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Testimonianze di Vita Ebraica

La vita familiare

La ritualità familiare ha un grande rilievo nella religione ebraica. Molti dei seicentotrenta precetti (mitzvoth), che ciascun ebreo è obbligato a seguire, sono messi in pratica nella vita quotidiana. Alcuni riti riguardano i momenti significativi della vita (il matrimonio, la nascita, la maggiorità religiosa, la morte), altri concernono le festività, la cui celebrazione avviene, oltre che nella sinagoga, anche all’interno delle mura domestiche.

Nascita e circoncisione (milah) → La nascita di un bambino è sempre un momento di gioia ma anche di preoccupazione, soprattutto in epoche più lontane, quando la mortalità infantile era molto alta. Si era affermato l’uso di appendere sopra la culla un amuleto, che poteva essere un astuccio di argento, detto shaddaj (Onnipotente), con all’interno una preghiera scritta su una piccola pergamena. La circoncisione (milah) è eseguita da un circoncisore (mohel), che ha avuto una preparazione apposita sia dal punto di vista chirurgico, sia rituale. Il bambino, vestito con un abitino bianco e talvolta con le spalle coperte da un piccolo talled, è tenuto sulle ginocchia da un parente o da un amico scelto dai genitori (sandak) posto su un’alta sedia detta Sedia di Elia. Alla fine della cerimonia è imposto il nome al bambino. Le bambine ricevono invece il nome dopo trenta giorni dalla nascita, in occasione della presentazione al tempio.

Maggiorità religiosa (Bar mitzvah)→ Una settimana dopo il compimento del tredicesimo anno i maschi diventano adulti a tutti gli effetti, momento che è celebrato da una solenne cerimonia detta Bar mitzvah, in cui i ragazzi leggono pubblicamente nella sinagoga un brano della Tora, il Pentateuco. Da questo momento hanno le responsabilità, i diritti e i doveri che competono ai componenti della Comunità, sono parte attiva nel minyan, ovvero il numero minimo di dieci uomini ebrei adulti, davanti ai quali è possibile recitare alcune preghiere e leggere pubblicamente la Tora, hanno l’obbligo di indossare i filatteri (tefillin) e di adempiere alle mitzvoth, cioè ai precetti che regolano la vita ebraica, Sia le donne che gli uomini possedevano libri di preghiere, dove spesso usavano annotare gli eventi lieti o tristi che riguardavano la famiglia, e che si trasmettevano di generazione in generazione. Spesso erano doni fatti in occasione della maggiorità religiosa o, soprattutto quando recavano gli stemmi di famiglia, in occasione delle nozze. Solamente nel corso del Novecento per le bambine è invalsa una cerimonia analoga, detta Bath mitzvah, ma meno significativa, dal momento che le donne non hanno alcun ruolo nella celebrazione delle pubbliche preghiere.

Il matrimonio (Nissuin)→ Il matrimonio ebraico si divide in due parti: il fidanzamento (kiddushin), in cui si stabilisce un impegno tra le due parti, e il matrimonio (nissuin), a seguito della quale comincia la coabitazione. Attualmente le due fasi dell’unione matrimoniale sono riunite in un’unica cerimonia che avviene normalmente all’interno della sinagoga sotto un baldacchino (chuppah), che simboleggia la stanza nuziale. Il patto tra marito e moglie è sancito mediante un documento, detto ketubbah, firmato dagli sposi e dai testimoni, nel quale si stabilisce la dote; soprattutto in Italia, a partire dal XVI secolo era arricchito con motivi di architetture, di fiori, di figure umane, di animali, oppure da interi brani scritti in micrografia, ovvero piccolissime lettere ebraiche che creano la struttura ornamentale del disegno. Era uso che la sposa offrisse in dono il talled ricamato (il mantello rituale), che lo sposo indossava il giorno delle nozze, e un libro di tefilloth, cioè per le preghiere di tutti i giorni, sui cui piatti erano rappresentati stemmi parlanti -non era permesso agli ebrei di avere titoli nobiliari- ovvero emblemi che riproducono, attraverso simboli, i cognomi delle famiglie che si univano. Prima della cerimonia nuziale la sposa compie un bagno rituale, in occasione del quale gli ebrei sefarditi usavano decorare un asciugamano con ricchi ricami. Era tradizione inoltre che la sposa ricamasse per sé un fazzoletto con le proprie iniziali.

Le feste

Le innumerevoli festività che scandiscono l’anno ebraico hanno un ruolo religioso, sociale e normativo; non solo ricordano alla collettività eventi della propria storia o momenti connessi al ciclo agricolo, ma inducono gli ebrei a pregare, riflettere e studiare, sospendendo le normali attività del vivere quotidiano.

