“Sono a cavallo” – La scelta di Simone Zaraffi
Simone Zaraffi ha compiuto venti anni a marzo, è nato a Firenze e ama andare controcorrente: il suo sogno di ragazzino non era quello di correre dietro a un pallone negli stadi del campionato italiano. “Del calcio non me ne importa niente”, dice. Voleva a tutti i costi salire in sella a un destriero e galoppare. Galoppare e saltare gli ostacoli insieme al suo elegante amico con la criniera. D’altronde il futuro era scritto nel libro del destino. “Da piccolo il primo regalo che ho chiesto ai miei genitori è stato il cavallino della Chicco”, racconta divertito. Su un cavallo autentico sarebbe salito a soli cinque anni. Qualche mese e sarebbero arrivate anche le prime gare in sella ad un pony. Piccole cose tra bambini – sottolinea – ma a partire da quel momento mi resi conto che saltare gli ostacoli era la mia passione”. Simone, tra i talenti più interessanti della sua generazione (nel palmares spicca un settimo posto ai campionati giovanili italiani), il sogno di sfondare nel settore ippico lo sta costruendo giorno dopo giorno, tassello dopo tassello, con il sostegno di mamma e sorella che non manca mai. Tornato da poco a Firenze dopo aver attraverso la Toscana in lungo e largo in cerca di scuderie e opportunità, adesso punta in alto. Anche se sfondare in quel mondo è impresa ardua. La sfida più grande è trovare degli sponsor danarosi che ti foraggino. In attesa di maggiori introiti, lui lavora come un dannato: talvolta fino a dodici ore al giorno. Spera nel salto di livello, ma ci vorrebbe un nuovo cavallo. C’è però un piccolo problema di cui tener conto: un destriero più competitivo costa decine di migliaia di euro, cifra che al momento non è alla sua portata. Non di rado Simone gareggia con puledri che gli vengono affidati da scuderie e privati per tornei specifici, ma un cavallo di proprietà sembra indispensabile per puntare a traguardi ambiziosi. “Speriamo bene”, sospira. Nel frattempo si dedica ad un progetto che se andasse a buon fine rappresenterebbe la tanto agognata svolta. “Sto pensando di prendere la cittadinanza israeliana”, ci spiega. Visto che in Israele non esiste una squadra nazionale vera e propria, Simone ha proposto alla federazione di gareggiare in Italia e in Europa con la sua nuova cittadinanza in cambio di una sponsorizzazione importante. In Israele ha già avuto modo di impratichirsi e di prendere i primi contatti. Quattro settimane da quelle parti gli ha fatto capire che il movimento ha bisogno di un ricambio generazionale: servono nuovi testimonial per fare breccia nel cuore della gente.
La strada finora percorsa (o meglio dire saltata) è tanta. “Ho esordito al Centro Ippico Toscano di Firenze che ero alle elementari”, ricorda Simone. A dieci anni i pomeriggi li passa invece a Pistoia, dove sua istruttrice è Chiara Arrighetti, cavaliere della squadra nazionale. Il passaggio successivo è una scuderia prestigiosa di Arezzo, città in cui si trasferisce a vivere (da solo) ad appena sedici anni. Non è un momento facile nella sua vita: è reduce da una bocciatura a scuola e non ha voglia di continuare. Ma fugati i dubbi torna sui banchi, recupera l’anno perduto e si proietta verso il diploma di maturità, che consegue nel giugno 2009. Con il diploma in tasca, si trasferisce a Grosseto, terra di butteri. Trova impiego alla Anam (Associazione Nazionale Allevatori Maremmani) e apprende i segreti del mestiere dall’ex olimpionico Dino Costantini. Poi fa ritorno a casa, base per progettare il futuro. Svariate esperienze significative in saccoccia – oltre a quelle già citate, nel suo curriculum uno stage federale con i migliori cavalieri italiani e tre mesi di raffinamento tecnico in Florida su indicazione del campione nazionale Emilio Bicocchi – Simone guarda al domani con sano ottimismo: “Non sono uno che si arrende facilmente, le sfide mi piacciono”.









