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Oltremare – Pizuzià

fubiniUno dei fenomeni israeliani difficili da declinare secondo i criteri occidentali è quello della “pizuzià”. La pizuzià è un’istituzione qui: è un negozietto che potrebbe essere paragonato alla tabaccheria italiana, solo che vende praticamente qualunque cosa giri al proprietario. Di norma ci si trova ogni genere di caramelle e gomme da masticare, snack e bibite, ricariche del cellulare, birra, e ovviamente tabacchi e qualche giornale. Ma a volte aggiungono il frigo con gelati industriali, o noci e noccioline tenute in caldo, o un trabiccolo rettangolare su gambe sottili di metallo collegato alla presa elettrica che contiene jachnun. Il jachnun è un cibo yemenita a base di rotoli di una variante molto spessa della pasta fillo, serviti caldi con a lato una una cosa che sta a metà fra il succo di pomodoro e pelati sminuzzati, uovo sodo cotto per lunghe ore, e un intruglio piccante e delizioso di colore tendente al verde oliva. Chi lo scambia per tapenade, lo farà una sola volta nella vita. Inutile specificare che si mangia a colazione, ma si sa, qui in medio oriente la colazione normale europea con caffè e brioche viene vista come la peggiore delle decadenze, inutile e grassa. Invece gli etti di margarina con cui si cuoce il jachnun quelli no, leggeri e sanissimi. Ora, una pizuzià davanti alla quale passo sempre all’andata e al ritorno dal lavoro ha preso un’altra via e si sta espandendo come negozio di vestiario made in India. Ha cominciato appendendo due o tre vestiti indiani chiaramente portati in valigia da qualcuno di rientro dal viaggio dopo il servizio militare. Poi però ha continuato con metodo e nel giro di un mesetto la pizuzià quasi non si vede più, tutta coperta all’ingresso da vestiti con elefantini e motivi indiani, colori sgargianti, pantaloni larghi a strisce enormi, borse e zaini, magliette, e a spanne arriveranno presto le pashmine e l’incenso. Si vede che il proprietario crede nella metempsicosi, anche applicata al suo negozio: da pizuzià telavivese qualunque a mini-shuk indiano.

Daniela Fubini

(21 agosto 2017)