moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Oltremare – Aria

fubiniA Gerusalemme, dice la canzone, c’è “aria di montagna chiara come il vino”. Che per una che è cresciuta a “chiare fresche e dolci acque” è una immagine tangenzialmente famigliare, anche se ci si potrebbe domandare quale licenza poetica permette di paragonare l’aria tersa con il vino, quando invece l’acqua sarebbe un paragone molto più immediato. Ma Petrarca non è vissuto a Gerusalemme e invece Naomi Shemer sì, e chi siamo noi per discutere le forme poetiche di una canzone che è diventata quasi un secondo inno nazionale. E poi di acqua a Gerusalemme quasi non ce n’è, e quella che c’è è davvero limpidissima ma è sotterranea e non la si può vedere ogni giorno. Chissà cosa direbbe Nomi Shemer però, se si trovasse a camminare velocemente verso la stazione centrale degli autobus una domenica mattina, e si rendesse conto che in mezzo a tutta quell’aria di montagna e contro il cielo terso, a livello strada quello che si respira è soprattutto e decisamente smog. Certo ai suoi tempi non esistevano le colonne di autobus e automobili che oggi salgono e scendono dalla capitale a ogni ora di ogni giorno, diradandosi solo durante Shabbat. Non c’era neanche la metropolitana leggera che taglia in due la città, e nessuno allora aspettava il treno veloce per arrivare a Tel Aviv in mezz’ora. Ma io tutte le volte che mi trovo a Gerusalemme di primo mattino, specie d’inverno o primavera quando al mattino fa fresco e tira un po’ di vento, mi metto a canticchiare “Yerushalaim shel zahav” e rido dello scarto fra poesia e realtà. Che vale per l’aria che respiriamo e anche per l’aria che tira in generale, di questi tempi, nella capitale.

Daniela Fubini

(12 febbraio 2018)