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Bella Ciao

Giorgio BerrutoOcchiello: I canti partigiani che fanno irritare gli ebrei
Titolo: La Shoah macchiata da ‘Bella Ciao’
Catenaccio: La manifestazione di solidarietà con la senatrice a vita trasformata in un’iniziativa contro la destra
Luogo e data: il quotidiano Libero, pagina 8, 13 novembre 2019
In questo modo Libero presenta la notizia della manifestazione “Milano non odia. Insieme per Liliana” che si è svolta la sera di lunedì scorso davanti al Memoriale della Shoah presso la Stazione centrale di Milano, il luogo da cui partivano i treni diretti ad Auschwitz. Nonostante la pioggia erano presenti oltre 5000 persone, che hanno espresso solidarietà a Liliana Segre e ribadito la necessità di una linea chiara contro l’antisemitismo in giorni di astensioni, dubbi distinguo, insulti online, strumentalizzazioni varie. Assenti, su richiesta della famiglia della senatrice, bandiere di partito.
Libero non è nuovo a fornire esempi da manuale di quello che possiamo tranquillamente definire non giornalismo, ma la sua parodia grottesca. Scrivere, per esempio, che “i canti partigiani fanno irritare gli ebrei”, senza preoccuparsi di documentare l’affermazione nell’articolo che segue con alcun dato oltre all’opinione di un solo ebreo, rientra in questo novero. Ma lasciamo perdere: da parte di chi titola “Bastardi islamici”, “Lo hanno portato gli immigrati: torna il colera a Napoli” o “Per stendere Renzi bisogna sparargli” scorrettezze evidenti come questa non possono stupire più di tanto.
Più interessante è constatare come Libero ritenga che intonare “Bella Ciao” durante una manifestazione per la memoria della Shoah e contro l’antisemitismo significhi trasformare il presidio in “un’iniziativa contro la destra” e addirittura “macchiare” la Shoah stessa. È chiaro che ogni discorso pubblico sulla Shoah oggi ha un valore anche politico, ed è bene che sia così a parere di chi scrive; lo stesso vale per il ricorso a simboli, come “Bella Ciao” indubbiamente è, ma il punto è un altro. Provo a spiegarlo nel modo più semplice possibile ai redattori del quotidiano diretto da Vittorio Feltri: negli anni dell’occupazione tedesca e della guerra civile in Italia chi cantava “Bella Ciao” lottava, rischiando la propria vita, per la libertà contro chi gli ebrei li ammazzava a milioni; c’erano poi anche allora i molti che, di fronte alle deportazioni, si giravano dall’altra parte o se si preferisce, nel linguaggio di oggi, “si astenevano”.

Giorgio Berruto