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melamed, memoriale – L’età del transito e del conflitto

memoriale
“È un manuale, è una sfida fuori dagli schemi: un volume che parla di adolescenti nel conflitto e della migrazione nei conflitti. A partire dall’esempio storico dei ragazzi di Villa Emma”. A tratteggiare brevemente il grande lavoro di Maria Bacchi e Nella Roveri e del volume da loro curato L’età del transito e del conflitto. Bambini e adolescenti tra guerre e dopoguerra 1939-2015, Il Mulino, il direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec) di Milano Gadi Luzzatto Voghera. L’occasione, è l’appuntamento tenutosi al Memoriale della Shoah di Milano nel corso del quale è stata presentata l’opera assieme a Fausto Ciuffi e Guido Pisi, autori del capitolo dedicato a “Nonantola. Un luogo a questa storia: appunti per un progetto a venire”. A fare gli onori di casa, il vicepresidente del Memoriale Roberto Jarach, che ha ricordato, in tema di accoglienza di chi fugge dai conflitti, l’impegno dell’ente a favore dei migranti: all’interno del Memoriale, infatti, sono state migliaia le persone accolte nel corso del 2015 e del 2016. Ma tornando al volume, il direttore del Cdec ha sottolineato come metta “al centro temi importanti come l’istruzione, la pedagogia, la modalità con cui un operatore deve confrontarsi, temi che bruciano sulla pelle dei ragazzi in fuga”. E i ragazzi in fuga sono, nel primo capitolo, quelli accolti nel grande edificio di Nonantola denominato Villa Emma, affittato dall’organizzazione assistenziale degli ebrei italiani, la Delasem: qui per oltre un anno (1942-1943), fino a settantatré ragazzi ebrei fuggiti dalla Germania, dall’Austria, dalla Jugoslavia e dalla Polonia trovarono rifugio dalle persecuzioni nazifasciste.
“Non so quante volte ho riletto quanto ha scritto Josef Indig Ithai (il maestro che si prese cura dei ragazzi di Villa Emma) per trovare conforto e tutt’ora leggo le sue parole a chi lavora con me – spiegava Maria Bacchi – In quegli scritti c’è una forza pedagogica avanzata, libertaria, basata sul dialogo, che ancora oggi è importante studiare”. Ed è su questi temi che gravita il volume che, come spiega la quarta di copertina, “raccoglie, inquadrandole dal punto di vista storico, antropologico e giuridico, voci di chi ha vissuto l’infanzia durante la Shoah, le guerre di disgregazione della Jugoslavia, le partenze dall’Afghanistan dei talebani, le pericolose rotte delle fughe dall’Africa attraverso il Mediterraneo. I temi del trauma, della violenza subita, del complesso rapporto con la parola e con la narrazione s’intrecciano con i problemi legati a un modo di accogliere e di educare che possibilmente faccia leva sulla valorizzazione della soggettività, nonché sulla capacità di resistenza che ragazzi e ragazze possono ricavare da un gruppo forte di coetanei: il ‘collettivo’, come lo chiamavano a Villa Emma”. Un luogo, hanno ricordato Fausto Ciuffi , direttore della Fondazione Villa Emma, e Guido Pisi, che oggi non esiste più, almeno non come era allora: la villa infatti è stata restaurata e del suo passato di luogo di rifugio non c’è più traccia. La sfida, hanno spiegato i due relatori interrogati dall’architetto Annalisa De Curtis (che assieme a Guido Morpurgo ha curato la progettazione del Memoriale di Milano), è quella di costruire oggi un luogo “a cui ancorare la narrazione di questa vicenda. Perché per quanto riguarda Villa Emma, è il racconto che è fondamentale, seppur possa sembrare immateriale: è l’incontro con questa vicenda e all’interno di questa storia” il punto centrale su cui soffermarsi. E per questo nascerà un centro dedicato allo studio della storia dei ragazzi di Villa Emma: nascerà, spiegano Ciuffi e Pisi, di fronte a quella che era la villa, in quella zona di confine e di incontro che i ragazzi attraversavano per arrivare a Nonantola e che gli abitanti della cittadina attraversavano facendo il percorso inverso.

dr

(7 aprile 2017)