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Israele – Il ritorno di Ehud Barak

barakNon ha ancora un nome ma già i sondaggi danno il suo partito attorno ai 6 seggi. L’ex primo ministro e ministro della Difesa Ehud Barak ha annunciato nelle scorse ore il suo ritorno in politica – già da tempo nell’aria – e subito i media israeliani hanno cominciato a fare i calcoli sui possibili equilibri all’interno della prossima Knesset. A parte i 6 seggi di Barak, secondo l’emittente Aurtz 13, il Likud del Primo ministro Benjamin Netanyahu e il partito di opposizione Kachol Lavan rimarrebbero i partiti più grandi con 32 seggi a testa, tre in meno di quelli che hanno ora. La lista unitaria araba ne avrebbe 12; 7 Yisrael Beytenu di Avigdor Liberman (due in più di quelli attuali per l’uomo che è stato determinante per il ritorno alle urne dopo la legislazione più breve della storia d’Israele); Shas e Yahadut HaTora, partiti haredi, scenderebbero entrambi da 8 seggi a 6, mentre la sinistra Meretz ne dovrebbe guadagnare due, passando da 4 a 6. Secondo il sondaggio il partito Laburista, già reduce dall’aver ottenuto il minimo storico (6 seggi) alle elezioni di aprile, perderebbe un ulteriore seggio. L’Unione dei partiti di destra, che ora ha 5 seggi, ne riceverebbe 4, mentre la Nuova destra di Naftali Bennett, che non è riuscita a superare la soglia elettorale ad aprile, ne otterrebbe 4.
In generale, secondo queste proiezioni – da prendere con molta cautela – il centro-sinistra e i partiti arabi insieme raccoglierebbero 61 seggi alla Knesset, mentre le fazioni di destra ne avrebbero 52, se si tiene fuori Yisrael Beytenu, partito laico dell’ultradestra, che, almeno nelle parole del suo leader Lieberman, non si unirà a un governo di centro-sinistra ma neanche a una coalizione guidata da Netanyahu che includa i partiti haredi. Questi dati raccontano soprattutto la fluidità del voto all’interno dell’elettorato israeliano che in ogni caso sembra avere una preferenza: stando ad un altro sondaggio, questa volta di Arutz 12, il 69 per cento degli intervistati si è detto favorevole a un governo di unità nazionale tra il Likud e Kachol Lavan, con l’annullamento delle elezioni del 17 settembre. Sia Netanyahu che il leader di Kachol Lavan Benny Gantz hanno comunque negato che ci sia mai stata una trattativa in tal senso.
E in questo quadro, è entrato ora in scena anche Barak, le cui intenzioni sono di unire il fronte della sinistra, da Meretz ai laburisti. “Per fare una grande unione con i partiti di sinistra, – spiega il quotidiano Haaretz – Barak avrà bisogno di Itzik Shmuli come leader laburista e Nitzan Horowitz come leader di Meretz”. Le primarie dei due partiti decideranno in questi giorni se effettivamente saranno loro a guidare le due fazioni della sinistra: i laburisti sceglieranno il proprio leader il 2 luglio, mentre quello di Meretz sarà nominato in queste ore. Se ci sarà la conferma di Tamar Zandberg, Meretz difficilmente deciderà di unirsi a Barak: un eventuale fusione sarebbe infatti respinta dai sostenitori arabi del partito che, secondo le elezioni dell’aprile 2019, costituiscono circa un quarto dei suoi elettori.

Daniel Reichel