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A Elie Wiesel il premio “Guardian of Jerusalem”

A Elie Wiesel il premio “Guardian of Jerusalem”

Non si può certo dire che non siano state due giornate intense quelle vissute in occasione del World Jewish Congress Governing Board che si è appena concluso a Gerusalemme.
Il presidente del WJC, Ronald Lauder, ha ringraziato ciascuno dei 14 agenti di polizia che partiranno la prossima settimana per Haiti per entrare a far parte di una missione delle Nazioni Unite rappresentando per la prima volta lo stato di Israele. Non è stato possibile trattenere la commozione quando è stato proiettato un video con le immagini di tutto ciò che Israele ha già fatto per la popolazione di Haiti. Subito dopo è stato il momento dei giovani per la prima volta presenti in qualità di delegati grazie al lavoro svolto dal World Jewish Diplomatic Corps.
Il vero riconoscimento è arrivato la sera in una delle cornici più suggestive del paese, nei giardini del Jerusalem Museum è stato conferito a Elie Wiesel il premio “Guardian of Jerusalem” istituito qest’anno dal WJC. Il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, che ha sottolineato quanto sia importante l’unità di Gerusalemme e ha ringraziato il Premio Nobel per tutto ciò che ha fatto e continua a fare per il popolo ebraico, per lo stato di Israele e per la città di cui è primo cittadino. Wiesel ha preso la parola solo alla fine della cena con un discorso toccante e propositivo. “Io non sono il guardiano di Gerusalemme ma è Gerusalemme il mio guardiano”. Dopo aver sottolineato la svolta che c’è stata con l’unità di Gerusalemme del 1967 . In quell’anno tutti hanno iniziato a parlare di questa città ed è iniziata una immigrazione eterogenea dai religiosi ai laici dell’Hasmoer Hatzair. “Oggi che la città non è più composta di vicoli dissestati ma di grandi piazze ben curate non posso che essere orgoglioso del premio che sto ricevendo per il senso della memoria e della storia di questa città”. Wiesel non ha abbandonato il palco senza un proposta dura e concreta. “Voi del WJC state facendo un ottimo lavoro diplomatico ma l’antisemitismo esiste perché la gente crede veramente che gli ebrei siano cattivi, governino l’economia mondiale, le banche ecc. Il WJC deve investire più sull’educazione che è ora mi la priorità di questo momento storico”.
Durante la seconda giornata l’intervento più atteso è stato quello dell’ex Capo Rabbino di Israele e attuale Capo Rabbino di Tel Aviv, Meir Lau. Il capo rabbino ha raccontato di una conversazione avvenuta più di 15 anni fa tra lui e un diplomatico, di cui non ha voluto rivelare il nome, ma che ha reputato estremamente attuale, quando il Rav ha chiesto al diplomatico le ragioni delle pressioni che Israele riceveva quotidianamente da tutta la diplomazia mondiale per un pezzo di terra insignificante. “Il nome del nostro paese è più grande del paese stesso” ha detto Lau al suo interlocutore facendogli notare come il nome “Israele”, sul planisfero che avevano davanti era scritto sul Mar Mediterraneo per ragioni per ragioni di spazio.
Il saggio diplomatico gli ha fatto notare che nessuno si era mai permesso di giudicare Israele sulla unità di Gerusalemme perché tutti sapevano che la popolazione israeliana era unita su quel punto. Tutte le pressioni riguardano la striscia di Gaza e il West Bank perché c’è la consapevolezza che su quei punti c’è una spaccatura interna. Tutto questo per dire che la differenza di opinioni non è solo un diritto ma anche una ricchezza e una necessità per il nostro popolo e il nostro Stato. “Ma tutte le discussioni vanno fatte internamente…in famiglia” perché l’unità all’esterno rafforza il nostro paese.
La mattinata si è conclusa con una conferenza sull’attacco alla legittimità all’esistenza dello stato di Israele alla quale ha partecipato anche l’onorevole Fiamma Nirenstein in qualità di vicepresidente della commissione Esteri della Camera dei deputati. Dopo aver raccontato i risultati del lavoro che si sta facendo all’interno del Parlamento per sensibilizzare la politica italiana la Nirenstein ha lanciato alcune chiare indicazioni: ogni paese faccia lo stesso a livello locale. Vanno create fortezze per combattere la nostra causa: istituzioni, leggi e attività contro la delegittimazione nei confronti dello stato di Israele. “Nessuno può fare i compiti per voi” ha detto provocando i leader delle comunità ebraiche di tutto il mondo. Ormai il contesto e la leadership mondiale è cambiata ed è pronta per essere sensibilizzata sulle questioni di Israele, dell’antisionismo e dell’antisemitismo ma va serve un continuo lavoro per sensibilizzarla e indirizzarla.
E’ stato il leader dell’opposizione Zipi Livni a concludere i lavori del Governing Board. Ricordando i quattro coloni rimasti uccisi nell’attentato terroristico delle ultime ore la Livni ha spiegato quanto sia difficile gestire una situazione simile senza intralciare i negoziati di pace. Anch’ella, come Shimon Peres, si è soffermata sull’importanza di lavorare sulla soluzione di “due popoli e due stati perché questo non è un regalo che Israele fa al popolo palestinese né un favore che fa al Presidente USA ma è una situazione necessaria per arrivare ad avere uno Stato ebraico sicuro e pacifico. La Livni ha concluso con l’auspicio di arrivare ad una soluzione di pace entro il prossimo anno ebraico che inizierà la prossima settimana.


