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	<title>Casale ebraica</title>
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		<title>Documentare il tempo sognato</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 08:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Massimo Biglia, autore piemontese alla prova d’esordio come documentarista, con il suo docufilm L’ora del tempo sognato, dedicato alla Memoria e all’eroismo di due donne coraggiose: Gioconda e Giuseppina. Studio rigoroso delle fonti e delle testimonianze, sette intense giornate…</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Massimo Biglia, autore piemontese alla prova d’esordio come documentarista, con il suo docufilm L’ora del tempo sognato, dedicato alla Memoria e all’eroismo di due donne coraggiose: Gioconda e Giuseppina. Studio rigoroso delle fonti e delle testimonianze, sette intense giornate di registrazione nei luoghi teatro della vicenda, nessun attore professionista, assenza di finanziamenti: queste alcune caratteristiche del docufilm. In occasione del Giorno della Memoria è stato presentato in Comunità un promo della pellicola, che uscirà uffcialmente in primavera.</p>
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		<title>Qui Casale &#8211; La Torah in rima</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 19:54:58 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/files/2011/10/Torah-in-Rima-2.jpg" alt="" title="Torah in Rima 2" width="200" height="120" class="alignleft size-full wp-image-17246" />“La rima baciata è il miele con cui somministrare la medicina, la forma che rende il messaggio biblico più appetibile per il grande pubblico”. In rima, Massimo Foa ha tradotto la Torah; ha raccontato sentimenti e delicate esperienze personali. Dietro a quel sapore velatamente ironico e a tratti infantile, si cela un espediente letterario suggestivo e coinvolgente. E Foa ne ha sfruttato la sfrontatezza per mettere in rima niente meno che la Torah, “il Libro per antonomasia, il fondamento di quel monoteismo che costituisce la base della civiltà occidentale”, ricordava l’autore in un’intervista al Portale dell’ebraismo italiano.<br />
Questa originale opera di traduzione del Pentateuco, pubblicata a casa editrice torinese Accademia vis vitalis, è stata presentata domenica scorsa nella splendida cornice della sinagoga di Casale Monferrato. Assieme all’autore hanno partecipato all’incontro Claudia De Benedetti, vicepresidente UCEI, la professoressa Elisabetta Massera e l’attrice Lucia Carrer perché, come scrive l’ebraista Giulio Busi su Il Sole 24 Ore “le quartine di Foa si possono leggere in silenzio, ma meglio sarebbe recitarle a voce”. Alla difficoltà del testo classico della Torah, fa così posto una versione più scorrevole, ritmica e, prerogativa della rima, facilmente memorizzabile; rimane ferma la fedeltà alla scrittura originale. Così suona in Foa l’annuncio ad Abramo della nascita di Isacco: «Anche da Sara tu un figlio avrai / Abramo chinò la faccia e rise un sacco. / Sara partorirà davvero, vedrai / e poiché hai riso, lo chiamerai Isacco».<br />
Un sorriso diverso è quello che si disegna sul volto di chi conosce la storia di Massimo Foa, nato a Cuorgnè (cittadina piemontese nei pressi della valle dell’Orco)  ricordata durante l’appuntamento monferrino da Elisabetta Massera. Un sorriso melanconico per un passato di sofferenza, di crudeltà, di eroismo. Una ferita unica, privata ma allo stesso condivisa da milioni di ebrei durante l’oscurità della Shoah. Nubi in cui si intravede il raggio di speranza e solidarietà, simbolo di chi nonostante tutto, decise di mettere a rischio la propria vita per salvare quella degli altri. Per Israele, queste persone sono i Giusti tra le nazioni di Yad Vashem, ricordati simbolicamente nel Giardino di Gerusalemme con un albero. E fra i giusti italiani c’è anche Mamma Tilde che salvò il piccolo Massimo Foa dalla deportazione e dalla morte nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau.<br />
