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Oltremare – Feste

fubiniBloccati nel traffico di Tel Aviv della prima sera di Channukkah con la radio che non sa decidersi se essere strettamente israeliana e quindi suonare canzoncine per i bambini “ner li, ner li”, oppure abbandonare ogni pudore e accogliere canzoni natalizie ma almeno per adulti, ovviamente in inglese, e quindi sciorina melodie mizrachi sdolcinate e musicalmente irrilevanti. A guardare da qui, ad altezza strada, i negozi illuminati e pieni di movimento, la gente con sacchetti e pacchetti regalo, la fretta negli occhi e nei movimenti, questa è una sera di pre-festivo come ce ne sono in tutto il mondo. Le macchine si muovono come bradipi, archiviati ormai anche gli scatti per guadagnare quel semaforo verde là davanti che sembra un miraggio, e finiscono per raggiungerlo con la pura forza d’inerzia. Le luci della strada accecano, raddoppiate dai riflettori buoni per uno stadio che incorniciano in verticale ogni grattacielo in costruzione e in orizzontale tutto il serpentone della futura metropolitana telavivese. Una cosa che non manca qui in città è di sicuro la luce, e mi domando quanta ne possiamo aggiungere noi, con le nostre accensioni di candeline colorate in crescendo in ogni casa per otto giorni. Ma forse è proprio accendendo la nostra Chanukkiah dentro le case che ci allontaniamo per necessità da tutto quel fragore di luce che c’è all’esterno: sono quei minuti passati a lasciar consumare le candele che valgono come scudo contro contro la luce eccessiva e artificiale che fuori la fa da padrone.

Daniela Fubini

(3 dicembre 2018)