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…Koulibaly

Se penso a un uomo del momento cui stringere la mano riesco a pensare solo a Kalidou Koulibaly, il calciatore del Napoli, di origine senegalese, insultato e boicottato durante la partita con l’Inter. È il caso in cui uno stadio di calcio rispecchia gli umori e i comportamenti di un intero paese, perché nel calcio, sport principe per i tifosi italiani, si dovrebbero esprimere i migliori ideali del rispetto per l’altro. E invece vi si esprimono i sentimenti peggiori, più volgari e più biechi, per il solo gusto di una competizione che trasforma un popolo in abitanti della giungla.
A Koulibaly, offeso e denigrato per la sua diversità, per il colore della sua pelle, va tutta la mia personale solidarietà di ebreo e di uomo. All’indifferenza dell’arbitro che non ha saputo fermare una partita già squalificata di per sé va tutta la mia indignazione e il mio disprezzo. Evidentemente non ha mai avuto un figlio diverso – nero, ebreo, down, gay, disabile, e via dicendo – da tutelare con l’amore di un padre.
E mi chiedo dove fosse la maggioranza silenziosa dei tifosi napoletani e interisti, tutta gente per bene, che non si è sentita di dover coprire con applausi scroscianti gli insulti razzisti della minoranza becera e spregevole che ululava odio. E dove si fosse nascosta la coscienza degli stessi giocatori, compagni di squadra e avversari insieme, che non hanno sentito di dover lasciare il campo, come un solo corpo, per esprimere la propria solidarietà all’amico offeso. E dove fosse la coscienza dell’arbitro, che evidentemente non ha figli e che non si è mai posto il problema di che cosa significhi educare e che cosa significhi difendere il diritto alla dignità. E dove sia, ora, la coscienza della Federazione calcio e dell’Associazione degli arbitri, che non pensino di degradare quell’arbitro a misero raccattapalle, costringendolo a ritornare da dove è venuto.
La reazione: è mancata la reazione. E questo per uno stadio, per un paese, è preoccupante. Ci stiamo abituando a veder cadere il nostro prossimo senza una minima reazione, senza un minimo senso di vergogna, senza un minimo gesto che gli indichi, sul momento, la nostra vicinanza, la nostra solidarietà.
Koulibaly viene lasciato solo con sé stesso e con la sua umiliazione, e con l’assurda e vergognosa espulsione da parte di un arbitro che sa mostrare solo incompetenza, ignavia e vergognosa indifferenza. La dignità dell’uomo calpestata sul nobile campo dello sport.
Non sappiamo reagire di fronte al sopruso. Salvo, poi, scriverne lo scandalo in poche righe di nessun conto. Povero paese.

Dario Calimani, Università di Venezia

(1 gennaio 2019)