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Un continuo massacro

emanueleNon possiamo tacere, è stato giustamente detto tempo addietro, e sono anche le parole che, negli Atti, proferirono Pietro e Giovanni. Una casualità significativa, prodotto di un animo giustamente irenista. Se la coscienza è turbata, se vi è un conflitto fra la coscienza e la propria comodità, diventa doveroso scegliere la coscienza.
Ciò posto, sarebbe bello assai che i continui attentati subiti dagli ebrei in Israele e nel resto del mondo, fossero sempre seguiti da un’analoga reazione: non possiamo tacere.
Da ultimo, è stata coniata un’espressione anfibologica (“ebrei di Netanyahu”) la cui corrispondenza dev’essere ancora reperita: riguarda i suoi elettori? le loro famiglie? È una nuova categoria, composta da elementi che la scienza deve ancora classificare?
Perché quando si tratta di sterminare, contrariamente a quanto si legge su di una prestigiosissima testata, sorretta da intellettuali che il mondo ci invidia, lo sterminatore non fa poi tutte quelle distinzioni, e mi pare che lo si sia visto a Strasburgo, ma anche in altre sedi.
Ogni pochi giorni qualche ebreo in Israele viene ucciso; se è in Cisgiordania perché è in Cisgiordania, se è altrove, perché si trova altrove. Si uccidono coi coltelli, con le armi da fuoco, con le automobili, coi caterpillar: l’immaginazione non fa certo difetto.
In quei casi, vi è un grande silenzio, un silenzio che, paradossalmente, si ode meglio quando l’assassinio avviene nella West Bank, quasi che fosse un sito off shore dove la vita è meno sacra. Si dice che gli attentatori, se non erro, compiano errori, non crimini ma errori; si dice, anche, che siano guerriglieri, una categoria ben più nobile del terrorista. Quanto all’errore, forse qualcuno prende troppo alla lettera le parole attribuite a Talleyrand (“è peggio di un crimine, è un errore”), quanto alla guerriglia, consiglierei l’acquisto di qualche volume di Ernesto Che Guevara.
Ora, il fatto che da migliaia di anni gli ebrei siano massacrati, non significa che ci abbiano preso gusto. Potrebbe essere il caso di considerare che l’umanità è una sola e che gli ebrei ne fanno parte a pieno titolo. Almeno così andrebbeinteso l’inizio di una poesia di Gheula Canarutto Nemni:” Ciao mamma, addio papà, vi ho visto per pochi istanti e vi devo già salutare.Vi voglio bene mamma e papà, purtroppo però me ne devo già andare. Mi ero illuso di potere arrivare al mondo tra due mesi, di potermi nutrire del latte materno tra un pianto e l’altro, di aprire gli occhi lentamente e scoprire il mistero di ciò che mi sta intorno. Ma questo momento non è mai arrivato. Da dentro al grembo ho sentito sparare, urla di spavento e terrore mi sono giunte attraverso il liquido amniotico in cui ero immerso, luci, sirene, rumori di soccorsi. E il battito del mio cuore, che fino a pochi secondi prima possedeva un ritmo cadenzato perfetto, si è rallentato. Non so spiegarmi il motivo per il quale tutto ciò è accaduto. Perché un uomo che non mi ha mai visto, abbia voluto sparare a mia madre e a me, nel suo grembo. Dicono che stavamo aspettando l’autobus in un pezzo di terra contesa, raccontano che è questa terra il motivo alla base di questo furore omicida”.

Emanuele Calò, giurista

(1 gennaio 2019)