Il 9 agosto 1944 Donato Foa, nato a Casale Monferrato nel 1876, il figlio ventiquattrenne Guido e la nuora Elena Recanati, di ventidue anni, vengono arrestati a Canischio, a pochi chilometri da Cuorgnè. Con loro Massimo, il figlio, neppure un anno di vita. I fascisti gli hanno scovati e catturati tutti, a tradirli una delazione. Nessun rifugio è mai sicuro di fronte alla crudeltà umana. “Donato, imprenditore metallurgico, Guido, Elena e il piccolo Massimo sono detenuti per 24 ore nella caserma Pinelli di Cuorgnè – racconta la professoressa Massera &#8211; il 10 agosto gli arrestati, caricati su un camion, sono tradotti alle Carceri Nuove di Torino. Prima della partenza Cecilia Genisio, staffetta partigiana e amica di famiglia, riesce a far pervenire ad Elena una bottiglia di latte, piccolo gesto di solidarietà tanto rischioso”. Donato e Guido vengono separati da Elena e il piccolo Massimo. La tragedia della deportazione è imminente, nella paura si fa largo la disperazione.<br />
Per Massimo, però, la strada sta per cambiare direzione; il coraggio e la solidarietà di due donne strappano il piccolo da un destino segnato. Suor Giuseppina, religiosa in servizio presso il braccio femminile delle Carceri Nuove, riesce a nascondere il bambino tra la biancheria sporca delle detenute, che è affidata a lavandaie esterne. “Una di queste – racconta Massera &#8211; è Clotilde Roda Boggio, vedova di Cuorgnè, che non ha un attimo di esitazione , prende con sé il piccolo Massimo, e lo ospita nella sua modesta casa , consapevole del rischio mortale che affronta. Mamma Tilde ha tre figli poco più che adolescenti, Domenico, Renzo e Antonietta ; i due ragazzi sono partigiani , militano nella VI Brigata Alpina “Giustizia e Libertà”. Mamma Tilde ai curiosi racconta che il piccolo è figlio di uno dei figli, deportato in Germania”. Nonostante gi stenti, la durezza della guerra, Tilde e la famiglia Boggio si prendono cura di Massimo. Intanto il nonno, il padre e la madre vengono inviati al campo di transito di Bolzano. E’ il 27 agosto del 1944. Due mesi dopo, il 24 ottobre, la famiglia Foa viene deportata ad Auschwitz. All’arrivo Donato viene ucciso. Del figlio Guido si perdono le tracce, partito da Auschwitz per una destinazione ignota. Bergen Belsen, Braunschweig, Ravensbruk, è il terribile percorso di Elena, l’unica che riuscirà a fare ritorno in Italia nell’ottobre del 1945. “Ai primi di maggio del 1945 finalmente anche a Cuorgnè si celebra la festa della Liberazione dal Nazifascismo con una grande sfilata di Partigiani – continua Massera, presidente dell’Associazione Canavesana per i Valori della Resistenza &#8211; Mamma Tilde , in prima fila con Massimo in braccio, assiste felice e chissà quanto orgogliosa alla sfilata , tra i quali sono Domenico e Renzo, sani e salvi. Oggi un albero, simbolo ebraico della vita che affonda le sue radici nella Terra che ci ospita e protende i rami verso il Cielo, ricorda Tilde Roda Boggio nel viale dei Giusti di Yad Vashem a Gerusalemme, e soprattutto Massimo può raccontare la favola vera della solidarietà ai suoi figli e nipoti”.</p>
<p><strong>Daniel Reichel</strong></p>
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		<title>Qui Casale &#8211; La neve e la luce</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 09:44:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/files/2012/01/casale.jpg" alt="" title="casale" width="200" height="150" class="alignnone size-full wp-image-19955" />Nel Giorno della Memoria anche la neve caduta copiosamente su Casale Monferrato ha aggiunto qualcosa ai ricordi. Doveva presentarsi così, bianco e silenzioso, Auschwitz ai soldati russi giunti alle soglie dell&#8217;orrore il 27 gennaio 1944. Ma la neve non…</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/files/2012/01/casale.jpg" alt="" title="casale" width="200" height="150" class="alignnone size-full wp-image-19955" />Nel Giorno della Memoria anche la neve caduta copiosamente su Casale Monferrato ha aggiunto qualcosa ai ricordi. Doveva presentarsi così, bianco e silenzioso, Auschwitz ai soldati russi giunti alle soglie dell&#8217;orrore il 27 gennaio 1944. Ma la neve non ha impedito a tanti: cittadini, ragazzi delle scuole e amici venuti anche da lontano, di accorrere nelle sale della Comunità ebraica, domenica 29 gennaio, per dare il loro contributo alla Memoria.<br />
