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La tragedia dell’aereo etiope,
le storie delle 157 vittime

rassegnaIl giorno dopo la tragedia aerea in Etiopia, dove il Boeing 737 della Ethiopian Airlines si è schiantato poco dopo il decollo, i quotidiani di tutto il mondo ritraggono alcune delle 157 vittime dell’incidente. Molti dei passeggeri erano diretti a Nairobi per i lavori dell’assemblea Onu sull’ambiente ed erano volontari di ong (Corriere). Delle otto le vittime italiane scrive in prima pagina de La Stampa Gianni Riotta: “morendo in Africa, senza fanfare, senza squilli di tromba, senza enfasi, come hanno vissuto, i nostri connazionali ci offrono un’ultima, nobile, lezione. La loro Italia, – scrive Riotta – l’Italia di tanti milioni di noi, ignorati dalle luci della ribalta ma non per questo meno formidabili, è la migliore e, a tempo debito, prevarrà su gradassi, rodomonti, bugiardi. Per questo possiamo chiamare senza imbarazzo eroi i caduti del Boeing 737, dar loro l’encomio che meritavano in vita e pregare perché la memoria dei loro sentimenti resista”.

Antisemitismo di ritorno. Sulle pagine del Corriere della Sera, Sergio Harari mette in guardia sulla necessità di agire contro il ritorno dell’antisemitismo. “Gli insulti via web alla senatrice Segre non sono che l’ultimo di una serie di episodi che dalla Francia all’Argentina, dall’Austria all’Ungheria mostrano il volto dell’odio antisemita”, scrive Harari. “L’antisemitismo non è solo rappresentato dai campi di sterminio o dai negazionisti: è anche quello, solo apparentemente innocuo, che si introduce vilmente nelle nostre vite. Guardiamolo bene in faccia e non voltiamoci dall’altra parte perché è qui di fronte a noi e la responsabilità di reagire spetta a tutti, nessuno oggi può appellarsi ai ‘non avevo visto, non immaginavo’. L’indifferenza e l’ignavia pagheranno il giudizio dei giusti e della storia”.

Confini bloccati per i foreign fighters. Con il movimento terroristico di Daesh – o Isis – sempre più debole e senza uno Stato da controllare, i suoi miliziani, provenienti da decine di paesi, cercano di tornare nei paesi di origine. Per l’Italia, racconta La Stampa, sono 130 i foreign fighter che rischiano di rientrare; quelli che lo hanno fatto “sono poco più di una dozzina e il sistema giuridico italiano dispone di strumenti adeguati” per rispondere alla minaccia che rappresentano. A proposito di Daesh, Repubblica racconta dell’assalto finale contro Baghuz, ultima roccaforte dello Stato islamico in Siria, compiuto dalle forze curde sostenute dagli Stati Uniti.

Il nuovo premier palestinese. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas ha scelto come nuovo primo ministro Mohammad Shtayyeh. “Shtayyeh, un economista di formazione britannica, ha 61 anni e ha rivestito numerosi incarichi di governo negli ultimi anni in quota Fatah, l’organizzazione politica legata all’Olp. – scrive in una breve il Giornale – Ha rivestito spesso il ruolo di negoziatore di pace ed è un fervido sostenitore del dialogo con Israele per una soluzione bilaterale della questione palestinese. Dal suo ruolo di ‘colomba’ è da sempre molto critico nei confronti di Hamas”.

Milano, Memoria e antifascismo. Tra il sindaco di Milano Beppe Sala e il prefetto Renato Saccone oggi ci sarà il primo contatto per bloccare la manifestazione neofascista che CasaPound vuole organizzare in città il prossimo 23 marzo (Repubblica Milano). Intanto proprio Milano risponde con iniziative dedicate alla Memoria: al Carcano la storica Anna Foa questa sera racconta le vicende dei partigiani ebrei dell’Est e della loro guerra in armi contro Hitler (Metro Milano) mentre alla Casa della memoria l’Hashomer Hatzair, insieme alla Comunità ebraica, ha organizzato (ore 18.00) un’iniziativa per ricordare la rivolta del ghetto di Varsavia (Repubblica Milano).

Il fascismo di oggi. Prendendo come spunto i libri di Madeleine Albright (Fascismo, un avvertimento) e Jason Stanley (Noi contro loro. Come funziona il fascismo), Furio Colombo (Fatto Quotidiano) parla di un ritorno del fascismo nel nostro paese e non solo. “Paesi razzisti o inquinati di fascismo come l’Italia ce ne sono molti, pensate a Polonia e Ungheria. – afferma Colombo – Qual è la differenza? È che Orban e Kazcinsky sono orgogliosi di essere quello che sono. Noi lo neghiamo. E giuriamo, insieme a un bel po’ di antifascisti gentili, che qui il razzismo non c’è”.

Democratici divisi. Il partito democratico americano puntava ad adottare, l’8 marzo, alla Camera dei rappresentanti dove ha la maggioranza, un progetto di legge che mira a facilitare l’esercizio del diritto di voto e limitare il finanziamento occulto delle campagne elettorali, racconta in una breve il Fatto Quotidiano, spiegando che invece “ha dovuto impiegare tutta la settimana per mascherare le divisioni interne provocate da un delle sue nuove elette, Ilhan Omar, accusata di aver fatto proposte a carattere antisemita”. Dello scontro interno ai dem parla più diffusamente Repubblica.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked