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Dvir, nuova vittima dell’odio

rassegnaUn soldato israeliano di 19 anni – Dvir Yehuda Sorek – è stato pugnalato a morte e il suo corpo è stato trovato vicino al Kibbutz Migdal Oz in Cisgiordania nelle prime ore di giovedì. Esercito e polizia israeliana, assieme al servizio di sicurezza dello Shin Bet, stanno perlustrando l’area alla ricerca degli attentatori.
“Le nostre preghiere questa mattina sono con la famiglia del soldato assassinato e i nostri cuori soffrono per questa vita spezzata. Le nostre forze di sicurezza stanno inseguendo gli assassini e non si fermeranno finché non li troveremo. Combattiamo il terrorismo senza compromessi per garantire la sicurezza dei nostri cittadini”, le parole del presidente d’Israele Reuven Rivlin.
Secondo i quotidiani locali, l’omicidio del giovane, soldato e studente di yeshiva, potrebbe essere parte di un fallito tentativo di rapimento da parte di una cellula terroristica palestinese. “In questa fase pensiamo che si tratti di un attacco terroristico, ma è troppo presto per determinarlo in modo inequivocabile”, ha detto il portavoce dell’esercito Ronen Manelis.
“Era andato a Gerusalemme per comprare regali per i suoi rabbini e sulla via del ritorno c’è stato l’attacco. È stato trovato che stringeva ancora i libri che aveva comprato”, il tragico racconto del rabbino Shlomo Wilk, direttore della Yeshiva frequentata dal giovane.

Italia, ancora scontri di governo. Dopo il voto sulla Tav al Senato l’alleanza Lega-Cinque Stelle torna nuovamente in bilico: da mesi i due partiti si scontrano e poi tutto si ricuce ma, secondo i quotidiani, ora il leader della Lega Salvini vuole la testa di tre ministri grillini – Tria, Toninelli e Trenta, secondo Repubblica – per continuare: “programma e ministri nuovi o si vota a ottobre”, l’ultimatum che avrebbe dato al Premier Conte.

Guido Fink (1932-2019). Diversi quotidiani locali (Repubblica Firenze, Resto del Carlino Bologna) ricordano Guido Fink, scomparso martedì sera all’età di 84 anni. Critico letterario, teatrale e cinematografico, Fink – come si ricordava su queste pagine – è considerato un pioniere degli studi comparati e della metodologia interdisciplinare e fra le voci più importanti del dibattito artistico culturale italiano. È stato anche presidente della Comunità ebraica di Firenze.

Scoprire Kafka a Gerusalemme. Manoscritti e disegni inediti di Franz Kafka sono stati presentati ieri per la prima volta alla Biblioteca nazionale israeliana di Gerusalemme. “Dopo avere visto materiali tra cui il quaderno e le lettere ebraiche di Kafka sul sionismo e l’ebraismo, ora è più chiaro che mai che la Biblioteca Nazionale di Gerusalemme sia la dimora legittima dei suoi documenti”, le parole di David Blumberg, presidente della Biblioteca. Ne scrivono tra gli altri Avvenire e Corriere.

Netanyahu secondo Yehoshua. La Stampa ospita un editoriale critico del Premier Netanyahu a firma dello scrittore israeliano Abraham B. Yeshoshua. “Nell’Israele di oggi vi è una paralisi ideologica perché nessuno, di fatto, ha una soluzione possibile al problema principale: cercare di raggiungere un accordo con l’Autorità palestinese. Tutta l’energia politica si disperde perciò in piccole soluzioni localizzate, dirette a cambiare il comportamento di poliziotti e soldati o a fare qualche concessione ai checkpoint”, afferma Yeshoshua che poi punta dritto contro il Premier: “Per evitare la prospettiva di un processo Netanyahu, da leader politico, si è trasformato in quello di una setta che, mediante minacce e lusinghe, argina l’opposizione dei suoi membri mentre il sistema politico si piega davanti a lui per garantirgli un’eventuale immunità annullando elezioni appena tenute, disperdendo il parlamento e indicendo nuove consultazioni elettorali entro tre mesi. Solidarietà addio”.

Rispondere alla retorica delle invettive. Il Foglio torna a riflettere sul significato della retorica del ministro degli Interni Matteo Salvini e di quell’uso del termine “zingaraccia”. “Se lo accettiamo oggi, anche soltanto con il nostro silenzio, – scrive Francesco Cundari – con quali argomenti potremo protestare domani, quando dalla ‘fottutissima zingara’ si passerà agli ‘sporchi negri’ o magari agli ‘sporchi ebrei’? O qualcuno è in grado di spiegarci quale sarebbe la differenza tra le suddette affermazioni? E se no, come fate a difenderle, o anche solo a minimizzarle? Perché le cose sono due: o avete deciso che vi piace l’idea di un paese in cui nel dibattito pubblico divenga normale parlare di ‘sporchi ebrei’, oppure dovete dire qualcosa adesso. Non c’è una terza possibilità”.

Il degrado da tirannide. Su Repubblica Michele Battini sottolinea perché i grandi classici della letteratura possono spiegarci la contemporaneità e cita in particolare Arnaldo Momigliano. “Cacciato dall’università perché ebreo; esiliato in Inghilterra; internato durante la guerra perché italiano; i genitori inghiottiti da Auschwitz. Nel campo di internamento studiò gli scrittori romani Persio, Lucano, Musonio Rufo, Plinio il giovane, Seneca, Tacito e le loro escape strategies dai tiranni. Li spiegò agli studenti di Oxford e Londra a guerra appena finita, nelle folgoranti lezioni Aspetti del Pensiero Politico Romano da Seneca a Tacito. Confessò: ‘Non ho studiato abbastanza Tacito per poterne parlare con autorevolezza, e altri potrebbero farlo meglio, ma ho una qualità che altri non possiedono: ho vissuto in un regime totalitario per sedici anni, cinque mesi, un giorno e quasi diciotto ore. Abbastanza per imparare’. Imparare cosa? ‘Che la tirannide e il governo delle folle diffondono degradazione morale in tutti”.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked