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Oltremare – Il metodo
del fatto compiuto

daniela fubiniIn queste tre settimane in Israele si fa la corsa ad ostacoli fra i giorni di festa, e per i tradizionali e gli osservanti il tempo si divide equamente fra i banchi del tempio e le sedie della sala da pranzo, con un aumento delle calorie del duemila per cento e l’attività motoria che dipende quasi esclusivamente dalla vicinanza o lontananza del suddetto tempio. Per gli israeliani laici invece il contraltare a pranzi e cene di famiglia sono gite e attività all’aperto, e ci guadagnano di certo in tintarella e tonicità. Ma quasi tutti, i templari e i campestri, vorrebbero arrivare al lavoro almeno in quei pochi giorni non festivi che inframmezzano le feste. E quindi, quale momento migliore per inaugurare un esperimento sociale che promuove il carpooling e rivoluziona l’uso delle congestionatissime autostrade israeliane? Da questa domenica una delle corsie di buona parte della rete autostradale è riservata ad automobili con almeno due passeggeri. Intendiamoci, iniziativa lodevole quanto necessaria, essendo Israele grande come un francobollo ed essendo letteralmente subissata di veicoli privati. Ma di nuovo, la pianificazione e la comunicazione ai cittadini è stata fatta in modalità “fatto compiuto”. Come quando il sindaco di Tel Aviv decise di attrezzare la città con le piste ciclabili più estese e ramificate del Medio Oriente, e si narra che andò ad Amsterdam a imparare dai pianificatori locali i trucchi del mestiere, e dopo aver sentito che era bene prevedere tre anni di educazione dei cittadini con comunicati, pubblicità progresso e segnaletica stradale, ancora prima di colorare la prima striscia bianca su un marciapiede, ringraziò e disse: beh, bello ma noi in Israele le cose le facciamo nell’ordine opposto. E così fece, e i telavivesi si svegliarono un bel mattino con la città piena di strisce dipinte sui marciapiedi; in effetti i cittadini si sono ad un certo punto abituati a scansarsi sui marciapiedi per far strada ai bolidi a due ruote diventati nottetempo padroni della circolazione, ma la cosa non è stata affatto immediata. Il Ministero dei Trasporti deve aver giudicato l’esempio di Tel Aviv un successo e ha pensato di replicarlo, con risultati non eccellenti pare: in alcuni punti nevralgici si sono registrati rallentamenti di proporzioni bibliche. Ci vorrà un po’ perché gli israeliani si abituino al concetto di carpooling coatto, ma c’è soprattutto da chiedersi se chi ne ha curato la pianificazione abbia preso in considerazione l’autonomia sottilmente anarchica del guidatore medio locale.

Daniela Fubini