Un contributo non solo di vicinanza ideale con le vittime della Shoah monferrine, ma anche concreto, visto che per la celebrazione di quest&#8217;anno la Comunità ha voluto allestire una “Stanza della Memoria” invitando chiunque avesse un pensiero capace di rievocare quegli anni a portarlo nella “sala quadrata” che sorge vicino alla Sinagoga.<br />
Un segno per rendere evidente come siamo destinati a ereditare il ricordo e il dolore di quegli avvenimenti, anche dopo che i testimoni diretti ci avranno lasciato. Come fiocchi di neve si “depositano” sulle pareti della sala gli oggetti più diversi: ci sono i due ritratti a olio del pittore casalese Mazzoli, bellissimi e profondi, ma che purtroppo ricordano chi, della famiglia Ottolenghi, non è riuscito a salvarsi. Ci sono le prove delle discriminazioni frutto delle leggi razziste raccolte dall&#8217;associazione Elisabeth Rothschild di Rivalta Bormida, c&#8217;è il contributo degli artisti locali: Gabriele Croppi, Fernanda Core, Camillo Francia, Silvio Wolf, Vito Boggeri, Angelo Ruga. E ci sono sopratutto i lavori delle scuole: l&#8217;Istituto Leardi, il Liceo Balbo, gli studenti di Occimiano, Terruggia e Morano, quest&#8217;ultimi con una raccolta che celebra Don Michelone, il parroco di Moransengo, ma nativo del paese del Po, recentemente nominato Giusto tra le Nazioni.<br />
Il Monferrato può vantare anche un&#8217;altra persona ad aver ottenuto questo riconoscimento per aver aver messo la propria vita a repentaglio per la salvezza di ebrei braccati dal nazifascismo. Si tratta di Giuseppina Gusmano: a lei e a Gioconda Carmi è dedicato il bellissimo documentario realizzato da Massimo Biglia “L&#8217;ora del tempo sognato”. In comunità se ne è potuto vedere un assaggio: girato in bianco e nero, con un contributo dei ragazzi casalesi chiamati ad interpretare i loro coetanei di allora, il video ha la forza e la poesia di una fiction cinematografica di autore e se manterrà le premesse è destinato a farsi notare dalla critica.<br />
Anche per questo il momento più toccante della cerimonia ha visto protagonista la giovanissima Giulia Marino, pronipote di Giuseppina Gusmano. Dopo che Elio Carmi e altri amici della Comunità ebraica hanno letto i nomi di tutti le vittime della Shoah di Casale e Moncalvo, a lei è toccata infatti l&#8217;accensione di uno dei 7 lumi che ricordavano i 6 milioni di ebrei e il milione di non ebrei sterminati nei campi di concentramento. Le altre lampade sono state accese dal presidente della Comunità ebraica Giorgio Ottolenghi, dal vicario generale del Vescovo Monsignor Antonio Gennario e da Adriana Ottolenghi, Mauro Bonelli, Riccardo Coppo e Riccardo Calvo.</p>
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		<title>Ester da regina a donna</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 09:41:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/files/2012/03/purim-200x106.jpg" alt="" title="purim" width="200" height="106" class="alignnone size-thumbnail wp-image-20826" />Per dare l’avvio ai festeggiamenti di Purim, le attività culturali alla Comunità Ebraica di Casale Monferrato nel pomeriggio di oggi propongono un appuntamento particolarmente atteso: l’incontro “Ester da Regina a Donna – Un simbolo di solidarietà, modernità e riscatto nel proprio ruolo di genere” con Daniela Sironi e Sonia Brunetti, presentate dal vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Claudia De Benedetti.<br />
Sonia Brunetti Luzzati dirige le Scuole Ebraiche di Torino e ha collaborato per anni con il Dipartimento di Studi Politici dell’Università di Torino. Laureata in Pedagogia, ha tenuto corsi sulla didattica della Shoah e sul tema razzismo/antirazzismo. Autrice di articoli e pubblicazioni, ha scritto con il rav Roberto Della Rocca il “Dizionario dell’Ebraismo” edito da Electa Mondadori. È inoltre collaboratrice del notiziario quotidiano l’UnioneInforma<br />