Alan Naccache

Giovani leader a confronto

Giovani leader a confronto

Duecento leader delle comunità ebraiche di tutto il mondo con le autorità dello stato di Israele durante il Governing Board del World Jewish Congress che si svolge a Gerusalemme.
Un novità importante di questo Governing Board è senz’altro la presenza di molti giovani delegati, sono infatti presenti circa 15 giovani leader comunitari a rappresentare il loro paese.
Tutto ciò è stato possibile grazie al lavoro del World Jewish Diplomatic Corps. Un associazione, che ha da poco compiuto 4 anni, alla quale sono affiliati 120 giovani leader provenienti dalle comunità ebraiche di tutto il mondo che vengono impegnati in operazioni diplomatiche in favore delle Comunità della diaspora.
Allo scrittore Elie Wiesel è stato conferito il premio “WJC Guardian of Jerusalem” come riconoscimento per l’impegno a favore del popolo ebraico durante tutta la sua vita. Premiati anche i membri israeliani della missione umanitaria che si è svolta ad Haiti.
La delegazione italiana è costituita dalla vicepresidente Ucei Claudia De Benedetti, come membro dell’esecutivo e del Congresso europeo ebraico e Alan Naccache delegato italiano e membro del World Jewish Congress Diplomatic Corp.
Cobi Benatoff, è presente in qualità di tesoriere del WJC.
Fra i vari interventi anche quello dell’ex premier spagnolo Josè Maria Aznar, che ha presentato il programma del Friend of Israel Initiative un’organizzazione, che difende il diritto dello Stato di Israele ad esistere.
I lavori del Consiglio esecutivo del WJC sono stati aperti al mattino da Peres che ha analizzato alcuni tra i problemi che investono la società israeliana: sulla soluzione “due popoli e due stati” non ci sono state esitazioni: qualsiasi altra strada è troppo pericolosa. Il vero problema secondo Peres è che i palestinesi non sono ancora riusciti a trovare un giusto equilibrio tra religione e politica: “la prima è in grado di scendere a compromessi mentre la seconda ha delle regole assolute”, delegittimare lo stato di Israele equivale a legittimare il terrorismo anti-israeliano. Riguardo alle minacce dell’Iran il Presidente ha sottolineato la necessità di affrontare il problema con tutta la comunità internazionale perché “il problema del nucleare non può essere un problema solo israeliano”.
Gettando uno sguardo sull’economia israeliana Peres ha sottolineato quanto lo sviluppo tecnologico sia importante per la crescita dello stato di Israele.
Durante la sessione del primo giorno di lavori è stata sottolineata l’importnaza del WJDC per il futuro della leadership ebraica mondiale. Il Governing Board ha lanciato un segnale molto importante proponendo e approvando una mozione che prevede l’inserimento di un membro dei giovani all’interno del Executive Cometee del WJC. Un gesto senza precedenti che fa capire che l’investimento sulle generazioni future è una priorità che non può essere trascurata.
L’Italia è uno di quei paesi, come il Portogallo, il Brazile e gli USA, che hanno raccolto questo importante messaggio affidando ad Alan Naccache, la delega per il Governing Board del WJC 2010.

