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Riscrivere la Storia della musica

lotoroNel 1997 Anita Lasker–Wallfisch, già violoncellista dell’orchestra femminile di Auschwitz II Birkenau, pubblicò Ihr sollt die Wahrheit erben. Breslau, Auschwitz, Bergen–Belsen (Weidle Verlag); nel medesimo anno Frédéric de Foucaud pubblicò il CD Quo Vadis? interamente dedicato alle opere composte da suo padre Max de Foucaud durante la prigionia militare presso lo Stalag IA Stablack.
Nel 1998 Elizabeth Ann Lilly Dale Barrett e Victoria Lilly MacMillan donarono allo United States Combined Arms Center di Fort Leavenworth (Kansas, USA) diari, memorabilia, poesie e canti Edmund Jones Lilly Jrscritti in prigionia dal loro padre colonnello Edmund J. Lilly Jr. (nella foto), catturato dai giapponesi nelle Filippine, sopravvissuto alla marcia di Bataan e trasferito nei Campi di Karenko, Taiwan e Mukden.
Nel 1999 il francese Claude Torres lanciò il suo sito web Mes musiques régénérées, tra le più aggiornate piattaforme informatiche sulla produzione discografica ed editoriale concentrazionaria nonché sulla produzione musicale dello Jüdische Kulturbund, della Resistenza e clandestinità francese, dei Ghetti in Europa e in Estremo Oriente.
Nel 2000 Guido Fackler, docente di Museologia presso lo Institut für deutsche Philologie dell’Università di Würzburg, pubblicò Des Lagers Stimme (Edition Temmen) che tuttora costituisce il più importante contributo alla analisi storica della fenomenologia musicale concentrazionaria dal 1933 al 1936; Fackler va altresì citato per i suoi studi sulla produzione jazzistica nei Lager.
La ricercatrice e scrittrice azera naturalizzata israeliana Elena Makarova ha fornito un notevole contributo alla conoscenza dell’attività intellettuale e artistica nei Campi; tra le sue pubblicazioni Friedl Dicker–Brandeis, Vienna 1898 – Auschwitz 1944, Boarding pass to Paradise. Artists Peretz Béda Mayer and Fritz Haendel (Verba Publishers) e Franz Peter Kien (Petr Oswald Publishers).
Nel 2000 l’emittente britannica Channel4 trasmise il documentario in 3 puntate Escape from Colditz nel quale il Lieutenant–Colonel Jimmy Yule suonò al pianoforte stralci dell’accompagnamento musicale alla sua piece NonsenseBallet prodotta nel 1941 presso l’Oflag IVC Colditz.
Nel 2001 Rudolf M. Wlaschek pubblicò il volume Kunst und Kultur in Theresienstadt. Eine Dokumentation in Bildern (Bleicher Verlag) contenente 60 documenti provenienti dalla Karl Hermann Collection del Terezín Memorial; l’anno successivo il Jewish Music Institute presso il SOAS della University of London concluse un importante progetto di ricerca sugli Émigré Composers ossia musicisti ebrei muniti di passaporto tedesco o austriaco espatriati dal loro Paese all’indomani delle Leggi di Norimberga e riparati in Gran Bretagna ma internati dalle autorità britanniche allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale poiché formalmente appartenenti a Stato belligerante.
Nel 2003 il musicologo statunitense Bret Werb e la ricercatrice musicale statunitense Barbara Milewski, entrambi dello United States Holocaust Memorial Museum di Washington D.C., pubblicarono From Madagascar to Sachsenhausen. Singing about “Race” in a Nazi Camp (Littman Library of Jewish Civilization, Oxford); Bret Werb ha condotto studi approfonditi sul materiale musicale di Aleksander Tytus Kulisiewicz che attualmente costituisce la Kulisiewicz Collection presso lo USHMM e ha altresì curato i CD Rise up and fight! Songs of Jewish Partisans, Hidden History. Songs of the Kovno Ghetto e Ballads and Broadsides. Aleksander Kulisiewicz.
La storiografia musicale concentrazionaria è sconfinata e l’excursus storiografico intrapreso da alcune settimane su Moked non può che darne una immagine generale; ma siamo di fronte a un fenomeno di portata storica e artistica di ineguagliabile valore.
La Storia della Musica del sec. XX va riscritta. Integralmente.

Francesco Lotoro