Daniela Sironi, laureata in Lettere Moderne, ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università di Sassari. Ha fondato la Comunità di Sant’Egidio a Novara nel 1981. Nel 1985 ha ricevuto dal vescovo monsignor Aldo Del Monte il premio Cortinovis per la bontà cristiana. Per l’impegno della Comunità nella vita cittadina ha ricevuto nel 2008 il riconoscimento di “Novarese dell’Anno”. Dal 1992 è responsabile regionale della Comunità di Sant’Egidio e dal 1998 è il referente per il nord Italia a tempo pieno. La rappresenta nelle sedi congressuali, nei rapporti istituzionali, presso la stampa. Per l’impegno internazionale vissuto nella Comunità di Sant’Egidio, dal 2005 al 2010 è stata delegata del vescovo di Novara per l’ecumenismo e il dialogo. Dall’aprile 2009 è presidente della “Comunità di Sant’Egidio &#8211; Piemonte – Onlus”.<br />
Claudia De Benedetti presenta così le due ospiti del pomeriggio casalese: “Le conosco da tempo, ho imparato dalle loro parole le lezioni della vita e dell’impegno. Dicono spesso con semplicità, con il linguaggio chiaro e asciutto appreso dal loro vivere quotidiano in prima linea, con la modestia piemontese che le contraddistingue, che aiutare gli altri è un obbiettivo primario, che vogliono far sentire sempre l’ impegno delle donne. La parola solidarietà ha il più alto e nobile significato, è la scintilla del credere nel Dio dei nostri Padri e delle nostre Madri, delle nostre passioni inestinguibili, dei nostri sogni immutabili, delle nostre tradizioni, dello Shemà Israel che ripetiamo percorrendo i sentieri della vita. Una solidarietà così radicata e moderna, una fierezza che è una lezione per tutti. Oggi riaffermiamo l’esempio della Regina Ester – conclude Claudia De Benedetti &#8211;  delle tante Ester, delle vite vissute diversamente, dall’uscita dei ghetti, all’unità d’Italia, alle persecuzioni, all’oggi. Donne il cui esempio resta indelebile,  il cui ricordo è pietra miliare per le generazioni presenti accanto a noi, per i nostri figli e nipoti, affinché sappiano sempre da dove provengono e non trovino impedite le strade della propria vita; affinché gli anelli della catena generazionale non vengano mai spezzati né diventino per nessuno guinzagli nel lungo cammino dell’Hatikvà, della speranza del genere umano.”</p>
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		<title>Prime luci di Chanukkah</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 21:25:26 +0000</pubDate>
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		<title>A Moncalvo riaprono le porte del Cimitero ebraico</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 21:04:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<img src="http://moked.it/casalebraica/files/2012/04/moncalvo.jpg" alt="" title="moncalvo" width="278" height="354" class="alignnone size-full wp-image-47" />Il maltempo non ha fermato la riapertura del cimitero Ebraico a Moncalvo, pregevole testimonianza di un passato fecondo della comunità monferrina che ha compiuto un importante passo al fine di non perdersi nell’oblio. In occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica il sindaco della città tra Asti e Casale è stato la guida d'eccezione per la prima visita dopo i lavori di restauro. Un intervento che la Comunità ebraica ha deciso di attuare per recuperare completamente sia l’area cimiteriale, resa parzialmente inaccessibile a causa della vegetazione e del pericolo di crolli, sia il fabbricato adiacente in parte già collassato. