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Due momenti vicini

valentina di palmaUn pomeriggio lungo ed intenso, quello di ieri, protrattosi fino a tarda sera, iniziando con le lezioni del Talmud Torà, da cui i bambini sono usciti sventolando trionfanti le loro bandierine di cartone e cartapesta appena confezionate per il settantesimo compleanno di Israele – la sera in macchina tornando a casa è seguito un discorso un po’ confuso, complice forse la stanchezza, su un certo giornalista che in seguito all’attacco anti ebraico contro un soldato francese aveva predetto che Israele sarebbe nato, un signore che tutti credevano pazzo perché voleva parlare solo in ebraico e pensa inventava pure le parole come bikbuk che infatti ha un bel suono, e un terzo eroe anche lui Ben qualcosa (brava hai indovinato anche il suo nome, ma ci hai sentiti a lezione?!?) che ha fatto nascere Israele.
Poi le prove del coro dei ragazzi, quindi la commemorazione di Yom HaZikaron presso la lapide (in cui sono ricordati, tra gli altri, il professor Enzo Bonaventura z.l. e la Rabbanit già sopravvissuta ad Auschwitz Anna Di Gioacchino z.l., caduti in un attentato arabo a pochi giorni dal l’indipendenza del Paese) e davanti ad un video in onore dei soldati caduti per Israele.
Infine Arvit di Yom HaAtzmaut (con i bambini che accompagnati dall’organo hanno intonato Shir HaMaalot) ed i festeggiamenti per il compleanno di Israele nel giardino del Tempio di Firenze con cena e musica.
E come spesso accade mi trovo davanti a domande, osservazioni e richieste di spiegazione che necessiterebbero più tempo: come possiamo piangere vedendo i soldati in lacrime e subito dopo passare ai festeggiamenti? Perché questi due momenti sono vicini e legati? C’è un momento per essere tristi ma poi si riprende a sorridere? E come non dimenticare quello che c’è stato appena prima?
Questo, ha risposto sinteticamente il Rav, è l’ebraismo.

Sara Valentina Di Palma

(19 aprile 2018)