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Società – I social soffocano la comunicazione

Schermata 2017-12-06 alle 22.08.09Recentemente un mio amico ha scritto un articolo apparso su queste pagine. Ho dato un’occhiata ai commenti postati sotto e sono rimasto scioccato da quanto fossero perfidi nei confronti del mio amico e degli altri commentatori. Quasi nessuno dei commenti si riferiva al contenuto del pezzo, erano tutti attacchi ad hominem contro lo scrittore o chi d’altro avesse commentato. Mi chiedo se questa gente avesse realmente letto il pezzo o semplicemente supposto il punto di vista dell’autore basandosi solo sul titolo. “È palese che odi Israele e ami i terroristi che ammazzano i bambini nel sonno “era il commento più gentile. Comunque, non è una sorpresa che internet sia uno dei principali responsabili dell’incapacità della nostra società di intavolare un discorso civile. Nella comunicazione istantanea, le persone rispondono spesso a caldo, trascinate dall’enfasi del momento, e dicono cose che probabilmente avrebbero evitato se avessero avuto il tempo di rifletterci o se avessero dovuto scriverle e mandarle per e-mail. Gran parte della comunicazione istantanea è poi anonima. Non potrò mai sapere chi sia davvero Banana321, ovvero chi mi augura di morire di una malattia dolorosa. Banana321 si sente libero di scrivere qualsiasi cosa gli passi per la testa, proprio perché sa che il suo commento risulterà anonimo. Sicuramente non farebbe mai tutti quei commenti che scrive in forma anonima ad una festa, di fronte a persone in carne ed ossa. Il risultato qual è? Che internet invece di incoraggiare la comunicazione reale, la sta soffocando. In questo periodo di festa, in qualità di rabbino, dichiaro vietato postare commenti anonimi sui social. Un rabbino liberale solitamente non emette una psak din (“decisione di legge“). Nel mondo ortodosso i più grandi studiosi giuristi sono i Poskim (“i decisori“ della legge ebraica) e io non mi pongo certo al loro livello. Ma i rabbini hanno pur sempre l’autorità e la responsabilità di applicare la tradizione ebraica alle questioni morali del nostro tempo e questo dev’essere fatto con attenzione e scrupolo, non a caso. Nel definire la mia opinione una psak din, voglio semplicemente sottolineare la serietà di questo problema nella nostra società. Lasciatemi spiegare perché credo che postare commenti anonimi debba essere vietato. È vietato perché, così facendo, vengono violati una serie di comandamenti/ mitzvot della Torah: • Non porrai inciampo davanti al cieco (Levitico 19:14) • Non andrai qua e là facendo il diffamatore fra il tuo popolo (Levitico 19:16) • Non odierai il tuo fratello in cuor tuo (Levitico 19:17) • Amerai il prossimo tuo come te stesso (Levitico 19:18) Scrivere commenti cattivi su altre persone è proprio la definizione di diffamazione, a cui i rabbini si riferiscono con l’espressione Lashon hara, letteralmente “malalingua“. Postare commenti di questo genere in forma anonima, inoltre, pone sicuramente “inciampo davanti al cieco“. I rabbini dichiarano poi che non sono proibite esclusivamente le azioni dettate dall’odio. Il versetto afferma che seppur non si realizzino azioni concrete, provare odio in cuore è comunque vietato. Scrivendo discorsi carichi di odio viene quindi chiaramente violato anche questo mitzvah/ comandamento. Infine, “amerai il prossimo tuo come te stesso“ (secondo qualcuno il fulcro della Torah) è l’esatto contrario della malalingua. Dal momento che molti mitzvot vengono violati postando in rete commenti perfidi in forma anonima, è importante evitare di postare anonimamente anche commenti benevoli, poiché così facendo si potrebbero autorizzare post anonimi che siano anche solo leggermente negativi. Vorrei anche specificare che il comandamento biblico di rimproverare chi sta sbagliando (“hokha’ah tokhiah“-“riprendi pure il tuo prossimo“ (Levitico 19:17)) non può essere compiuto con un commento negativo postato online. Sebbene il rimprovero implichi inevitabilmente la critica, i rabbini sottolineano che bisogna rimproverare l’altro quando si trova nelle condizione di poter ascoltare l’ammonimento. Non sarà certo un commento cattivo a cambiare il comportamento della gente. L’intento della critica dovrebbe essere quello di migliorare la persona a cui ci si rivolge, non ferirla o metterla in imbarazzo. Questo non è lo scopo del rimprovero. I rabbini, infatti, interpretano il finale di questo versetto come un divieto ad infangare pubblicamente l’immagine di qualcuno, divieto che si applica perfettamente all’online trolling. I comandamenti del Levitico tracciano una società ideale, compassionevole, in cui l’amore per il prossimo è tale da muoverci a rimproverarlo con dolcezza e per il suo bene. È una visione sicuramente ambiziosa, ma in fondo essere santi vuol dire questo. In occasione dello Yom Kippur sforziamoci allora di essere quei santi che la Torah ci sfida a diventare. Riflettiamo sui nostri interventi online, se sia giusto mascherarsi dietro nomi falsi o scrivere sotto i nostri veri profili Facebook. Dopotutto Dio ha creato il mondo attraverso la parola e anche noi il nostro mondo, virtuale e reale, lo creiamo attraverso la parola.

Michael Strassfeld Society for the Advancement of Judaism New York, The Forward.

Versione italiana di Francesca Antonioli, studentessa della Scuola Superiore Interpreti e Traduttori