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Israele, elezione diretta del Premier
la proposta per superare lo stallo

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Nel 1992 la Knesset, il parlamento israeliano, adottò una legge per modificare il proprio sistema elettorale e cercare di dare maggiore stabilità al Paese. La nuovo norma trasformava Israele nella prima democrazia parlamentare in cui il Primo Ministro veniva eletto direttamente dagli elettori. Una sorta di “presidenzializzazione” della democrazia parlamentare, che avrebbe dovuto mettere un freno alla frammentazione del voto – e quindi della Knesset – in una moltitudine di partiti. Come ha scritto la ricercatrice israeliana Tamar Friedman Wilson, la nuova riforma elettorale fallì il suo obiettivo e fu mantenuta solo per tre elezioni (1996, 1999 e 2001) prima di essere abrogata. “Invece di limitare il potere dei partiti più piccoli che avevano causato lo stallo – riporta Friedman Wilson, riproponendo le critiche di alcuni esperti – la nuova riforma portò gli elettori a dividere il voto”. Da una parte la scheda a favore del candidato Premier, dall’altra la scheda per il partito da eleggere alla Knesset. “Senza l’incentivo a votare per uno dei partiti principali in modo che il suo principale rappresentante potesse diventare Primo ministro, – conclude la ricercatrice – gli elettori furono più inclini a votare per partiti più piccoli e marginali, frammentando ulteriormente il panorama politico”. Ecco perché la recente proposta di Aryeh Deri, leader del partito religioso Shas e ministro dell’Interno uscente, di superare l’ennesimo stallo politico in Israele attraverso la scelta diretta del prossimo Premier ha fatto sorgere più di un dubbio. Durante l’ultima riunione del blocco che sostiene il leder del Likud Benjamin Netanyahu (oltre a Shas, Yahadut HaTorah e Yamina), Deri ha infatti sollevato l’idea di una corsa a due tra lo stesso Netanyahu e il capo del partito Kachol Lavan Benny Gantz. Si tratterebbe di un’elezione diretta del solo Premier attraverso cui stabilire chi dei due contendenti debba guidare il Paese.
I due partiti non hanno chiarito le loro posizioni in merito: il Likud, dopo averla rifiutata, ha fatto dire a Miki Zohar (presidente del partito alla Knesset) l’esatto contrario. “Se e quando saremo trascinati in un’altra elezione, chiederemo che ci sia una scelta diretta tra il Primo Ministro Netanyahu e Benny Gantz. Vogliamo che questa Knesset rimanga in vigore e chiederemo un’elezione diretta. – Le parole di Zohar al sito d’informazione Ynet – Penso che Netanyahu alla fine sarà d’accordo”. “Chiunque sarà eletto – ha aggiunto Zohar – sarà Primo ministro per quattro anni e dovrà costruire una coalizione. Ognuno degli membri della Knesset lo avrà chiaro….che dovranno andare d’accordo” con il vincitore.
Kachol Lavan non ha ancora rilasciato commenti ma Gantz, attualmente incaricato dal Presidente di formare il prossimo governo, ha detto che sta facendo tutto il possibile “sopra e sotto la superficie” per evitare un’altra elezione. “Unità non significa un blocco in cui tutti pensano e lavorano come un’unica persone, unità significa che tutti mettono da parte gli interessi per il bene del paese”.

Daniel Reichel