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Israele e la Shoah sacralizzata,
la tesi estrema di Luzzatto

rassegnaIn uscita con Donzelli il saggio di Sergio Luzzatto Un popolo come gli altri. Gli ebrei, l’eccezione, la storia. “Luzzatto – si legge sul Corriere, che ne anticipa i contenuti – racconta delle reazioni violente a un suo libro, Partigia (Mondadori), su Primo Levi: insulti, processi alle intenzioni, linciaggi, come se sfiorare temi controversi fosse la profanazione di un tabù. Mai un’aperta battaglia di documenti contro documenti, interpretazioni contro interpretazioni, in una disputa anche feroce ma leale”.
Nell’articolo Luzzatto viene presentato come vittima “dell’arma impropria dell’anatema, dell’isolamento del reprobo, della caccia all’eretico”. E anche come “intellettualmente incline alle affermazioni nette, poco aperte alle mediazioni e alle sfumature”. La tesi che porta avanti da anni, viene spiegato, è che lo Stato di Israele “sia macchiato sin dalle origini da una tentazione etnicista, in cui l’integralismo religioso (‘lo Stato degli ebrei’) si alimenta con la sacralizzazione della Shoah, la grande tragedia storica che l’Israele di David Ben Gurion, prima ancora delle componenti di destra, avrebbe voluto porre come base di perenne legittimazione di una creatura esclusivamente politica come lo Stato”.
Per quanto appoggiata ad alcuni scritti di Amos Oz, scrive Pierluigi Battista, che firma la recensione del libro, “si tratta di una tesi estrema e ingenerosa, perché se c’è qualcosa di unico e di imparagonabile nella storia dello Stato di Israele è la pervicace, violenta, indiscussa negazione del suo diritto alla stessa esistenza decretata dai nemici”.

Per il governo Conte è il giorno della fiducia alla Camera. “Il mio impegno sarà massimo affinché sia una legislatura costituente. Le riforme possono essere il tratto distintivo di questa nuova maggioranza” ha detto ieri il presidente del Consiglio. “Lo schema – spiega Repubblica – è stato messo a punto nei giorni scorsi, durante gli incontri tra le delegazioni del Pd e del Movimento 5Stelle. E a quelle riflessioni il capo dell’esecutivo si attiene. Sa bene che il suo gabinetto ha bisogno di un nuovo carburante rispetto a quello utilizzato nell’accordo con la Lega”.

Donald Trump ha cancellato i colloqui con la leadership dei talebani. La decisione, come annunciato dallo stesso Trump via social, è stata presa dopo l’ennesimo attentato a Kabul in cui ha perso la vita anche un soldato statunitense. Racconta La Stampa: “Una delegazione era arrivata negli Stati Uniti a incontrare il capo della Casa Bianca e il presidente afghano Ashraf Ghani, nel Maryland. Strette di mano che sarebbero rimaste negli annali. Poi, nella notte fra sabato e domenica, è arrivato il tweet, fulmineo”. L’impressione, si legge, è che sia sfumato “un accordo storico per mettere fine a 18 anni di guerra in Afghanistan”.

Via libera dal governo israeliano a un disegno di legge voluto dal premier Netanyahu che, scrive Repubblica, “consentirebbe ai rappresentanti di lista di filmare ai seggi durante le consultazioni elettorali, alle politiche del 17 settembre”. Qualora venisse approvata dalla Knesset, si sottolinea, “la legge legittimerebbe ex post una mossa che aveva scatenato le polemiche in occasione della tornata elettorale dello scorso aprile: i delegati del Likud, il partito di Bibi, si erano presentati con 1.200 telecamere nei seggi delle zone a maggioranza araba sostenendo di dover ‘scongiurare brogli'”. Non solo critici ma anche rappresentanti dello stesso Likud, prosegue Repubblica, “avevano poi ammesso che il vero scopo del blitz era quello di intimidire gli elettori arabo-israeliani”.

Repubblica dedica uno sguardo anche alle serie tv israeliane, che ottengono un crescente successo anche all’estero. Israele, viene spiegato, “ci rivende da qualche anno una televisione più complessa, che s’avventura nei meandri anziché nelle banalità delle persone”. Anche quando si entra nel tema del conflitto e della contrapposizione a forze terroristiche come Hezbollah, continua l’articolo, “si sente lo sforzo, data la situazione del Paese, di non cavarsela con il tifo da stadio, e di raccontare anche del dubbio e dell’irrazionale”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(9 settembre 2019)