Confronto a Gerusalemme

Confronto a Gerusalemme

Duecento leader delle comunità ebraiche di tutto il mondo con le autorità dello stato di Israele durante il Governing Board del World Jewish Congress che si svolge a Gerusalemme. Fra gli interventi quello del presidente Shimon Peres, del ministro della Difesa Ehud Barak, del leader dell’opposizione Tzipi Livni e del governatore della Banca d’Israele Stanley Fisher.

Durante i lavori verranno affrontati i problemi che riguardano le crescenti minacce contro lo Stato di Israele, la minaccia iraniana, l’antisemitismo, il dialogo interreligioso, il terrorismo, la Shoah, gli ebrei dei Paesi arabi (risarcimenti e recupero beni).

Allo scrittore Elie Wiesel è stato conferito il premio “WJC Guardian of Jerusalem” come riconoscimento per l’impegno a favore del popolo ebraico durante tutta la sua vita. Premiati anche i membri israeliani della missione umanitaria che si è svolta ad Haiti.

La delegazione italiana è costituita dalla vicepresidente Ucei Claudia De Benedetti, come membro dell’esecutivo e del Congresso europeo ebraico e Alan Naccache delegato italiano e membro del World Jewish Congress Diplomatic Corp.

Cobi Benatoff, è presente in qualità di tesoriere del WJC.

Fra i vari interventi anche quello dell’ex premier spagnolo Josè Maria Aznar, che ha presentato il programma del Friend of Israel Initiative un’organizzazione, che difende il diritto dello Stato di Israele ad esistere, sorta a seguito di un incontro internazionale di alto livello che si è svolto a Parigi nella metà del 2010 e di cui fanno parte fra gli altri il premio nobel per la pace David Trimble, l’ex presidente peruviano Alejandro Toledo, l’ex presidente del Senato italiano Marcello Pera, l’ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite John Bolton, lo storico Andrew Roberts.

I lavori del Consiglio esecutivo del WJC sono stati aperti da Peres che ha analizzato alcuni tra i problemi che investono la società israeliana.

Sulla soluzione “due popoli e due stati” non ci sono state esitazioni: qualsiasi altra strada è troppo pericolosa. Il vero problema secondo Peres è che i palestinesi non sono ancora riusciti a trovare un giusto equilibrio tra religione e politica: “la prima è in grado di scendere a compromessi mentre la seconda ha delle regole assolute”, delegittimare lo stato di Israele equivale a legittimare il terrorismo anti-israeliano. Riguardo alle minacce dell’Iran il Presidente ha sottolineato la necessità di affrontare il problema con tutta la comunità internazionale perché “il problema del nucleare non può essere un problema solo israeliano”.

Gettando uno sguardo sull’economia israeliana Peres ha sottolineato quanto lo sviluppo tecnologico sia importante per la crescita dello stato di Israele. In calendario anche l’intervento dell’onorevole Fiamma Nirenstein vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei deputati.


