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La Germania e l’antisemitismo,
nuovi strumenti per combatterlo

IMG_3432La scelta di migliaia di israeliani di trasferirsi e vivere in Germania, il riemergere dell’antisemitismo nel paese, le azioni prese dal governo per contrastarlo. Sono alcuni degli elementi toccati da Felix Klein, Commissario speciale per la lotta all’antisemitismo del Governo Federale Tedesco, in occasione dell’incontro organizzato all’Università di Torino dal titolo “Eu-stalgia: l’immigrazione israeliana in Germania”. La conferenza – aperta dai saluti del rettore Stefano Geuna e con la partecipazione del direttore de La Stampa Maurizio Molinari – fa parte del ciclo di incontri “Cosmopoliti vs Identitari. Universalismo, sovranismo e xenofobia” organizzato dall’Università di Torino con il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e dell’Università degli Studi Roma Tre. Ad introdurre e moderare l’incontro Marzia Ponso, ricercatrice di storia contemporanea.
Al centro del confronto specifiche questioni quali l’analisi di vecchie e nuove forme di antisemitismo anche alla luce del recente attacco contro una Sinagoga di Halle, in Germania.
Ed è proprio l’attentato su suolo tedesco ad aver spinto Berlino ad istituire una seduta d’emergenza, che si è conclusa nelle scorse ore, per sancire nuove modalità di contrasto all’antisemitismo, a partire da episodi di manifestazioni d’odio in rete. “In futuro – ha spiegato Klein – i provider come Facebook, YouTube e più in generale le piattaforme social, dovranno comunicare alle autorità tedesche tutti i dati digitali e gli indirizzi IP degli utenti che usano la rete come spazio di diffusione di messaggi xenofobi, incitamenti all’odio razziale o contenuti di natura antisemita”. Nuove forme di antisemitismo che però affondano e trovano legittimità nel passato, l’analisi di Molinari: “Ci sono degli elementi di antisemitismo inteso come fenomeno storico che permangono come sostrato, sono residui di storia su cui si innestano elementi nuovi che derivano da processi che riguardano la nostra epoca: il sovranismo, figlio del nazionalismo ottocentesco e i fenomeni migratori”. “Il sovranismo però – prosegue Molinari – rispetto al nazionalismo non unisce ma divide e fa sua l’esaltazione del confine, facendo così rinascere il discrimine su identità etnica”. Il discorso sui flussi migratori affonda le radici nelle narrative complottiste dei gruppi più estremi che vedono gli ebrei a favore dell’invasione dei migranti per favorire il “meticciato dell’Europa”. “Questa narrazione – spiega – ha il suo corrispettivo oltre oceano: negli Stati Uniti i suprematisti bianchi rivolgono le stesse accuse ma i gruppi favoriti sono gli afro-americani”. Se una matrice dell’antisemitismo contemporaneo poggia le basi sul sovranismo, la seconda invece va ricercata nelle frange estremiste del mondo musulmano, e sul binomio già noto antisionismo-antisemitismo. “Collante di queste narrative”, conclude, “è l’intersectionality, ossia l’alleanza tra le varie sezioni della società oppresse che individuano, a seconda del contesto, gli oppressori e incitano alla lotta”.
In chiusura si è parlato delle ricadute che queste forme ibride di violenza possono avere sui flussi migratori da e verso lo Stato d’Israele. Particolare attenzione è stata riservata all’analisi dei flussi di cittadini israeliani verso la Germania, fino a parlare della riscoperta dell’identità europea nelle giovani generazioni israeliane a partire da alcuni dati raccolti dal Ministero degli Interni.

Alice Fubini