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Chanukkah…

L‘accensione dei lumi di Chanukkah ci ricorda, insieme al miracolo della riaccensione della Menorah nel Santuario di Gerusalemme, anche lo straordinario esito finale dello scontro, che si era svolto non solo verso l’esterno – con le truppe del re siriano Antioco – ma anche all’interno stesso del popolo ebraico, tra i fedeli della Torah, guidati dai Maccabei e gli ebrei ellenizzanti, quelli cioè che vedevano come logiche e opportune le manifestazioni di assimilazione verso i valori e le forme di vita espressi dalla dominante civiltà ellenistica; una lotta impari che vide infine consegnati , con l’aiuto del Signore, “i forti nelle mani dei deboli, coloro che erano numerosi nelle mani di pochi”, secondo le parole che ritroviamo nel brano di ringraziamento “Al ha nissim” – Per i miracoli”, che si aggiunge nelle preghiere per tutti gli otto giorni della festa. In questa vittoria di una esigua minoranza possiamo leggere in una certa misura il senso stesso dell’esistenza ebraica, che si basa anche sulla capacità di assumere e mantenere il difficile ma indispensabile ruolo di minoranza, di esprimere la diversità che incide sulle scelte di vita quotidiane, sui rapporti sociali, una diversità che, anche quando non è oggetto di vera e propria discriminazione, rimane spesso incompresa, talvolta oggetto di ironia. Una diversità il cui valore per l’intera società si comprende solo nel corso del tempo. Nella realtà del presente significa, ad esempio, consumare un pasto casher mentre si conversa con il compagno di studi o con il cliente d’affari non ebrei, disposti se occorre a spiegare o a rintuzzare le battute del caso; significa riuscire a programmare appuntamenti e impegni di lavoro spiegando che dal venerdì pomeriggio, alla tal ora, fino al sabato sera, non risponderai più al cellulare, significa spiegare che il tuo capodanno è qualcosa di completamente diverso dal primo di gennaio; significa imbastire un discorso delicato per spiegare come l’ordine di vita che ci insegna la Torah entri anche negli aspetti più intimi dell’uomo e della donna. La nostra diversità significa anche aver presente che aiutare i poveri e rispettare lo straniero non è buonismo ma un precetto da osservare ogni volta che ce ne sia la necessità, così come ricordare che si ferisce e si annienta non solo con le armi ma anche con le parole , non meno che tenere bene a mente che l’onestà, nel commercio, nel lavoro, nella vita civile non è una scelta facoltativa, è un impegno quotidiano verso gli uomini ed egualmente verso il Signore.
Dalla storia di Chanukkah – da tutta la nostra storia, dal passato fino al presente – c’è un insegnamento – non solo per noi – che, a volte, è meglio essere dalla parte della minoranza.

Giuseppe Momigliano, rabbino

(5 dicembre 2018)