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Storia…

“Sciara, per qualcuno che non lo sa, è un piccolo paese in provincia di Palermo, dove ancora oggi regna e comanda la mafia. Quindi, Turiddu aveva i jurna cuntati / ma ‘ncuntrava la morti e ci ridia / Ca videva li frati cunnannati / sutta li pedi di la tirannia”.( ‘Cicciu’ Busacca e Ignazio Buttitta, ‘Lamentu ppi la morti di Turiddu Carnivali’, 1955.)
Negli anni che vanno dal 1945 al 1948 in Sicilia iniziano le lotte per la terra da parte di un mondo affamato, di un popolo sfruttato, di gente usata come bestie da lavoro senza diritti e con prospettive di vita drammatiche ed apparentemente immutabili.
A queste lotte corrisponderanno morti, costanti ed inevitabili assassini: saranno assassinati i sindacalisti, nomi sconosciuti, nomi dimenticati o peggio ancora sfruttati da una narrativa storiografica particolare.
Nomi come quello di Salvatore Carnevale, ai quali sono dedicati i versi che ho riportato e nomi come quello di Giuseppe Punturello di Ventimiglia di Sicilia, un piccolo comune nel Palermitano, sindacalista ammazzato anche lui il 4 dicembre del 1945. Un nome, una lapide tra tante, tra i tanti nomi e tra le tante lapidi, da Placido Rizzotto ad Epifanio Li Pima, che hanno gridato diritti contro lo sfruttamento e le antiche e nuove schiavitù dei lavoratori agricoli.
Giuseppe Punturello aveva 53 anni quando fu ucciso e lasciava 5 figli, di cui il più piccolo aveva 10 anni.
Giuseppe era un autista della ditta I.N.T. e fu ucciso proprio mentre guidava un autobus sulla tratta da Ventimiglia a Palermo. Seguirono depistaggi, silenzi, omertà e nessuno, né a livello governativo, né a livello regionale, parlò mai dell’impegno di Giuseppe come dirigente della Camera del Lavoro, motivo del suo assassinio. Solo “La Voce della Sicilia” scrisse, il 5 dicembre del 1945: “Ieri mattina è stato assassinato a Ventimiglia, in provincia di Palermo, il compagno Giuseppe Punturello, segretario della locale sezione comunista. Già varie volte la sezione aveva ricevuto minacce dalla maffia del luogo, al soldo del separatismo agrario, di cui anche il sindaco è un esponente. C’è di più: il maresciallo dei carabinieri aveva intimato ai nostri compagni la chiusura della sezione minacciando inoltre il confino ai compagni più in vista. Purtroppo non è la prima volta che i nostri compagni rimangono vittime della reazione agraria.” Ma non ci furono indagini nonostante gli operai della Federazione Regionale Lavoratori Autotrasporti dell’I.N.T., compagni di Giuseppe Punturello si fossero dichiarati pronti a collaborare con la giustizia.
Ed oggi, di fronte al colore nuovo dei nuovi ed antichi schiavi della terra del Sud, abbiamo lo stesso silenzio sociale ed abbiamo gli stessi meccanismi mafiosi di assassinio.
Probabilmente anche Sacko Soumayla, schiavo di 29 anni dei campi di Rosarno in Calabria, sapeva di avere i jurna cuntati perché si era messo in mente di reclamare qualche diritto, oltre i due euro della giornata di lavoro sotto il sole cocente, ma non aveva scelta ed era lì con Madiheri Drame, 30 anni, e Madoufoune Fofana, 27 anni, altri due schiavi della baraccopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria). Eri lì Sacko a cercare lamiere in una ex fabbrica abbandonata nella zona di San Calogero per costruire nuove baracche. E dall’alto di una collina hanno sparato. Ed abbiamo nuovi nomi da ricordare, almeno per qualche anno, ma non nuove lapidi, perché il nuovo colore degli attivisti per i diritti umani non prevede neanche la solidarietà dei compagni di lavoro come fu per Giuseppe Punturello, però in compenso abbiamo la stessa omertà sociale e la stessa indifferenza. E se pensiamo , in maniera folle, che la cosa non riguardi un rabbino (che si chiama Punturello) ed un giornale ebraico ricordiamoci di Carlo Cammeo, antifascista che la mattina del 13 aprile del 1921 fu ucciso nel cortile della scuola dove insegnava e davanti ai bambini, con la complicità e la connivenza di Mary Rosselli-Nissim (ebrea nazionalista di illustre famiglia pisana) e Giulia Lupetti. La Storia siamo anche noi, anche lì dove sembra che non ci sia la nostra Storia.

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino