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Pagine Ebraiche – Comics&Jews
Il tratto dell’identità ebraica

Schermata 2019-02-06 alle 13.43.24Saga che sta facendo la storia del fumetto, Il gatto del rabbino di Joann Sfar osa ora il colpo d’artiglio più forte e affronta il tema più controverso e ossessivo fra i diversi nodi dell’identità ebraica contemporanea. E di identità parla anche Michel Kichka, che racconta cosa ha significato per lui lasciare il Belgio per diventare israeliano. Questo e molto altro nel nuovo appuntamento con il dossier Comics&Jews, curato da Ada Treves e pubblicato sul numero di febbraio del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche in distribuzione. 

È in un dialogo illuminante il senso profondo dell’ultimo lavoro di Michel Kichka, belga naturalizzato israeliano che da tempo vizia i lettori con l’ironia intelligente e graffiante delle sue vignette: dopo aver fatto l’aliyah, la salita in Israele, deve arrendersi all’evidenza: non è più solo ebreo, com’era in Belgio, ora è più complicato, ed è ashkenazita, grazie ai nonni, che “prima” erano in Polonia. In Falafel sauce piquante racconta il suo rapporto, complesso e fortissimo col paese dove ha deciso di vivere, dove ha studiato e messo su famiglia, e fatto carriera. Già in La seconda generazione, pubblicato in italiano da Lizard, Kichka molto aveva raccontato di se stesso, e soprattutto della sua storia familiare, ma è in questa seconda prova che si vede con quanta forza la sua identità si sia andata costruendo e fortificando durante i suoi anni israeliani. E di identità parla, come sempre, anche Joann Sfar, nell’ottavo volume della sua serie più famosa, quella dedicata al gatto del rabbino. In Petit panier aux amandes l’autore francese ha scelto di confrontarsi con qualcosa capace di rompere subito gli schemi e di disturbare le coscienze: la protagonista, una ragazza di grande fascino, come spesso accade nelle sue storie, non è solo un caso difficile: è anche una donna che vuole affrontare un processo di conversione. E la conversione all’ebraismo, il Ghiur, è questione molto delicata. Non esattamente un argomento che ci si aspetterebbe di veder trattato in un fumetto destinato, per di più, a quel larghissimo pubblico internazionale che Sfar si è conquistato. Da maestro quale è conduce la vicenda mettendo in gioco l’incontro-scontro con l’ebraismo, la fedeltà ai principi, l’amore e il desiderio maschile. Sempre accompagnato dal gatto, in perenne ascolto. Ineludibile, anche se di segno molto diverso, l’enorme lavoro che Jason Lutes ha dedicato a Berlino, città narrata nella sua complessità e nel decadimento che la attraversa negli anni della Repubblica di Weimar sino all’attestarsi del nazionalsocialismo. Un lavoro straordinario, cui l’autore americano ha dedicato più di vent’anni e che si è concluso con la pubblicazione del terzo e ultimo volume della trilogia, lo scorso settembre. Il progressivo decadimento della città che da sola rappresenta tutta la cultura europea fino al prevalere delle ombre che ne occupano man mano tutti gli angoli, fino a invadere ogni aspetto della vita. E della Germania parla anche Heimat, di Nora Krug, lo zibaldone dedicato a quel territorio difficilmente definibile in cui ci si sente a casa, al luogo in cui si parla la lingua degli affetti. Nel libro fotografie, lettere, disegni e immagini storiche compongono una sorta di album di famiglia, una ricerca del significato stesso dell’appartenenza e dell’identità. La lotta di una giovane tedesca con il peso della storia assume una forma nuova, all’incrocio tra diario, racconto e ricerca, anche estetica. Alle idee, alle ricerche e alle scoperte di tre personaggi mitici del Novecento sono dedicati i tre volumi che la psicanalista svizzera Corinne Maier, insieme a Anne Simon ha deciso valesse ancora la pena di regalare al pubblico. Le tre storie, Marx, Einstein e Freud diventano la chiave di lettura che aiuta a comprendere, in una visione d’insieme senza pari, da dove vengono idee e ideali, processi di trasformazione, ricerca e cultura capaci di cambiare il mondo e la società. Un cambiamento enorme anche quello portato avanti da un altro personaggio dalla forza ineguagliata: Herzl, di Camille de Toledo e Alexander Pavlenko racconta di un sionismo ancora fresco e vivo nelle sue origini tumultuose e impetuose. Un romanzo di grande potenza narrativa, sostenuto dai disegni di Alexander Pavlenko, un artista russo che utilizza la lezione del teatro delle ombre di Chagall. E parlando di fumetti non poteva mancare un’altra icona ebraica, Superman, colui che doveva essere un moderno Mosè: portatore di speranza, protettore dei più vulnerabili, pronto a perseguire la giustizia dedicandosi ad aiutare gli altri. Un personaggio raccontato attraverso la difficile e controversa storia di uno dei suoi creatori, Joe Shuster. La ricerca del significato profondo della propria identità resta quindi il tema ineludibile con cui si confrontano in questa stagione tanti autori di graphic novel, un modo per fare i conti con se stessi, almeno sulla pagina disegnata.

Ada Treves, Pagine Ebraiche Febbraio 2019