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La mostra del Cdec a Torino
Grande Guerra, il contributo ebraico

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La mostra “1915|1918 Ebrei per l’Italia” approda a Torino. Si tratta di un’esposizione fotografica della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, tesa a raccontare il contributo degli ebrei italiani nella Grande Guerra. Uun contributo che venne facilmente dimenticato alla vigilia della promulgazione delle Leggi Razziste. L’iniziativa infatti si colloca all’interno dell’ampio calendario di eventi tesi a celebrare due anniversari che ricorrono nel 2018: i cento anni dalla fine della prima guerra mondiale e gli ottant’anni dalle infamanti leggi del ’38.
Si tratta di una mostra itinerante, che si sposta di città in città e ad ogni tappa, come stabilito dagli ideatori, Paola Mortara e Annalisa Bemporad, assieme ai curatori Gadi Luzzatto Voghera e Daniela Scala, viene aggiunto un pannello che ripercorre le vicende di alcuni ebrei di una specifica località arruolati nell’esercito italiano. Oggi, dopo il successo riscosso a Ferrara e a Trento, è la volta del capoluogo piemontese: ad ospitare il percorso espositivo fino al 4 maggio sono le sale dell’Archivio di Stato, nel cuore di Piazza Castello. L’organizzazione della tappa torinese è a cura della Comunità ebraica di Torino in collaborazione con l’Archivio di Stato e l’Istituto Salvemini. L’allestimento e la realizzazione della sezione piemontese sono stati curati dall’architetto Baruch Lampronti e dal professor David Sorani: sono state quindi ripercorse le vicende di cinque ebrei piemontesi, grazie anche al contributo dei loro familiari, in particolare di Gabriele Fubini, Cesare Jarach, Cesare Amedeo Sacerdote, Adolfo Samuele Fubini e Italo Momigliano.
La mostra rappresenta un’occasione importante per riflettere sul concetto di cittadinanza, sull’allora neo-nato rapporto tra lo Stato Italiano ed i suoi cittadini. “Per gli Ebrei italiani la Prima Guerra Mondiale fu in un certo senso l’ultima di quelle risorgimentali”, queste le parole di Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica, “alla quale quindi vollero partecipare per riaffermare il loro status di cittadini conquistato a partire dall’emancipazione concessa da Re Carlo Alberto nel 1848”. “Purtroppo solo vent’anni dopo la conclusione del conflitto, in cui versarono un tributo di sangue molto elevato, gli ebrei italiani vennero vergognosamente ripagati con le infami leggi razziste del 1938, che avrebbero aperto la strada verso la deportazione nei lager nazisti e la tragedia della Shoah”, continua Disegni, e conclude: “La mostra che oggi inauguriamo ci invita quindi a riflettere su questo percorso degli Ebrei italiani lungo l’arco del Novecento e sulla lotta per la riaffermazione della libertà e dell’uguaglianza, valori che non dobbiamo peraltro ritenere acquisiti una volta per sempre, ma che devono essere difesi e riaffermati giorno dopo giorno”.
A tracciare il ritratto degli ebrei italiani e la loro integrazione nella società nel periodo della Grande Guerra è Marco Brunazzi, in rappresentanza dell’Istituto Salvemini, un’integrazione che si riflette anche sulla trasversalità di pensiero e appartenenza politica: “Gli ebrei erano schierati in tutte le posizioni, da quelle più marcatamente interventiste, a quelle fortemente pacifiste, rappresentate queste ultime dalla figura di spicco di Claudio Treves”.
“Il grado di integrazione”, prosegue, “era compiuto anche da questo punto di vista, dove la varietà di posizioni contraddistingueva la società italiana in quanto democratica e non ancora uniformata con la forza, come avvenne poi con l’avvento del fascismo”.
Accanto a Brunazzi e Disegni, i curatori della mostra, Gadi Luzzatto Voghera e Daniela Scala, la Direttrice dell’Archivio di Stato di Torino, Elisabetta Reale e l’assessore comunale alle Pari opportunità, Marco Giusta.

Clicca qua per il link all’articolo de La Stampa.

Alice Fubini

(10 aprile 2018)