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Qui Torino – Primo Levi
e l’umanesimo del fare

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Doppio appuntamento torinese nel solco delle celebrazioni per il Centenario dalla nascita di Primo Levi: questa volta le protagoniste assolute sono le mani del chimico-scrittore-testimone sia del documentario “Le mani di Primo Levi” a cura di Bruna Bertani, proiettato nelle sale del cinema Massimo, sia della mostra “Primo Levi. Figure” a cura di Fabio Levi e Guido Vaglio, che si inaugura in queste ore negli spazi della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.
Due eventi culturali, due modalità artistiche differenti per porre al centro una diversa concezione delle opere leviane che affondano nel concreto e restituiscono quello che è stato definito “l’umanesimo del fare”, incentrato sulle mani come icona della capacità umana di intervenire, modificare, creare: una pagina bianca per trasformarla in una pagina scritta, così come un filo di rame per creare fantastiche figure di animali.
Il primo, il documentario, organizzato di concerto dal Comitato nazionale per le celebrazioni di Primo Levi e dal Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino con il Museo Nazionale del Cinema e RAI Cultura. Ad introdurre il film Domenico De Gaetano, direttore del Museo Nazionale del Cinema, Dario Disegni, presidente del Comitato Centenario Primo Levi, Fabio Levi, direttore IMG_3275del Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino, Gianfranco Noferi, vicedirettore dei Palinsesti e Piani Rai Cultura e Bruna Bertani, autrice e regista. La stessa Bertani è autrice nel 2017 di un altro documentario “Gli sci di Primo Levi”.
“Il documentario che ci accingiamo a vedere – ha commentato in apertura Dario Disegni – così come la mostra allestita alla GAM, ci restituiscono un Primo Levi un po’ diverso dall’immagine che generalmente si ha di lui, quasi esclusivamente percepita come quella del testimone degli orrori della Shoah e solo più di recente finalmente anche riconosciuta come quella di uno dei più grandi scrittori italiani”.
Sempre Disegni, in conferenza stampa, riflette sul “Pensare con le mani” (da La chiave a stella), condensando in questa formula l’inedito punto di vista dell’opera di Levi in un’azione che fonde insieme teoria e pratica, moto intellettuale che trova attuazione nel lavorio concreto, sia esso il mettere insieme parole su carta o il realizzare sculture di rame.
“Un ringraziamento particolare ai curatori dell’esposizione, Fabio Levi e Guido Vaglio – aggiunge – così come al progettista dell’allestimento, Gianfranco Cavaglià, al fotografo Pino Dell’Aquila, a tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione della mostra, ai prestatori va il sentito ringraziamento del Comitato Nazionale, unitamente alla gratitudine nei confronti della Fondazione Torino Musei nella persona di Maurizio Cibrario e del Direttore della GAM, Riccardo Passoni, che ha fin dal primo momento accolto con grande entusiasmo la proposta di realizzare questa straordinaria iniziativa”. Presenti in conferenza stampa anche Ernesto Ferrero, presidente del Centro Internazionale di studi Primo Levi e il consigliere comunale Massimo Giovara in rappresentanza della Città di Torino.
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La mostra, visibile al pubblico fino al 26 gennaio 2020, inedita per le opere esposte, ospita una selezione di figure tridimensionali di animali reali e fantastici in molti casi personaggi presenti nelle pagine dello scrittore, realizzate con fili di rame smaltato, materiale sempre presente alla SIVA, dove Levi lavorava come chimico.
Ogni opera, racchiusa in un cono bianco che la isola dalle altre ricreando quel rapporto a due tipico tra scrittore e lettore, è accompagnata da citazioni tratte dagli scritti leviani: così compare una farfalla “animula, fata, talvolta strega”, il profilo di uno squalo “ogni divoratore è immediatamente divorato”, figure antropomorfe “Noi propaggine ribelle di molto ingegno e poco senno”. Le opere disposte sulle pareti dialogano con il tavolo al centro della sala, che racchiude documenti e altri frammenti che ricompongono la genesi delle diverse sculture.

Alice Fubini