Tel Aviv: la Miami beach del Mediterraneo

Tel Aviv: la Miami beach del Mediterraneo

Sabbia fina, ombrelloni, bar e ristoranti, campi da calcio e beach volley, palestre all’aperto. È il lungomare di Tel Aviv, chilometro dopo chilometro in grado di soddisfare le esigenze di qualsiasi amante della tintarella. Oggi la vivace spiaggia che nella lunga estate israeliana diventa il cuore della vita della città, diurna e notturna, ha visto ufficializzare le sue ambizioni di meta ideale per vacanze all’insegna delle due emme (mare & movida). La prestigiosa rivista National Geographic ha inserito la spiaggia di Tel Aviv al nono posto della top ten delle spiagge cittadine del mondo. Prime tre classificate Barcellona, la sudafricana Cape Town, e Honolulu, arcipelago delle Hawaii, tanto per capirci. Scrive il National Geographic: “Nella ‘bolla’, come viene spesso definita la città per la tendenza dei suoi abitanti a rimanere indifferenti di fronte alle tensioni della regione, si trovano ristoranti, locali, discoteche aperte fino all’alba. E di giorno è a disposizione una spiaggia che si estende per oltre otto miglia (13 chilometri), letteralmente a pochi passi dalla città”. Così Tel Aviv si è guadagnata la definizione di Miami Beach del Mediterraneo, e vede legittimata la sua aspirazione a diventare un polo di attrazione per il turismo giovane, che abbina volentieri bagni e discoteche alla visita delle bellezze naturali e storiche che Israele offre in ogni luogo. Considerando che nelle sere d’agosto, lungo la promenade (tayelet in ebraico), si sente parlare più francese, inglese e italiano dell’ebraico, il percorso sembra imboccato.

Rossella Tercatin

Qui Livorno - Gabriel, il dottore del Kebab

Qui Livorno - Gabriel, il dottore del Kebab

Doctor kebab è la meta preferita di quanti, appassionati di golosità mediorientali, cercano anche la kasherut. Ad aprire il punto vendita nel 2005 è un giovane ebreo livornese, Gabriel Maisto, che risponde così alla sollecitazione di rav Jehuda Kalon z.l che in un’ottica di allargamento e rinnovamento della Comunità ebraica di Livorno riteneva di primaria importanza la nascita di un ristorante kasher. Diploma di ragioneria in tasca, Gabriel non ha alcuna esperienza sul campo e parte da zero. Il mestiere lo impara in Israele, paese in cui conosce chi lo avvia alla professione. Nato come una scommessa o quasi, negli anni il ristorante è andato estendendo la rete dei suoi clienti. “Molti di loro - racconta il giovane proprietario - sono non ebrei che venendo qua sanno di trovare prodotti di alta qualità e massimo rispetto delle norme igieniche”. Tipico fast food di carne all’israeliana, il piatto forte è lo schwarma, che a differenza di quanto succede in Israele viene saltato in padella insieme al riso. “È una mia invenzione che dà maggiore sapore alla pietanza”, dice orgoglioso Gabriel. Il menu di Doctor kebab prevede varie combinazioni di panini e piatti caldi. In vendita anche una vasta gamma di prodotti kasher, dalla carne congelata al vino. Un servizio innovativo per Livorno. “Siamo gli unici ad offrirlo quotidianamente”, spiega. Kiddushim e rinfreschi per festività e convegni, negli ultimi tempi Doctor kebab è andato specializzandosi come azienda di catering che opera in tutta la Toscana e talvolta ne oltrepassa i confini. Nella rete del punto vendita di Corso Amedeo ci sono infatti alcune organizzazioni ebraiche internazionali. “Una delle esperienze più importanti che ho fatto finora - racconta questo giovane ragioniere che oltre a far bene di conto se la cava in modo egregio anche tra i fornelli - è stato il servizio di ristorazione a due edizioni della Summer U, il raduno estivo dei giovani ebrei europei”.


Pagine Ebraiche, agosto 2010




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