliche e rabbiniche, il pensiero dei massimi filosofi e gli insegnamenti delle altre fedi. Concludendo con un invito a vivere finalmente “come fratelli e sorelle, fedeli alla nostra fede e ad essere una benedizione per gli altri a prescindere dalla loro fede, rendendo onore al nome di Dio, onorando la sua immagine, l’umanità.”

Marco Di Porto