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/casalebraica/files/2012/04/moncalvo.jpg" alt="" title="moncalvo" width="278" height="354" class="alignnone size-full wp-image-47" />Il maltempo non ha fermato la riapertura del cimitero Ebraico a Moncalvo, pregevole testimonianza di un passato fecondo della comunità monferrina che ha compiuto un importante passo al fine di non perdersi nell’oblio. In occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica il sindaco della città tra Asti e Casale è stato la guida d&#8217;eccezione per la prima visita dopo i lavori di restauro. Un intervento che la Comunità ebraica ha deciso di attuare per recuperare completamente sia l’area cimiteriale, resa parzialmente inaccessibile a causa della vegetazione e del pericolo di crolli, sia il fabbricato adiacente in parte già collassato. L’obiettivo è di inserirli in un percorso di visita che possa documentare il passato della comunità ebraica di Moncalvo e, più in generale, l’ebraismo nel Monferrato. I lavori, durati oltre due anni, hanno potuto beneficiare dei finanziamenti di Regione Piemonte, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino per un totale complessivo di 295mila euro. L&#8217;intervento ha reso il cimitero, oltre che un luogo ricordo, anche un angolo suggestivo e poetico del Monferrato. “Un luogo sospeso nel tempo” come ha ricordato Elio Carmi, vicepresidente della Comunità di Casale, durante l&#8217;inaugurazione. Tanti sono stati i monferrini che in questa giornata hanno voluto riappropriarsi di questo spazio: almeno un centinaio le prime visite. Testimonianze di una viva partecipazione alla cultura ebraica che in quest&#8217;area geografica ha radici profonde. I primi ebrei arrivarono probabilmente a Moncalvo dalla Francia in seguito alle espulsioni del 1394: non a caso tale nucleo pregava secondo il rito Appam, nato dalla combinazione tra l&#8217;antico rito francese e quello tedesco. Nel 1732 gli ebrei di Moncalvo vennero rinchiusi nel ghetto situato nella stretta, breve viuzza che corre parallela alla commerciale via della Fracia, con due ingressi su via Montanari e su via XX Settembre. Le famiglie ebraiche erano 33 per un totale di 171 persone mentre nel 1836 i membri della comunità raggiunsero le 233 unità. Il ghetto non era distante dal centro della vita cittadina e la sinagoga si apriva su piazza Carlo Alberto, la principale della città, anche se l&#8217;accesso nei giorni di festa avveniva per un passaggio interno alla cinta del ghetto. Sopra la porta della sinagoga smantellata e i cui arredi sono oggi in Israele, è possibile intravedere un&#8217;iscrizione, in ebraico e in italiano, tratta da Isaia, che ne palesa l&#8217;originaria natura di oratorio di preghiera: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti” (Isaia 56,7). Il cimitero è posto sulla strada provinciale per Grazzano con vista su Crea. Le più antiche sepolture risalgono al XVIII secolo. Le iscrizioni tombali rimandano alle famiglie del luogo: Luzzati, Sacerdoti, Foa e Norzi, oggi unica famiglia ebraica residente a Moncalvo. La parte più antica, che comprende una decina di sepolcri, è molto suggestiva, adagiata com&#8217;è su un bosco scosceso, circondato da alberi ad alto fusto. Nell&#8217;area nuova, ugualmente toccante nella sua semplicità, sono sepolte una quarantina di persone.</p>
<p><strong>Alberto Angelino</strong></p>
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		<title>Free MuXeum e progetti à la carte in Comunità</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 20:54:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[appuntamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://moked.it/casalebraica/files/2012/04/casale2.jpg" alt="" title="casale" width="307" height="187" class="alignnone size-full wp-image-42" />Gli argenti, le stoffe, le raganelle, le trottole e tanti altri oggetti della tradizione ebraica si racconteranno anche ai ragazzi che fanno fatica a vederli, a sentirli, a capirli bene o a compiere il percorso di visita della Sinagoga e dei Musei ebraici di Casale. Per alcune settimane la Comunità replicherà in nuce l’iniziativa Free Mu‐ Xeum , un progetto sperimentale ideato dall’Associazione BabyXitter. L’ Associazione BabyXitter, con la x maiuscola, offre assistenza specialistica a domicilio per bambini con disabilità al costo di un normale baby sitter.