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Contro vento – Le assurdità
del politically correct

Viviana KasamIn America e in Canada il film di Roman Polanski “L’ufficiale e la spia”, ricostruzione della vicenda del capitano Alfred Dreyfus, un capolavoro assoluto, non viene distribuito a causa dei comportamenti sessuali del regista. Ha subito una completa damnatio memoriae, tanto che la maggior parte del pubblico nordamericano non conosce nemmeno l’esistenza di questo film, così importante a livello storico ed etico, soprattutto in questo momento in cui l’odio verso gli ebrei si sta nuovamente manifestando senza remore.
Di questa stregua dovremmo rimuovere dai musei i quadri di Caravaggio, notorio assassino, non suonare la musica di Wagner, convinto antisemita, bruciare “Lolita” e vietare le rappresentazioni delle opere di Mozart, che aveva il vizietto di allungare le mani e di esprimersi con linguaggio scurrile. E che dire di tutti gli artisti che da che mondo è mondo si sono uniti con giovincelli impuberi e bambinette preadolescenziali, per non parlare di Platone che nel Simposio definisce massima forma d’amore quello per il paìs, il ragazzo-discepolo?
Pochi giorni fa, in occasione del Concerto per la Memoria, il gruppo canadese Arc Ensemble, specializzato in musiche scritte da compositori ebrei in esilio durante il periodo del nazismo, che avevamo invitato come guest star, si è rifiutato di accompagnare i nostri musicisti nell’esecuzione di “I be so glad when the sun goes down”, una canzone degli schiavi afroamericani con la quale intendevano rendere omaggio alla loro sofferenza e al loro esilio. La giustificazione: non è politically correct per noi bianchi appropriarci del loro repertorio. Lo è però, per questi musicisti non-ebrei, suonare musiche scritte da compositori ebrei perseguitati, forse perché gli ebrei non si sono -ancora- lamentati a gran voce dello scippo del loro patrimonio musicale. Intendiamoci: se dedicassi un intero concerto alla musica degli schiavi afroamericani, certamente lo affiderei a una band di quella provenienza geografica e culturale. Ma per UNA canzone all’intero di un lungo concerto, che senso ha?
Ormai il politically correct ci sta facendo perdere il lume del buonsenso, e mi sembra che stiamo tornando alla mentalità che imponeva di fasciare le gambe dei pianoforti e di mettere i mutandoni alle statue per non turbare la popolazione con pensieri a sfondo sessuale.
È giusto sostituire neri a negri nella traduzione di opere scritte quando negroes era una parola di uso corrente? O è un modo di snaturare la storia della cultura e volerla cambiare a uso e consumo delle nostre sensibilità? E allora noi ebrei non dovremmo legittimamente pretendere che sia purgata tutta la letteratura in cui si parla con disprezzo dei giudei -a cominciare da Shakespeare?
Questa forma mentis è così diffusa che pochi giorni fa, parlando di una mostra sulla storia della scienza, l’idea di illustrarla attraverso i personaggi che nei secoli hanno fatto le più importanti scoperte è stata cassata dai curatori, perché le scoperte scientifiche in Occidente sono state fatte quasi tutte da uomini bianchi, e quindi non sarebbe politically correct e si correrebbe il rischio di feroci critiche. Purtroppo la scienza negli ultimi duemila anni in Occidente -ma temo anche in Oriente – è stata retaggio maschile, salvo rare eccezioni, come le 18 donne che dal 1901 sono state insignite del Premio Nobel, e alcune altre, tra cui Rosalind Franklin che lo avrebbe meritato ma non lo ha ricevuto. E allora, dobbiamo spersonalizzare la storia della scienza?
Una cosa è pretendere, giustamente, le pari opportunità oggi, e il riconoscimento e la valorizzazione del contributo femminile in tutti i campi. Un altro è voler operare una rimozione della memoria storica perché le donne e i neri ne sono stati emarginati, e confondere il valore delle opere d’arte, pittoriche, musicali, letterarie, con le idee e comportamenti, di chi le ha create.

Viviana Kasam