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affezioni…

La Torà parla di affezioni cutanee che sono espressione di difetti dell’anima, e perciò oggi, che siamo meno spirituali di una volta, non si manifestano, perché il nostro fisico è meno sensibile alle affezioni dell’anima di quanto non fosse una volta.
È noto il midràsh secondo cui nel Sefer Torà di Rabbì Meìr, a proposito delle tuniche di pelle fatte da D.o per Adamo e Eva, anziché “’or” (pelle) scritto con la ‘àyin, c’era scritto “or” con la àlef (luce). Come poteva Rabbì Meìr permettersi di modificare così il testo della Torà?
I Chakhamìm dicono che Rabbì Meir “mangiava l’interno e gettava la buccia”, come a dire che era capace di vedere il bene interiore di ogni cosa, senza curarsi dell’aspetto negativo che poteva mostrare. Era dunque capace di superare la “pelle” che ricopriva la vera interiorità, a “luce” interna di ogni cosa e di ogni persona.
Le affezioni cutanee erano esattamente l’opposto: erano ciò che rendeva impossibile vedere “attraverso” la pelle.

Elia Richetti, rabbino

(19 aprile 2018)