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Una nuova Knesset tra tante incertezze

kn

Centocinquantasei giorni dopo l’ultima volta, i 120 membri della Knesset, il parlamento israeliano, tornano in queste ore a prestare giuramento con l’auspicio di rimanere in carica per tutti i cinque anni della legislatura. Un auspicio che si scontra con lo stallo politico in cui versa il paese: per il momento non sembra ci siano possibilità di formare un governo di unità nazionale tra i due partiti maggiori, Kachol Lavan e Likud, e così si palesa sempre più vicino all’orizzonte lo spettro di terze elezioni. “Speriamo di non fare come la Spagna: un’altra elezione sarebbe ridicola e un danno per il paese. – sottolineava a Pagine Ebraiche subito dopo il voto Gideon Rahat, esperto dell’Israel Democracy Institute nonché professore di Scienze politiche all’Università Ebraica – C’è una divisione all’interno del paese tra Pro-Netanyahu e contro-Netanyahu ma deve essere risolta e superata”. Il Primo ministro uscente Benjamin Netanyahu è impegnato in questi giorni su più fronti: cercare di formare un governo, mantenere la leadership del suo partito ed evitare, attraverso una serie di audizioni, che il procuratore generale decida per la sua incriminazione nei diversi casi giudiziari che lo coinvolgono. Sul primo punto, un incontro delle ultime ore con Avigdor Lieberman, capo di Yisrael Beitenu, si è risolto con un nulla di fatto, come era prevedibile: dopo appena un’ora i due si sono salutati. “Netanyahu ha suggerito che il Lieberman si unisca al governo il più presto possibile per contribuire all’istituzione di un governo di unità”, ha detto un portavoce del Likud dopo l’incontro. “Nessuna svolta è stata raggiunta durante la riunione”. Da Yisrael Beytenu fanno sapere che “Lieberman ha dichiarato che, date le sfide economiche e di sicurezza, un governo di unità è all’ordine del giorno e ulteriori elezioni non cambieranno in modo significativo la mappa politica. La strada giusta è trovare un terreno comune tra Yisrael Beytenu, Likud e Kachol Lavan, e solo dopo discuteremo la distribuzione dei portafogli e la rotazione della premiership”.
In questo momento complicato, Netanyahu, scrivono i media israeliani, starebbe pensando di indire immediatamente delle primarie di partito per avere almeno la garanzia di avere pieno appoggio del Likud: “Lo scopo della mossa è quello di infrangere l’illusione di una ‘ribellione nel Likud’ che altri partiti desiderano, cosa che li sta trattenendo dall’unirsi a un governo di unità”, affermano dai vertici di partito legati a Netanyahu. Intanto il grande rivale interno di quest’ultimo, Gideon Sa’ar, ha affidato ai social network il suo pensiero rispetto a possibili primarie: “sono pronto”.

Daniel Reichel