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La prima volta di Barkat a Torino

La prima volta di Barkat a Torino

Il Sindaco di Gerusalemme Nir Barkat, accompagnato dalla gentile signora e da alcuni membri del suo staff, è stato in visita a Torino. È la prima volta che il primo cittadino di Gerusalemme viene a Torino, e il suo soggiorno, organizzato da Ermanno Tedeschi con la Jerusalem Foundation, è stato fitto di impegni. Appena atterrato all’aeroporto di Caselle, Barkat si è recato in Comunità per un incontro con il Consiglio e con gli iscritti, compiendo anche una visita delle Sinagoghe; come ha voluto osservare, è stato particolarmente impressionato dalla bellezza dei Templi, e si è anche voluto informare sugli altri luoghi di culto ebraici del Piemonte, assicurando un’ulteriore visita in futuro. Nel suo breve discorso di saluto alla Comunità, Barkat ha ricordato che gli ebrei, nel momento dell’uscita dall’Egitto, si sono diviso il territorio di Eretz Israel in modo che ogni tribù ne avesse una porzione, ma Gerusalemme rimase indivisa e comune a ciascuna tribù affinchè tutti, recandovisi, si potessero sentire in casa propria. La Comunità gli ha risposto ricordando ai presenti la carriera militare di Barkat, capitano dei paracadutisti, e la sua specializzazione nel campo informatico che gli ha permesso di diventare un leader a livello mondiale nel campo della protezione (creò importanti antivirus). Con Sharon uscì dal Likud aderendo a Kadima, per poi diventare indipendente. Nel 2008 è diventato sindaco superando con una netta maggioranza il suo rivale. Anche il rabbino capo Birnbaum, attualmente all’estero, gli ha indirizzato un breve discorso di benvenuto.


Emanuel Segre Amar

Il Chievo di Israele che sogna la normalità

Il Chievo di Israele che sogna la normalità

Qualche volta le cosiddette ‘piccole’ ti fregano. Le guardi con infinita tenerezza e simpatia e quelle, troppa grazia ricevuta, stravolgono gli equilibri, ti fanno marameo e si prendono il posto che per palmares e milioni di euro investiti ti spetterebbe nell’Europa dei grandi. Accadde qualche anno fa in Italia col Chievo, da vittima sacrificale a quarta forza del campionato con annessi preliminari di Champions League. Sta per accadere in Israele.
Hapoel Ironi Kiryat Shmona, la squadra dei miracoli: nomi semisconosciuti in campo (tra questi David Solari, fratello del più celebre ex interista Santiago), stadio da neanche 5mila posti, l’instabile confine col Libano a pochi chilometri. Una precarietà esistenziale e tecnico-agonistica che sembra però non influire: è di una settimana fa, infatti, la vittoria ai rigori nella Coppa nazionale ai danni del più quotato Hapoel Tel Aviv. E anche in campionato, entrati nell’ultima parte di gare, sembra non esserci più trippa per gatti visto che l’Hapoel Ironi veleggia tranquillo in prima posizione con 52 punti (frutto di 15 vittorie, 7 pareggi e una sola sconfitta) e alle spalle ha lasciato un vuoto quasi incolmabile: l’Hapoel Tel Aviv segue a dieci misure di distanza, il ‘grande’ Maccabi Haifa si piazza invece malinconicamente in settima posizione a quota 34.
Radar quindi ormai puntati, in casa Hapoel, sulla volata finale. Volata che potrebbe portare a un inaspettato regalo: il titolo e la prima conseguente partecipazione alla Champions League. “Deve essere un sogno, rido e piango di gioia allo stesso tempo” raccontava un supporter interpellato negli scorsi giorni dal New York Times. L’euforia, proseguiva il tifoso, è duplice: il brivido di sedere almeno una volta nel salotto buono del pallone e quello di portare il nome di Kyriat Shmona sui media per vicende non legate esclusivamente al conflitto mediorientale e ai ripetuti lanci di missili dal vicino Libano che affliggono questa cittadina del nord di Israele da molti anni. Perché il grande sogno di Kiryat Shmona, ancor prima di ospitare il Barcellona o il Manchester United, è proprio la normalità. (Adam Smulevich)

La memoria corta

La memoria corta

Auschwitz e la memoria corta. Ospiti di Lilli Gruber a Otto e mezzo di La7, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e la filosofa del linguaggio e semiologa Vantina Pisanty (autrice di “Abusi di memoria – Negare, banalizzare, sacralizzare la Shoah”, Bruno Mondadori editore) hanno affrontato un confronto serrato e difficile sulle distorsioni e le strumentalizzazioni che aleggiano attorno al concetto di Memoria. La trasmissione, intensa e lontana dalla spettacolarizzazione, sebbene in prima serata è risultata, con 3,6 milioni di contatti, prima nell’interesse del pubblico fra i programmi dedicati al dibattito sull’argomento. “La ferita della Shoah – ha risposto il Rav- ha un profondo significato sacro nella sua spaventosa unicità, ma mi sento in forte polemica all’interno della mia stessa comunità con chi fa della Memoria una religione della morte, una patologia negativa che si oppone all’autentica religione della vita”. Riguardo al caso di Mario Vattani, il diplomatico già consigliere del sindaco di Roma Alemanno, accusato di apologia di fascismo, il Rav si è augurato che venga restaurata al più presto la dignità nazionale.