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/casalebraica/files/2012/04/casale2.jpg" alt="" title="casale" width="307" height="187" class="alignnone size-full wp-image-42" />Gli argenti, le stoffe, le raganelle, le trottole e tanti altri oggetti della tradizione ebraica si racconteranno anche ai ragazzi che fanno fatica a vederli, a sentirli, a capirli bene o a compiere il percorso di visita della Sinagoga e dei Musei ebraici di Casale. Per alcune settimane la Comunità replicherà in nuce l’iniziativa Free Mu‐ Xeum , un progetto sperimentale ideato dall’Associazione BabyXitter. L’ Associazione BabyXitter, con la x maiuscola, offre assistenza specialistica a domicilio per bambini con disabilità al costo di un normale baby sitter. La X richiama alla Sindrome X Fragile: la più comune forma di ritardo mentale di tipo ereditario originato dalla presenza sul cromosoma X di una porzione di materiale genetico instabile o una parziale rottura. Grazie al contributo della Compagnia San Paolo, al patrocinio della Regione Piemonte e alla collaborazione del Museo Egizio e del Museo del Cinema di Torino e della Reggia di Venaria è nata l’idea di realizzare Free MuXeum, percorsi tematici dedicati ai giovani disabili e alle loro famiglie. I ragazzi saranno accolti anche nel complesso ebraico casalese in cui la visita è agevolata dall’assenza di barriere architettoniche e dalla particolare sensibilità delle guide. Negli scorsi mesi una ragazzina affetta da Sindrome X Fragile è capitata quasi per caso nella sinagoga di Casale, ha poi chiesto insistentemente di tornare in Vicolo Salomone Olper perché affascinata dalle iscrizioni del Tempio. A poco a poco ha cominciato a copiare le lettere ebraiche e a ripetere suoni e parole. Ospite fisso delle attività comunitarie è un giovane ipovedente appassionato di arte ebraica. Due piccoli esempi: un invito da estendere a potenziali utenti. Nei mesi invernali inoltre la Comunità di Casale organizza da alcuni anni corsi di formazione pensati e realizzati su misura per le esigenze delle proprie guide volontarie. Fare la guida della sinagoga e dei Musei ebraici di Casale, con l’occasionale aggiunta dei due cimiteri e della sezione di Moncalvo, è una vera mitzwah, un precetto cui aderiscono i molti amici non ebrei, un impegno tutt’altro che agevole sia per il tempo da dedicare che, soprattutto, per il sapere enciclopedico che viene richiesto dai numerosissimi turisti eterogenei per provenienza, cultura e religione. Ed allora, parafrasando il celebre film di Woody Allen, l’obbiettivo dei corsi è fornire ai volontari un vademecum, possibilmente aggiornato, per rispondere alla domanda: “Tutto quello che avreste voluto sapere sugli ebrei (ma non avete mai osato chiedere)”. Le venti ore di lezione, svolte nelle singole sale espositive dei Musei e all’interno della sinagoga, sono quindi principalmente legate alla storia, alla cultura, all’arte, alla spiritualità e alla tradizione ebraica casalese e monferrina antica, medievale e moderna. Al termine del percorso formativo è previsto l’esame con prova pratica e il rilascio di un attestato d’idoneità</p>
<p><strong>Claudia De Benedetti</strong></p>
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		<title>Cento lumi accendono Gerona</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 22:43:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://moked.it/casalebraica/files/2012/04/casale1.jpg" alt="" title="casale" width="307" height="199" class="alignnone size-full wp-image-39" />Chanukkah letteralmente significa inaugurazione. Anche quest’anno la Comunità di Casale ha avuto una nuova, prestigiosa inaugurazione: 22 opere del Museo dei Lumi sono state scelte da Assumpciò Hosta, direttore del Museo Ebraico di Gerona, per l’allestimento di una mostra temporanea ospitata dalla Red de Juderias de Espana. Gli imballaggi delle opere di recente acquisizione sono stati realizzati appositamente con estrema precisione e professionalità dalla falegnameria Costanzo, eccellenza monferrina nel settore degli imballaggi. Le casse in legno chiaro, sicure, leggere, climatizzate ed ignifughe hanno potuto così accogliere i preziosi lavori. