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Il mercurio e il piombo

Giorgio BerrutoSullo schermo ecco uno scoglio tra le stanche onde di un mare giallo di luce. Sullo scoglio un gabbiano, abbagliato dal riverbero del sole sui flutti. Lo scoglio è come un sasso galleggiante in un mare di mercurio, l’unico metallo che si presenta di solito in forma liquida. Sul palco un vecchio – i ciuffi di pelo bianco incrostati di salsedine, il berretto da marinaio ben calcato sulla fronte – mangia e beve e racconta una storia, una storia di mare. Al teatro Astra, a Torino, sta cominciando la rappresentazione di “Mercurio”, il racconto di Primo Levi portato in scena da Richi Ferrero. Insieme a “Mercurio”, l’altro racconto trasformato in spettacolo è “Piombo”, con la regia e l’interpretazione di Nino D’Introna. Sono due brani anomali del “Sistema periodico” – il capolavoro di Levi che nel 2006 un’inchiesta del Guardian ha definito “il miglior libro di scienza di tutti i tempi” – perché testi non autobiografici che, attraverso monologhi di pura fiction, scandagliano principi, forze e tensioni antiche che, come il mercurio del vulcano di un’isola sperduta in mezzo all’Atlantico, risalgono alla superficie.
Le iniziative su Primo Levi in questi mesi a Torino, e in misura minore altrove, sono davvero numerose. Solo nella città dello scrittore e soltanto a teatro, oltre a “Mercurio” e “Piombo”, sono stati rappresentati nell’arco di due settimane la condensazione scenica di “Se questo è un uomo” e “Il sistema periodico” con Luigi Lo Cascio, entrambi diretti da Valter Malosti.
Non meno riuscito di “Mercurio”, “Piombo” è il racconto di un viaggio dal lontano nord Europa – la Germania settentrionale, la Norvegia forse – verso sud, fino a raggiungere la Sardegna. “Il mio nome è Rodmund, e vengo da lontano”, dice il protagonista, un Ulisse che nella ricerca di vene di piombo vede la propria Itaca e che forse per questo, diversamente dal modello greco caro a Levi, sa a un certo punto fermarsi e mettere radici in un luogo. Per questo l’Itaca che Rodmund “tiene sempre alla mente” non è un’accogliente isola mediterranea ricca di miniere a sud della Corsica, ma la caccia ossessiva al filone del metallo scuro, morbido e pesante: è questa Itaca quella che, con le parole di una celebre poesia di Konstantinos Kavafis, “ti ha donato un bel viaggio. Senza di lei non ti mettevi per via”. Nello spettacolo parole e musica si compenetrano e coinvolgono lo spettatore in un’esperienza unitaria ricca e affascinante. Le percussioni, i suoni metallici, le casse, la batteria e il gong calano i presenti in un contesto cupo e morbido. Come il piombo.

Giorgio Berruto