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Memoria spostata

anna segreErmelinda Bella Segre detta Bettina, di 68 anni, sposata con Giacomo Augusto Hasdà nel municipio di Trino, sua città natale, arrestata con il marito; Cesare Davide Segre, 58 anni, di salute cagionevole, sordomuto, ricoverato nell’ospedale di Casale Monferrato nel reparto incurabili; Celeste Pia Muggia, 74 anni, il cui padre era stato vicesindaco, arrestata a Castedelfino con la figlia Bice Sacerdote e la nipote Natalia Tedeschi (che quando l’avevo intervistata per la Shoah Foundation mi aveva appunto raccontato della madre e della nonna arrestate con lei e separate da lei all’arrivo ad Auschwitz, che non aveva più rivisto); Giacobbe Foa, di 77 anni. Sono i quattro ebrei nati a Trino (Vercelli) deportati ad Auschwitz e mai tornati – tutti e quattro, piuttosto anziani, furono uccisi all’arrivo – a cui qualche anno fa la loro città natale aveva dedicato una piazza e che invece l’attuale sindaco intende sfrattare, spostando la piazza in una zona più periferica, per sostituirli con i tipografi trinesi.
Eppure il sindaco di Trino era intervenuto il 20 gennaio di quest’anno a inaugurare la mostra dal titolo “Memorie della salvezza: i volti e le storie” di fotografie di Chiara Ferrarotti (collaboratrice del CDEC anche lei di origini trinesi purtroppo prematuramente scomparsa) allestita in occasione del Giorno della Memoria; anche se in quella circostanza il primo cittadino si era limitato a poche parole e a una battuta sulla difficoltà di pronunciare la parola CDEC, la sua presenza mi era parsa un buon segno, di questi tempi tutt’altro che scontato.
Anche per questa mia recente esperienza tutto sommato positiva, quando mi è stata riferita un paio di settimane fa la notizia della decisione della giunta trinese confesso che lì per lì non avevo capito esattamente i termini della questione: la piazza si chiamava “Martiri dei lager” (definizione in effetti un po’ infelice) e si poteva pensare che fosse dedicata genericamente a tutte le vittime dei lager nazisti. Quando ho capito che si trattava proprio di persone nate a Trino, ho pensato che la giunta che aveva preso la decisione dello spostamento fosse caduta nel mio stesso errore; anche perché in nessuna delle dichiarazioni del sindaco riportate dalla stampa locale, né nelle stesse parole della delibera, c’era il benché minimo accenno al fatto che si trattasse di cittadini trinesi (di cui una addirittura figlia di un vicesindaco). Invece, nonostante la cosa sia in realtà evidente, perché nella piazza ci sono anche i nomi, e nonostante la Presidente della Comunità Ebraica di Vercelli Rossella Bottini Treves nel suo incontro con il sindaco gli abbia spiegato dettagliatamente che la piazza è stata collocata in quel luogo non a caso ma perché in prossimità della sinagoga, le dichiarazioni non sembrano aver cambiato tenore. Come se la persecuzione e la deportazione avessero in qualche modo privato quei quattro trinesi della loro origine. Certo, non è scontato che le città dedichino vie o piazze ai propri cittadini deportati, ma “declassare” una piazza che esiste già è molto più inquietante che non dedicarla affatto. Significa essere al corrente del fatto che quattro propri concittadini sono stati uccisi solo perché ebrei e decidere che questa non è una cosa poi troppo rilevante per la memoria della città. In questa luce suona un po’ paradossale la battuta del sindaco sul fatto che la Comunità ebraica si faccia viva solo per queste occasioni e non per altre iniziative: non gli è passato per la testa che se oggi nel vercellese, così come in molte parti d’Europa, le Comunità ebraiche non sono più numerose come un tempo e sono ridotte a pochi iscritti, e a una Presidente che deve correre di qua e di là e occuparsi sempre di tutto (ma anche lei, pur efficientissima, non ha il dono dell’ubiquità e ha giornate di 24 ore come tutti), forse, almeno in parte, è anche a causa della Shoah? Chi potrebbe dire cosa sarebbe oggi l’ebraismo vercellese, italiano ed europeo se non ci fosse stata la Shoah? Forse i numeri sarebbero quelli di adesso a causa dell’assimilazione o dell’emigrazione, o forse invece ci sarebbe stata una rinascita; chi può dirlo? La storia non si fa con i se, certo, però non si fa neanche con la cancellazione o lo spostamento della memoria.

Anna Segre