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L’antisemitismo degli antirazzisti

baldacciHo atteso di proposito che passasse un po’ di tempo prima di esprimere la mia opinione sulla manifestazione contro il razzismo del 2 marzo scorso a Milano. Una manifestazione che mi è sembrata segnata da una profonda contraddizione: è infatti giusto e doveroso reagire e prendere posizione contro il razzismo, un razzismo diffuso, che trova molte forme per manifestarsi, nella vita quotidiana come nelle affermazioni di alcuni uomini politici. Ma quale razzismo? Esistono certamente molteplici comportamenti razzisti nei confronti degli immigrati, comportamenti favoriti da un’immigrazione che per anni non è stata controllata e indirizzata verso attività che consentissero l’integrazione, ma non per questo accettabili e giustificabili. Contro questi comportamenti è giusto, ripeto, reagire e manifestare.

Al tempo stesso non si può accettare che venga organizzata una manifestazione contro il razzismo nella quale viene ignorata la forma più radicata e persistente di razzismo, quella contro gli ebrei, che – come è sotto gli occhi di tutti – non solo non sta regredendo ma si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta Europa. L’antisemitismo si esprime oggi in molteplici forme, da quelle più tradizionali – che prendono la forma della profanazione dei cimiteri ebraici, delle scritte ingiuriose sui muri, della rappresentazione caricaturale dell’ebreo, come è avvenuto di recente nel corso di una sfilata di Carnevale presso Bruxelles – a quelle più moderne, che si esprimono nell’antisionismo, cioè nel rifiuto radicale del diritto del popolo ebraico ad avere uno Stato.

Gli organizzatori della manifestazione di Milano hanno semplicemente ignorato l’esistenza dell’antisemitismo, indirizzando gli interventi e gli slogan esclusivamente contro il razzismo nei confronti degli immigrati. È stata una scelta accettabile? Credo che si debba dire di no e per questo ho detto che quella manifestazione è stata segnata da una profonda contraddizione. Se si manifesta contro il razzismo lo si deve fare contro ogni forma di razzismo, non si può scagliarsi contro un tipo di razzismo e ignorare che ne esistono altri ugualmente diffusi.

Ma non basta sottolineare questa contraddizione. Bisogna chiedersi se si è trattato di un’omissione dovuta al prevalere di aspetti emotivi che spingono a privilegiare in questo momento la difesa degli immigrati oppure di una decisione consapevole, compiuta dagli organizzatori in base ad una scelta politica ben precisa. Molti elementi spingono a ritenere più convincente questa seconda interpretazione. Quello di Milano non è un caso isolato: è ormai un fatto considerato normale che in ogni manifestazione di protesta si sventolino bandiere palestinesi e si lancino grida e slogan ostili contro lo Stato d’Israele, anzi si lancino accuse insensate di razzismo contro lo Stato ebraico, reo di voler difendere il proprio diritto all’esistenza. Correndo lungo una china inclinata è così avvenuto che i movimenti antirazzisti abbiano finito per assumere una fisionomia antisionista, cioè per far proprio l’aspetto moderno dell’antisemitismo. È una tendenza alla quale è necessario reagire, richiamando tutti alle proprie responsabilità, mettendo in evidenza che tra l’uso della parola ebreo come insulto e lo stesso uso nei confronti di Israele non c’è soluzione di continuità, sono entrambi figli della stessa radice antisemita.

Valentino Baldacci