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/casalebraica/files/2012/04/casale1.jpg" alt="" title="casale" width="307" height="199" class="alignnone size-full wp-image-39" />Chanukkah letteralmente significa inaugurazione. Anche quest’anno la Comunità di Casale ha avuto una nuova, prestigiosa inaugurazione: 22 opere del Museo dei Lumi sono state scelte da Assumpciò Hosta, direttore del Museo Ebraico di Gerona, per l’allestimento di una mostra temporanea ospitata dalla Red de Juderias de Espana. Gli imballaggi delle opere di recente acquisizione sono stati realizzati appositamente con estrema precisione e professionalità dalla falegnameria Costanzo, eccellenza monferrina nel settore degli imballaggi. Le casse in legno chiaro, sicure, leggere, climatizzate ed ignifughe hanno potuto così accogliere i preziosi lavori. Il prestito di opere del Museo dei Lumi di per sé non è una notizia, ma la notizia è che per due mesi, fino al primo febbraio 2012, nelle sale del Museo ebraico di Gerona avverrà un gemellaggio ideale tra la l’ebraismo sefardita, tra i più antichi e blasonati d’Europa, e l’ebraismo casalese che con caparbietà, gioia e amore ha deciso di lottare contro la demografia ed abitare giorno dopo giorno, ricorrenza ebraica dopo ricorrenza ebraica, gli spazi dell’antico Ghetto e della splendida sinagoga degli Argenti. Dieci anni or sono a Casale Monferrato Elio Carmi e Antonio Recalcati hanno voluto coinvolgere tanti amici artisti e chiedere loro di donare una lampada di Chanukkah che sarebbe andata a formare il primo nucleo di una raccolta di lampade uniche al mondo. Con il 2011 la collezione, ospitata nel forno delle azzime della Comunità, ha raggiunto le 125 opere. La Fondazione Arte Storia e Cultura Ebraica a Casale Monferrato e nel Piemonte Orientale ONLUS ha inoltre finanziato la pubblicazione di un prezioso volume in italiano, francese ed inglese edito da Skirà. Dopo la prestigiosa esposizione temporanea ospitata nel dicembre 2010 dal Museo Ebraico di Parigi nelle Sale dell’Hotel de Saint Aignan, 71 Rue du Temple, nel cuore del Marais, le opere sono state richieste a Gerona dalla Red de Juderias de Espana, ente responsabile dei siti, delle manifestazioni e degli itinerari ebraici nella Penisola Iberica. A Gerona, 45 miglia a nord di Barcellona è stato minuziosamente recuperato e restaurato un quartiere ebraico medievale. Gerona e Barcellona ospitarono due comunità radicalmente differenti. Gerona fu uno dei maggiori centri europei della Cabbalà. Qui vissero alcuni dei maggiori scrittori e maestri cabalisti del Medioevo. Barcellona, invece, ospitò una comunità di studiosi razionalisti. La prima testimonianza scritta sugli ebrei a Gerona risale all&#8217;890. La zona ebraica fiorì per oltre 500 anni per poi conoscere esplosioni di violento antisemitismo. L&#8217;ultima sinagoga costruita in Spagna fu completata a Gerona a metà del Quattrocento. Dopo il 1492 il quartiere ebraico fu chiuso, murato e cancellato dalla memoria collettiva della città fino alla fine del ventesimo secolo quando è stato riportato alla luce e restaurato con grande cura. Oggi l’area ospita il centro Benastruc ça Porta, comprendente il Museo ebraico catalano e un archivio storico aperto agli studiosi. La terza sera di Chanukkah il sindaco di Gerona Carles Puigdemont accoglierà una numerosa delegazione di ebrei casalesi che intoneranno benedizioni e canti secondo il rito monferrino, offrendo gli immancabili krumiri e brindando con Moscato piemontese ai futuri viaggi dei Lumi del Museo. </p>
<p><strong>Claudia De Benedetti</strong></p>
