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Sbarchi, questione europea

rassegnaIl nuovo caso della barca a vela Alex della Ong Mediteranea, che ha forzato il blocco ed è entrata nel porto di Lampedusa con a bordo 46 migranti (ora posto sotto sequestro), mantiene alta l’attenzione sul tema dei migranti. Per il nuovo presidente dell’Europarlamento David Sassoli, intervistato dal Corriere, “Dobbiamo mettere l’Unione in condizione di occuparsi dell’immigrazione come di altri temi. La proposta del Parlamento europeo, votata nel dicembre 2017 e mai discussa dai governi, dà degli strumenti. Dice per esempio che chi arriva in Italia, a Malta o in Grecia arriva in Europa. L’immigrazione è una questione epocale e il Consiglio deve riprendere in mano la nostra proposta. Ci sono buone idee per non lasciare soli i Paesi. Il richiamo alla riforma di Dublino ci ricorda anche che i governi sono spesso sordi alle sollecitazioni del Parlamento”.

Israele, minacce iraniane. Un attacco missilistico al sito nucleare israeliano del Negev. A minacciarlo, l’ayatollah Mohammad Ali Movahedi Kermani nel corso del sermone del venerdì, durante il quale ha lanciato un monito a Stati Uniti e Stato ebraico. “Sarebbe sufficiente un attacco missilistico sul reattore di Dimona”, la minaccia dell’ayatollah iraniano. Intanto, da oggi l’Iran dovrebbe riprendere il processo di arricchimento dell’uranio oltre il limite previsto dall’accordo siglato nel 2015, che lo fissava al 3,67%, spiega La Stampa.

Web e pregiudizi. Protagonista a Capri della XIV edizione del Festival “Le Conversazioni”, lo scrittore Howard Jacobson riflette sul pregiudizio, tema a cui è dedicata la manifestazione. “Approfittando della nostra credulità, i social network possono far passare facilmente qualunque diceria per informazione verificabile, visto il poco interesse che abbiamo noi per primi di verificare qualcosa. – spiega Jacobson nell’intervento anticipato oggi da Avvenire – Le teorie senza autore e senza contesto abbondano. Non sappiamo chi sta dicendo cosa, con quale autorità, e neanche ce ne importa. Più la calunnia è estrema, più alimenta la nostra voglia di credere il peggio sul conto della gente che non conosciamo e anche, in definitiva, di quella che conosciamo”.

Musei d’Israele. Intervistata da La Stampa, la direttrice del Museo d’Arte di Tel Aviv Tania Coen-Uzzielli, racconta la differenza tra la sua istituzione e il Museo d’Israele, per cui ha curato la mostra The Synagogue Route. “Mi piace usare come metafora la polis greca. Lì devi salire sull’acropoli per liberarti dal sentimento mondano, dal pensiero e dagli atteggiamenti secolari. E in un certo senso è così che funziona il Museo di Israele. Conserva la più antica testimonianza della Bibbia per esempio, l’archeologia della Terra Santa, l’arte e la vita ebraica, quindi tutto è un po’ santo e sacro. Invece l’agorà è il posto dove c’è il mercato, il teatro, la musica, la biblioteca. È il luogo in cui arriva il pubblico, tutti sono indaffarati e tutto sta accadendo li. È un luogo vitale, e questo è ciò che il Museo d’Arte di Tel Aviv rappresenta per me”.

Gershom Scholem, tra numeri e mistica. “Un serio conflitto interiore tenne a lungo Scholem penosamente in bilico tra due diverse inclinazioni, per la matematica e per la mistica ebraica”, racconta il matematico Paolo Zellini oggi sul Corriere Lettura dedicando un approfondimento al grande pensatore Gershom Scholem e al suo rapporto con mistica e matematica.

90 anni di un diplomatico. Il Corriere intervista l’ambasciatore Sergio Romano, firma storica del quotidiano. Tra i temi toccati, Israele: “lei passa per un nemico di Israele”, afferma il giornalista. “Non lo sono. – risponde Romano – Partecipai dell’entusiasmo per la nascita di Israele nel 1948. A Milano e a Vienna vidi i sopravvissuti dei campi di concentramento cominciare il loro lungo viaggio verso la nuova patria, proseguito spesso su navi italiane. Oggi di questo entusiasmo non vedo tracce. Gli israeliani hanno dilapidato un immenso patrimonio di simpatia e sostegno”.

Milano, barzellette scorrette. In scena domani a Villa Arconti a Castellazzo di Bollate, Ascanio Celestini racconta su Repubblica Milano il perché di un libro dedicato alle barzellette (Einaudi): “Le barzellette possono essere tremende, scorrettissime. Ce ne sono un’infinità sui neri, sugli ebrei, sugli omosessuali, sulle donne. Se capisco e rido per una storiella razzista, vuol dire che non ne sono immune. Nessuno lo è davvero. Ecco, le barzellette ci dicono ciò che siamo ma anche ciò che non vogliamo essere. Ci permettono di affrontare argomenti che altrimenti sarebbero tabù”.

Spitzer e gli italiani affamati. Durante la Prima guerra mondiale il famoso filologo romanzo Leo Spitzer, profondo conoscitore dell’italiano e del francese e delle rispettive letterature, fu messo a comandare una delle cinque unità preposte al controllo dei messaggi dei prigionieri italiani. Un’esperienza che Spitzer raccontò in due saggi di cui racconta oggi il Domenicale del Sole 24 Ore: “Da censore delle lettere dei prigionieri italiani in Austria, Spitzer fu testimone di un inedito spettacolo: l’astuzia con cui i soldati aggiravano i divieti per chiedere cibo era fatta di momenti di alta letteratura”.

Daniel Reichel