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Decoro urbano

sara valentina di palmaCosì, nell’attuale rovesciamento kafkiano di situazioni e di valori, cade un’altra certezza, quella dei vandali ignoranti che non solo imbrattano ma spesso lo fanno senza cognizione di causa, come gli ignoranti razzisti (o i razzisti ignoranti) che diversi anni or sono hanno deturpato i muri della cittadina di Abu Gosh con slogan anti arabi, dimenticando tra le altre cose la locale resistenza filo ebraica durante la guerra di indipendenza di Israele, quando la cittadina araba fu non solo l’unica formalmente neutrale durante l’assedio di Gerusalemme, ma fece in realtà persino accedere alla città diversi convogli ebraici ed aiutò a fare arrivare i rifornimenti – insomma, se vuoi proprio essere razzista, almeno non prendertela con gli arabi sbagliati.

Oggi abbiamo scoperto essere ignoranti anche gli anti vandali, che presi da sacro furore della loro missione in nome del decoro urbano hanno ripulito qualcosa che un graffito qualunque non era, bensì la scritta storica ‘Vota Garibaldi Lista n. 1’ che risaliva alle elezioni del 1948.

O forse, dietro l’apparente ignoranza di chi ha agito armato di detergenti e spugna, non considerando neppure la targa adiacente la scritta che ne illustrava il significato storico e la tettoia posta a protezione, c’è in realtà una consapevole operazione di revisionismo, direi persino di negazionismo: farci dimenticare il clima in cui nacque il Fronte Democratico Popolare, che in quelle elezioni del 18 aprile vide uniti sotto l’emblema appunto di Garibaldi, e poi sconfitti, Partito Socialista e Partito Comunista insieme ad altre formazioni minori di sinistra, alleate nel vano tentativo di battere la Democrazia Cristiana. DC uscita dalle elezioni più che vittoriosa, forse con lo zampino della CIA, grazie anche ad un clima surriscaldato dalla minaccia propagandistica del golpe.
Cancellando, con un vigoroso colpo di spugna, un simbolo della nascente guerra fredda in Italia ed il ricordo di una pesante ipoteca nella storia futura del nostro Paese: “Vi ricordate quel diciotto aprile/ d’aver votato democristiani/ Senza pensare all’indomani/ a rovinare la gioventù”.

Sara Valentina Di Palma