moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

“Giusto l’attacco Usa in Siria,
un monito anche per l’Iran”

rivlin-to-members-2La leadership politica d’Israele si è schierata al fianco del presidente Usa Donald Trump e della azione militare americana compiuta in Siria nelle scorse ore. “Sia a parole che nei fatti, il presidente Trump ha mandato un messaggio chiaro e forte che l’uso e la diffusione di armi chimiche non saranno tollerati”, ha dichiarato il Premier israeliano Benjamin Netanyahu, in una nota in riferimento al bombardamento chimico di martedì su Khan Shaykhun, una città siriana a una settantina di chilometri a sud di Idlib, in cui sono morti decine di civili. “Israele – ha aggiunto il premier – supporta a pieno la decisione del presidente Trump e spera che questa determinazione nei confronti delle terrificanti azioni del regime di Assad risuoni non solo a Damasco ma anche a Teheran, Pyongyang e ovunque”. Il portavoce di Tsahal, l’esercito israeliano, ha riferito alla stampa locale che i vertici militari israeliani erano stati informati preventivamente dell’imminente attacco americano, a cui avevano dato pieno appoggio. “La ferma azione intrapresa dagli Stati Uniti e dal suo presidente sono una risposta alla brutalità e un esempio a tutto il mondo libero”, il commento del presidente israeliano Reuven Rivlin, che a poche ore dalla notizia della strage di Idlib, aveva lanciato un appello affinché tutto il Paese si mobilitasse per aiutare i civili siriani.
Secondo gli analisti, l’intervento deciso da Trump – che costituisce un cambio di rotta importante quanto repentino del presidente Usa in tema di conflitto siriano – è un segnale positivo anche per Israele: l’aver colpito direttamente il regime di Assad, sostenuto dal nemico iraniano, costituisce un primo passo per far indietreggiare proprio il regime di Teheran che da tempo lavora per aumentare la sua influenza in Medio Oriente. Da qui il riferimento esplicito di Netanyahu proprio al paese sciita, che, così come Assad, finanzia il movimento terroristico di Hezbollah, il cui obiettivo è la cancellazione d’Israele.
Il sostegno di Netanyahu all’azione militare americana ha però creato una frattura con un altro alleato nella zona: la Russia di Vladimir Putin. Quest’ultimo ha critica la scelta di Gerusalemme di indicare in modo chiaro Assad come responsabile della strage di Idlib. D’altra parte, in una mossa che la diplomazia israeliana sta ancora valutando, Mosca ieri ha dichiarato di riconoscere “Gerusalemme Ovest come Capitale d’Israele, la parte Est della Palestina”. La Russia diventa così la prima grande potenza (la seconda nazione in assoluto dopo il Costa Rica) a riconoscere Gerusalemme Ovest come capitale d’Israele: il ministero degli Esteri russo ha poi precisato che il riconoscimento va di pari passo con la soluzione “due popoli, due Stati” e quindi arriverebbe con la nascita di uno Stato palestinese.

(7 aprile 2017)