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Polonia ed ebraismo, radici da riscoprire

IMG-20190514-WA0008Scuole religiose, scuole sioniste, scuole di ispirazione bundista. La Polonia prima della guerra rappresentava, con i suoi tre milioni di ebrei, le diverse anime dell’ebraismo. Una complessità che per rav Giuseppe Momigliano, rabbino capo di Genova, deve essere raccontata: in quelle radici c’è molto della storia ebraica e per questo, l’idea del rav, la Polonia potrebbe diventare un laboratorio per lo studio dell’ebraismo, al di là del ricordo necessario della Shoah. L’idea è arrivata come ultima battuta di una serata dedicata proprio all’intreccio tra storia ebraica e polacca, con protagonista il rav, Ulrico Leiss de Leimburg, console onorario della Polonia, e il giornalista della redazione UCEI Daniel Reichel. Un’iniziativa ideata da Laura Quercioli, docente di Letteratura polacca all’Università di Genova, e organizzata dal Dipartimento di Lingue e Culture Moderne dell’Università in collaborazione con la Comunità ebraica locale e l’Associazione Italo-Polacca, per approfondire la centenaria storia degli ebrei di Polonia e la ricostituzione di una comunità durante e dopo il regime comunista. E proprio al periodo sovietico fa riferimento il film
Cold War di Paweł Pawlikowski (2018), presentato nelle scorse ore dal direttore della redazione UCEI Guido Vitale agli studenti dell’Università di Lingue di Genova. Nel secondo appuntamento dedicato al binomio ebrei-Polonia, Vitale ha mostrato e commentato alcuni brani del film di Pawlikowski, una profonda riflessione sulla vita dietro la cortina di ferro. Il riferimento fugace, ma significativo, ad un interprete presumibilmente ebreo, troppo scuro per appartenere all’ensemble di musica popolare che, nel corso del film, diventa simbolo della Polonia comune, è solo un elemento del senso di esilio, spostamento, sconvolgimento culturale e oppressione politica della metà del XX secolo raccontato da Pawlikowski.
Con la caduta del regime sovietico, la Comunità ebraica polacca, con numeri tragicamente piccoli a causa della Shoah, ha cominciato a riscoprire se stessa e la propria identità. E su questa riscoperta, l’idea di rav Momigliano accolta dal console Leiss, si potrebbe costruire un centro internazionale per fare in modo che il mondo ebraico e non solo recuperi parte delle sue radici, che si trovano proprio in Polonia.