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		<title>Aprirsi al mondo attraverso la musica</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 22:14:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://moked.it/casalebraica/files/2012/04/casale.jpg" alt="" title="casale" width="195" height="140" class="alignnone size-full wp-image-32" />La Comunità di Casale Monferrato ha avviato una nuova prestigiosa collaborazione con la locale Accademia Filarmonica. La pubblicazione del libro di Vito Mancuso Io e Dio. Una guida dei perplessi è stata l’occasione per ascoltare un serrato, avvincente e denso dibattito tra lo stesso Mancuso e Paolo De Benedetti, entrambi assidui protagonisti della vita culturale casalese. L’incontro, svoltosi alla presenza di un folto pubblico e ospitato nelle sale dell’Accademia Filarmonica presieduta da Serena Cerutti Monina, ha costituito il primo appuntamento congiunto. La più antica istituzione musicale monferrina venne fondata nel 1827 da 83 famiglie nobili casalesi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/casalebraica/files/2012/04/casale.jpg" alt="" title="casale" width="195" height="140" class="alignnone size-full wp-image-32" />La Comunità di Casale Monferrato ha avviato una nuova prestigiosa collaborazione con la locale Accademia Filarmonica. La pubblicazione del libro di Vito Mancuso Io e Dio. Una guida dei perplessi è stata l’occasione per ascoltare un serrato, avvincente e denso dibattito tra lo stesso Mancuso e Paolo De Benedetti, entrambi assidui protagonisti della vita culturale casalese. L’incontro, svoltosi alla presenza di un folto pubblico e ospitato nelle sale dell’Accademia Filarmonica presieduta da Serena Cerutti Monina, ha costituito il primo appuntamento congiunto. La più antica istituzione musicale monferrina venne fondata nel 1827 da 83 famiglie nobili casalesi. La sua eclettica programmazione esplora da sempre tutti i settori della musica, propone conferenze, dibattiti e mostre personali di artisti emergenti. La Filarmonica ha sede in uno dei più significativi esempi architettonici del settecento piemontese, Palazzo Gozzani di Treville, iniziato a costruire nel 1730 su disegno di Giovanni Battista Scapitta e ultimato dal nipote Vincenzo. Al di là della facciata, rimaneggiata in età neoclassica dal Bertotti Scamozzi, l’edificio induce, immutata nel tempo in chi varca il portone d’ingresso, una inaspettata sensazione di stupore all’aprirsi dell’imponente e scenografico cortile barocco, con le sue volte ricche di affreschi di scuola bibbienesca che che riproducono illusori paesaggi dalle prospettive amplificatrici. Negli splendidi interni di questo gioiello barocco si sono ritrovati alcuni protagonisti della storia risorgimentale italiana, gli ultimi Re di Sardegna, i Re d’Italia e numerosi principi della dinastia Sabauda di cui resta eco nei nomi ancora assegnati alle sale. Dalla seconda metà dell’Ottocento, quando gli ebrei casalesi poterono uscire dal ghetto per l’effetto dell’emancipazione firmata da Carlo Alberto, la Filarmonica ha ospitato nelle sue sale il “Ballo dei 100 e non più 100”, evento sociale atteso da tutta la città di Casale che vedeva nell’antica capitale del Ducato di Monferrato la partecipazione di un massimo di 199 persone a quel tempo scelte fra non più di 100 nobili e non più di 99 borghesi. “Come Comunità – dice il vicepresidente Elio Carmi – abbiamo da anni aperto le porte a moltissimi visitatori, a scolaresche e ad appassionati, assiduamente frequentatori del nostro programma culturale”. È bene considerare che esiste un pubblico cui noi guardiamo con grande interesse: sono i 50.000 abbonati di Torino Piemonte Musei che invitiamo in Vicolo Salomone Olper ma anche alle nostre iniziative esterne. Combattere i pregiudizi vuol dire anche uscire dai nostri spazi, dimostrare con i fatti chi siamo. Per ottenere una migliore visibilità e stimolare il turismo ebraico abbiamo pensato a nuovi partner. All’amica Serena va la nostra riconoscenza per la grande disponibilità e per la ricchezza di stimoli. L’incontro, pubblicizzato solo tramite mailing list e comunicati alla stampa locale, si è quindi rivelato un notevole successo.</p>
<p><strong>Claudia De Benedetti</strong></p>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 16:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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