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Milano, storia di una comunità

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Dal significato del Bet HaKnesset, come “casa di riunione” degli ebrei, alla storia della Comunità. Nella sinagoga centrale di via Guastalla, un incontro aperto ai milanesi per raccontare uno spaccato della tradizione ebraica e spiegare la specificità locali. A intervenire il rabbino capo di Milano rav Alfonso Arbib e il direttore del Cdec Gadi Luzzatto Voghera – moderati da Samuele Bernardini – per un’iniziativa parte del ciclo “Le minoranze religiose a Milano, i luoghi di culto e la loro storia”. Dopo i saluti dell’assessore alla Cultura della Comunità ebraica milanese Gadi Schoenheit e la presentazione del progetto Milanosifastoria, rav Arbib si è soffermato sul significato del Bet HaKnesset nella tradizione ebraica, come luogo di preghiera e al contempo luogo di studio. A proposito di preghiera, il rav, ha poi sottolineato come questa rappresenti sia un “precetto sia un atto spontaneo. E tutta la tradizione ebraica viaggia tra queste due dimensioni: spontaneità e dovere”. Parlando della Comunità invece, il rav ha spiegato come la realtà milanese sia molto peculiare, avendo al suo interno molte edot, molte anime con origini e tradizioni diverse. Sulla storia dell’ebraismo di Milano si è poi soffermato Luzzatto Voghera, rimarcando in apertura il significato della presenza di una minoranza in un territorio. “Gli ebrei hanno contribuito alla costruzione della società italiana ed europea. La Shoah fu come tagliarsi un arto, un danno autoinflitto – ha sottolineato il direttore del Cdec – Non c’è territorio che possa pensare di essere lo stesso con o senza una minoranza”. Così è stato per Milano, che però, a differenza di altre realtà italiane, ha una storia giovane: poco più di 150 anni, segnata dall’inaugurazione della sinagoga centrale di via Guastalla nel 1892. Una sinagoga, ha ricordato Luzzatto Voghera, esempio dell’Emancipazione ottenuta dagli ebrei sotto il regno dei Savoia e pezzo di una storia in evoluzione, tra integrazione, trasformazione del rapporto con la religione, omologazione e riavvicinamento alle origini dopo la ferita della Shoah.