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JCiak – Undici israeliani a Berlino

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Quella fra Israele e la Berlinale è una lunga storia d’amore e quest’anno non fa eccezione. La lineup del festival, che si chiude domenica, schiera ben undici film israeliani. In concorso, Synonimes di Nadav Lapid (The Kindergarten Teacher), storia di un israeliano che va in Francia per scrollarsi di dosso la sua identità, e The Operative di Yuval Adler (Bethlehem) che vede Diane Kruger nel ruolo di recluta del Mossad impegnata sotto copertura a Teheran. Alla sezione Panorama partecipano invece The Day After I’m Gone di Nimrod Eldar, dedicato all’intricata relazione fra un padre e una figlia, Chained di Yaron Shani, seconda parte della sua trilogia sull’amore, e Skin di Guy Nattiv, con Jamie Bell e Vera Farmiga, che racconta la drammatica vicenda di uno skinhead pentito. Il film è stato tratto dall’omonimo corto appena stato nominato all’Oscar come best live-action short.
La partecipazione a Berlino è sempre stata di buon auspicio per i registi israeliani. Il festival ha lanciato la carriera di registi oggi affermati come Joseph Cedar, che ha vinto il Leone d’argento nel 2007 per Beaufort, o Eytan Fox che qui ha presentato tutti i suoi film – da Song of a Siren a Camminando sull’acqua. E lascia ben sperare per Guy Nattiv, presenza ormai familiare per il pubblico del festival, oggi in odore di Oscar.
I legami Israele e la Berlinale vanno però più indietro nel tempo. L’attuale direttore del festival Dieter Kosslick era stato ospite d’onore al Jerusalem Film Festival nel 2008. A invitarlo, l’amica e collega Lia Van Leer, fondatrice della Cinématheque di Haifa e Gerusalemme, del Jerusalem Film Festival e dell’Israel Film Archive, instancabile pioniera del cinema israeliano.
E proprio Van Leer era stata fra i produttori del documentario Description of a Struggle di Chris Marker, primo film israeliano a vincere l’Orso d’argento a Berlino nel 1961.
Come ogni festival che si rispetti, la Berlinale non si esaurisce però nei concorsi. Fra una presentazione e l’altra, gli scambi fra filmakers, produttori e scuole di cinema sono serrati e spesso forieri di novità.
Quest’anno fra i protagonisti figura la Jerusalem Sam Spiegel Film School, una delle istituzioni cinematografiche più rinomate a livello internazionale, che ha laureato registi come Nadav Lapid, Rama Burshtein (La sposa promessa, 2013) e Talya Lavie (Zero motivation, 2014). In un tributo alla scuola, i film prodotti dagli studenti come tesi di laurea saranno proiettati al festival in un evento speciale.
A chiudere il cerchio, un nutrito gruppo di promettenti filmakers israeliani partecipa alla sezione Talenti che vede come speaker Nadav Lapid.

Daniela Gross