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Israele – Donne in marcia per la pace

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Le organizzatrici parlano di 30mila persone. I media di diverse migliaia. Sono le donne – e non solo – che hanno partecipato ieri alla marcia per la pace organizzata a Gerusalemme dal movimento Women Wage Peace. A sfilare, manifestanti israeliane e palestinesi di tutte le confessioni, il cui obiettivo è creare un ponte tra le due realtà facendo valere un punto di vista al femminile. “Anche se il mio cuore ancora sanguina, sono qui al vostro fianco. Con orgoglio e avendo fiducia nel fatto che solo la pace e l’amore possano unirci. – ha affermato durante la manifestazione Shakib Shanan, ex membro della Knesset che il 14 luglio ha perso il figlio Kamil nell’attentato al Monte del Tempio – Abbiamo sofferto così tanto, famiglie palestinesi e famiglie israeliane hanno perso i propri cari e sono rimaste con ferite che non si rimarginano. Sono venuta qui per dire, noi vogliamo vivere! Possiamo dirlo ad alta voce, noi amiamo la pace”.

Shanan è stata una delle personalità a parlare dal palco montato al Parco dell’Indipendenza, dove è terminata la manifestazione (che continua ancora domani e che è iniziata da Sderot nel Negev, il 29 settembre scorso). Tra coloro che hanno preso parte all’iniziativa, Adina Bar-Shalom, fondatrice di un college femminile ultra-ortodosso e figlia dell’ex capo rabbino sefardita Ovadia Yosef.

Come ha raccontato il Times of Israel, domenica mattina 8.000 persone – israeliane e palestinesi – hanno marciato nel nord del Mar Morto, in Cisgiordania. Si sono poi riunite sotto una tenda – simbolicamente definita della riconciliazione – e hanno innalzato un abito di 60 metri, creato nel 2007 dall’artista e attivista israeliane Ad Yekutieli.
“Cerchiamo le cose che abbiamo in comune – hanno affermato alle agenzie Anat Negev e Donna Kirshbaum, organizzatrici dell’iniziativa – Una cosa fondamentale che tutti vogliamo è un futuro sicuro per noi e i nostri figli”. Il movimento Women Wage Peace ha raccolto oltre 20mila adesioni e non promuove uno specifico accordo di pace ma richiama l’attenzione sulla necessità che palestinesi e israeliani condividano l’urgenza di un nuovo negoziato.