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Israele – Gantz e Netanyahu, la sfida
nel segno di un governo di unità

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“La situazione in cui ci troviamo da molto tempo, con un esecutivo di transizione, nuoce gravemente alla capacità del governo di agire e di servire i cittadini di Israele, nonché alla nostra capacità di affrontare le sfide politiche, economiche e di sicurezza che ci troviamo ad affrontare.
Sento le voci che chiedono l’istituzione di un governo di unità. Un governo ampio e stabile. E mi congratulo con lei, signor Primo Ministro, per aver aderito a questo appello”, così il Presidente d’Israele Reuven Rivlin durante una cerimonia in memoria di Shimon Peres. Poche ore prima il Primo ministro Benjamin Netanyahu aveva invitato il leader di Kachol Lavan, l’ex capo di Stato maggiore Benny Gantz, a incontrarsi per lavorare alla formazione di un governo di unità nazionale. Gantz può contare – secondo i risultati dello spoglio ormai quasi terminato – due seggi in più rispetto a Netanyahu: 33 Kachol Lavan, 31 per Likud. Dal partito dell’ex capo dell’esercito la risposta è chiara: il governo di unità si può fare ma senza Netanyahu e non sarà lui a dare diktat. “Sono interessato e intendo formare un governo di unità ampio e liberale sotto la mia guida – ha detto Gantz, rispondendo a Netanyahu. “Per formare un governo di unità non ci si presenta con blocchi politici e rotazioni, ma piuttosto onestà, spirito di governo, responsabilità e serietà”, ha aggiunto, riferendosi all’accordo che Netanyahu ha firmato nelle scorse ore con i leader dei partiti religiosi Shas e Yahadut HaTorah e l’unione di destra Yamina. A rincarare la dose, Yair Lapid, tra i fondatori di Kachol Lavan, che ha affermato che il primo ministro Netanyahu si rifiuta di accettare i risultati delle elezioni e di conseguenza sta trascinando il paese verso la terza elezione dell’anno. “Una persona sta impedendo la formazione di un governo liberale di unità nazionale. Una persona. Di fronte alla scelta tra ciò che è importante per il paese e ciò che è importante per una persona, il paese viene prima”, l’accusa di Lapid al leader del Likud. Diversi quotidiani israeliani spiegano che Kachol Lavan considera la proposta di Netanyahu una trappola: il leader del Likud, secondo Kachol Lavan, vorrebbe tornare alle elezioni ma addossare la responsabilità di questa mossa al partito di Gantz attraverso una proposta – quella di sedere con lui e con i partiti religiosi – per loro irricevibile.
Per parte sua, Rivlin ha sottolineato come farà “tutto il possibile per evitare un’altra campagna elettorale. Ma la responsabilità di questo, così come la responsabilità di istituire un governo che serva tutti i cittadini di Israele con la dedizione che merita, spetta a voi, ai funzionari eletti, e soprattutto ai capi dei due principali partiti”.

(Nell’immagine il primo incontro tra Rivlin, Gantz e Netanyahu dopo le elezioni)