…centenario

Le parole con cui a Trieste, nel centesimo anniversario dalla fine della Grande guerra, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato i circa 400 caduti ebrei italiani durante il conflitto, sono giunte contemporaneamente alla chiusura della mostra “1915-1918 Ebrei per l’Italia” a cura del Centro di documentazione ebraica contemporanea (CDEC) di Milano. Curiosando per l’occasione tra gli scaffali della libreria di famiglia, ho scovato un volume che non avevo mai notato prima. Si intitola “Gli israeliti italiani nella guerra 1915-1918” ed è stato pubblicato da F. Servi a Torino nel 1921. La copertina è sobria, come nella maggior parte delle pubblicazioni dell’epoca. La maggior parte del libro è dedicata ai caduti ebrei italiani al fronte, descritti uno per uno con minuzia di dettagli. Seguono appendici con gli elenchi dei decorati e un ricco inserto fotografico. Ecco così emergere dalle pagine, che sfoglio a caso, nomi e storie come quelle di Piero Cassuto e Aldo Segre, Cesare Rimini e Ferruccio Vivante, Guglielmo Lenghi e Vittorio Calderoni. Quest’ultimo, lo stesso giovane citato da Mattarella durante il discorso a Trieste. I toni aulici e encomiastici che percorrono ogni riga fanno forse sorridere, ma sono indubbiamente significativi di un atteggiamento di calore, entusiasmo e partecipazione anche nel dolore verso quelli che vengono definiti “i destini della Patria diletta”. La presenza del libro stesso, d’altronde, non fa che confermarlo.

Giorgio Berruto

(8 novembre 2018)