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In ascolto – Viviane Fine

milanoIn occasione del mese dedicato alla storia delle donne, il Milken Archive ha scelto di presentare una serie di biografie di diverse musiciste ebree, di diverse epoche e diversi luoghi della diaspora.
Tra queste vi è la figura davvero interessante di Viviane Fine (1913 – 2000), ebrea americana che inizia a comporre a soli tredici anni, seguendo i corsi di armonia di Ruth Crawford. Le sue prime opere sono influenzate dall’atonalità europea e solo anni dopo Viviane sceglierà altre vie e armonie più tonali.
In una intervista dichiara: “Alcune delle mie prime composizioni, quando avevo circa 15 anni, erano piuttosto scriabinesche. Ho studiato con Djiane Lavoie Herz, allieva di Scriabin e questo sicuramente ha influito molto nel mio modo di ascoltare e scrivere la musica”.
Viviane ama molto la poesia e compone su testi di Shakespeare, Racine, Neruda e nel 1978 crea l’opera “Women in the Garden”, a partire dagli scritti di Emily Dickinson, Virginia Woolf, Gertrude Stein.
Viviane guarda a Israele dall’America e sviluppa il suo particolare interesse per la città di Gerusalemme soprattutto dopo la guerra dei Sei Giorni (1967). Di qui nascono i “Canticles for Jerusalem” per mezzo soprano e pianoforte (1983), una Song Cycle che intreccia versetti biblici e liriche di Yehuda Amichai e Yehuda Halevi. Ed è proprio con due celebri poemi dello studioso, poeta e filosofo dell’era d’oro dell’ebraismo spagnolo, simbolo dell’anelito a est, che si apre e si chiude la Song Cycle. In mezzo sta il poema Yerushalaim 1967 di Yehuda Amichai, suddiviso in tredici parti.
La sua carriera è stata lunga e intensa, impossibile da raccontare in poche righe. Quel che stupisce è la sua capacità di spaziare in diversi ambiti, il suo desiderio di confrontarsi con committenti e pubblici anche molto diversi. Ha composto per il teatro, per le orchestre, per le compagnie di danza che nei decenni hanno fatto la storia del balletto in America. “È stato un privilegio per me lavorare con Doris Humphrey, Hanya Holm, José Limon, ma soprattutto Martha Graham. Mi ha dato un testo e non sapevo quale movimenti avrebbe usato quindi non mi sono affatto preoccupata di questo, ma solo dell’idea drammatica e teatrale di cui aveva bisogno, degli elementi letterari”.
Viviane Fine ha vinto diversi premi importanti e il suo “Drama for Orchestra” è stato in lizza per il Pulitzer.

Maria Teresa Milano

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