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JCiak – Israele, si ferma la corsa all’Oscar

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Si ferma la corsa all’Oscar di The cakemaker. Il film di Ofir Raul Graizer, candidato da Israele come miglior film straniero, non è entrato nella short list dei titoli non in lingua inglese annunciata dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Il film, che racconta un amore al limite dell’impossibile fra Berlino e Gerusalemme, aveva trionfato ai premi Ophir (l’Oscar israeliano) meritandosi la nomination. Resta invece in competizione come miglior lavoro straniero Opera senza autore di Florian Henckel Von Donnersmarck (Germania), grande affresco storico che fa i conti con gli anni del nazismo (nell’immagine, un fotogramma del film).
Nominato all’Oscar dieci volte, la prima per Sallah nel 1964, Israele non ha mai spuntato la statuetta. L’esclusione di The cakemaker dall’Oscar suonava però annunciata, più di quella che un anno fa era toccata a Foxtrot di Shmuel Maoz. Il film di Graizer, che racconta il complicato triangolo d’amore fra l’uomo d’affari israeliano Oren (Roy Miller), il pasticciere Thomas (Tim Kalkhof) e la moglie di Oren, ha un’originalità e una freschezza che l’hanno reso una delle produzioni indie di maggior successo nel circuito dei festival ma stonano con il gusto più mainstream degli Oscar.
E a proposito di gusti, vale la pena notare che l’interesse dei filmaker per la Shoah non è mai stato così alto. Otto paesi – fra cui Austria, Francia, Olanda, Polonia, Romania, Russia, Slovacchia e Svizzera – hanno candidato film che trattano, più o meno direttamente, della sorte degli ebrei d’Europa.
Fra i più interessanti, il russo Sobibor, che racconta la rivolta nel campo, e il rumeno I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarian sul massacro degli ebrei di Odessa.
In corsa rimangono invece Cold war di Pawel Pawlikowski (Polonia), Oscar nel 2013 per Ida, storia di una donna che al momento di prendere i voti scopre di essere ebrea, e Opera senza autore di Florian Henckel Von Donnersmarck, Oscar nel 2006 per Le vite degli altri, ispirato alla storia dell’artista Gerhard Richter e all’orrore del programma nazista per l’eutanasia dei disabili e dei malati di mente.

Daniela Gross