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Setirot – Orgogliosamente

jesurumTorno al tema del 25 aprile con la pacatezza che il passare dei giorni regala. Quest’anno – lo confesso – non avevo voglia di subire le demenziali parole/minacce e gli insulti gridati da quei trenta/quaranta scellerati estremisti sedicenti filo-palestinesi che in realtà sono in cuor (e mente) loro fascisti e antisemiti. Inoltre portavo alla festa della Liberazione la mia nipotina di nemmeno due anni, ed essendo di natura un po’ fumantino volevo evitare che si spaventasse assistendo alle consuete intemperanze del nonno. Così siamo andati a Monte Sole. Per chi non lo sapesse, la zona dove fu compiuta dalle SS naziste, guidate da fascisti italiani, la strage più efferata e più grande d’Europa – nei territori di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno: parecchie centinaia di morti, in massima parte donne, vecchi e bambini, interi villaggi distrutti. Zone di inizio Appennino tosco-emiliano dove il ricordo, l’affetto e la riconoscenza per i partigiani della brigata Stella rossa Lupo e per i loro caduti sono a tutt’oggi radicatissimi. Così, mentre qualche ministro parlava di fascismo e antifascismo come tifoserie da stadio e disertava ciò che è la ricorrenza base della nostra storia repubblicana, su quei prati (come, per fortuna, in buona parte d’Italia) si raccoglieva chi non vuole dimenticare né tacere di fronte ai troppi segnali di democrazie europee ogni giorno più illiberali. Quando siamo arrivati con la nostra bandiera della Brigata Ebraica qualcuno ha applaudito, i più hanno sorriso, nessuno ha emesso un fiato di disappunto. Mi piace ricordarlo. Come monito a chi, ahimè sempre più spesso, ama accostare manifestazioni di antifascismo militante con pericolosi nemici. No, signori. Si può (per me, anzi, si deve) essere orgogliosamente ebrei, orgogliosamente sionisti, orgogliosamente di sinistra e orgogliosamente antifascisti.

Stefano Jesurum, giornalista