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Ciak – Israele-Libano, sfida da Oscar

Foxtrot

Uno sceneggiatore che si rispetti eviterebbe di trarne un film, perché sullo schermo tali e tante simmetrie strapperebbero una smorfia d’incredulità. Ma la realtà disprezza le regole e, nel caso dei prossimi Oscar, si diverte a riscrivere un pezzo di storia del vicino Medio Oriente nella sfida tra due film.
Da una parte c’è l’israeliano Foxtrot, storia dolente di una coppia devastata dalla morte del figlio soldato, diretto da Shmuel Maoz già Leone d’oro per il magnifico Lebanon (1982) dedicato alla prima guerra del Libano. Dall’altra, il libanese The Insult di Ziad Doueiri, unico film arabo ammesso agli Oscar, che attraverso il filtro di una lite spinta agli estremi ci riporta alla sanguinosa guerra civile che ha sconvolto il paese. A accomunarli, una serie di coincidenze che ha dell’incredibile.
Entrambi i film, candidati all’Oscar nella categoria migliore film straniero, hanno trionfato al Festival del cinema di Venezia. Qui Maoz ha conquistato critica e pubblico spuntando il Leone d’argento e l’interprete palestinese di The Insult Kamel El Basha ha vinto la Coppa Volpi come miglior attore. Ed entrambi i registi condividono uno strascico di polemiche per i loro lavori.
A ridosso della premiazione, Maoz è stato rampognato dalla ministra della Cultura Miri Regev per aver infangato il nome di Israele. “È una disgrazia che Foxtrot di Shmulik Maoz sia stato scelto da prestigiosi festival come Toronto e Venezia”, ha tuonato Regev. “È inconcepibile che film che disonorano la reputazione dell’esercito israeliano siano sostenuti dall’Israel Film Fund che a sua volta è sostenuto dallo stato. E questi sono i film che vengono scelti per mostrare il cinema israeliano all’estero”.
Non nuova a sparate del genere, la ministra ha minacciato ancora una volta di tagliare i finanziamenti ai film che fanno sfigurare Israele. Dal canto suo, Maoz ha ribadito che Foxtrot – interpretato da Lior Ashkenazi, Sarah Adler e Yonathan Shirai – “è una parabola filosofica che prova a decostruire il vago concetto chiamato ‘fato’ attraverso la storia di un padre e di un figlio. Sono lontani, eppure, nonostante la distanza e la separazione totale, l’uno interviene nel destino dell’altro”. “Non ho voluto concentrarmi sugli eventi – ha concluso – ma sull’idea filosofica del film, sullo stato psicologico dei protagonisti e su come affrontano amore e dolore”.
Ben più minacciose le vicissitudini del regista Ziad Doueiri che di recente è stato arrestato all’aeroporto di Beirut per i suoi legami con Israele. L’accusa era di aver tentato di normalizzare le relazioni con Israele, dove aveva girato parte del suo film precedente The Attack. Doueiri, che era entrato in Israele, dove peraltro era stato trattenuto e interrogato a lungo, con passaporto americano, è stato alla fine rilasciato. L’idea ha però fatto il suo corso mediatico e il regista – per il suoi supposti legami con Israele e per avere assunto in passato attori israeliani – si è trovato a fare i conti con il “boicottaggio eterno” dei suoi lavori proclamato a Ramallah.
Al contrario, The Insult era stato accolto con grande entusiasmo e premiato dai festival cinematografici arabi. Ambientato nella Beirut odierna, il film mette in scena una lite tra due cittadini libanesi. Il palestinese Yasser è un ingegnere che accerta gli abusi edilizi nella via dove il cristiano Tony possiede un’officina. La bufera esplode quando Tony, annaffiando le piante in terrazza, bagna gli abiti di Yasser che in quel momento passa di sotto. La lite monta finché Tony urla a Yasser che è un vero peccato che Ariel Sharon non abbia spazzato via tutti quelli come lui – un insulto comune in Libano oggi come al tempo della guerra civile.
Il diverbio finisce in tribunale e tra ferite nascoste e rivelazioni traumatiche, il circo mediatico che accompagna il caso pone il Libano di fronte a una serie di disordini sociali che obbligheranno Toni e Yasser a riconsiderare la loro vita e i loro pregiudizi.
La sfida cinematografica si deciderà nel giro di pochi mesi. I giurati dell’Oscar annunceranno il 23 gennaio se Foxtrot e The Insult sono stati inclusi nella cinquina dei candidati nella categoria miglior film in lingua straniera e il verdetto finale arriverà il 4 marzo con la rituale cerimonia. Quanto al resto se ne riparlerà – forse – tra qualche decennio.

Daniela Gross