Shabbat (Sabato)→ La ricorrenza più importante è il Sabato (Shabbat), l’unica festa che è stata espressamente comandata dalla Bibbia (Tora), nel secondo dei Dieci Comandamenti. E’ imposto un giorno di riposo a tutti i componenti della comunità, oltre che ai servi, agli stranieri e, persino, agli animali. Al tramonto del sole del venerdì la padrona di casa accende due candele, che servono per la sera. Si usano due candelieri oppure una lampada circolare, che contiene olio, con sette beccucci nei quali è inserito uno stoppino. I tre pasti sabbatici sono preparati in precedenza. La tavola, coperta da preziose tovaglie, è apparecchiata con il calice per la benedizione del vino (kiddush), che santifica la festa, e con un vassoio, che contiene due pani interi a forma di treccia, preferibilmente fatti in casa (challoth), in ricordo della doppia porzione di manna che i figli di Israele raccoglievano il venerdì nel deserto. Il piatto, con scritte e simboli riferiti alla festa, può essere in ceramica, in porcellana o in argento.

Pesach (Pasqua)→ è il simbolo della libertà o delle libertà in tutte le epoche e prevede una complessa ritualità. Le prime due sere (in Israele, solamente la prima) le famiglie e si riuniscono per una cena, che inizia con la lettura della Haggada (letteralmente ‘narrazione’) in cui sono raccolti brani tratti dalla letteratura biblica e post biblica e un rituale di preghiera in cui si racconta e si discute secondo un ordine prestabilito (seder) l’esodo dall’Egitto. Il seder è accompagnato da una serie di cibi rituali e memoriali che ricordano le gioie e i dolori che colpirono il popolo ebraico durante la schiavitù in Egitto e durante l’esodo, accomodati su un vassoio coperto da una tovaglia ricamata o entro un cesto:
• il pane azzimo (mazzà), in ricordo del fatto che gli ebrei in fuga non ebbero il tempo di far lievitare il pane, il vino, simbolo di gioia e dei frutti della terra;
• l’erba amara (maror) intinta nell’aceto, in ricordo delle sofferenze subite durante la schiavitù;
• una composta di frutta (haroseth), simbolo della malta usata dagli ebrei schiavi per costruire gli edifici degli egiziani;
• l’uovo, in segno di lutto per i primogeniti egiziani morti a causa di una delle piaghe inviate dal Signore per costringere il Faraone a lasciare liberi gli ebrei, ma anche segno di eternità.

Rosh ha-Shana (Capodanno)→ cade fra settembre e ottobre, prevede, presso le comunità sefardite, una cena rituale dove i vari cibi, i così detti ‘bocconi’, rappresentano un augurio di fertilità e prosperità per tutto il popolo ebraico: fichi, zucca, finocchio, porro, bietola, datteri, melagrana, testa d’agnello e pesce. Molte famiglie possiedono piatti e suppellettili riservate a questo evento. Segna anche l’inizio di un periodo di dieci giorni, durante i quali gli ebrei devono rendere conto delle proprie azioni di fronte al Signore e riconciliarsi con coloro che hanno offeso o ai quali abbiano fatto torto.

Kippur (Espiazione) → a conclusione dei dieci giorni che seguono al capodanno vi è la festa del Kippur, un digiuno di ventisette ore, in cui si implora il perdono divino. Gli ebrei trascorrono la maggior parte del tempo nella sinagoga; prima dell’inizio del digiuno vi è l’uso, presso alcune famiglie, di approntare una tavola rituale con al centro una focaccia dolce, coperta da una tovaglietta ricamata, un calice colmo di vino e una brocca con un asciugamano per il profeta Elia, che passerà durante la notte, frutti e grano, simbolo di fertilità e prosperità, e un libro aperto su una pagina in cui vi sia il rituale della festa.

Purim (La festa delle sorti) → cade tra febbraio e marzo e ricorda la salvezza del popolo ebraico, avvenuta ad opera della regina Ester, dalle minacce messe in atto da Hammàn, consigliere del re di Persia. La narrazione è raccolta in una lunga pergamena (Meghillah Ester), spesso riccamente miniata, sulla quale ciascun ebreo segue la pubblica lettura in Sinagoga.

Channukkah → cade in dicembre e celebra la vittoriosa rivolta del popolo ebraico contro il dominio dei Seleucidi, che volevano imporre la propria cultura ellenica e gli dei pagani. Per ricordare questo evento e la cerimonia, durata otto giorni, in cui il Tempio di Gerusalemme fu riconsacrato, si accende una lampada ad otto lumi, la cui accensione è progressiva: uno in più per ciascun giorno della durata della festa. Vi è poi un nono lume, detto shammash (servitore), che sostituisce simbolicamente gli altri nell’illuminazione della stanza. La lampada, che è generalmente posta vicino ad una finestra, può essere appesa ad una parete, oppure, nel caso sia costituita da un basamento con nove bracci, appoggiata su di un tavolo.

Stanza Multimediale

Da sei postazioni internet si ha accesso ad una selezione di siti di Musei europei, americani ed israeliani. Il museo offre la possibilità di navigarli liberamente comodamente seduti in una delle stanze del secondo piano. Nello stesso locale sono collocati i pannelli della mostra didattica dal titolo Saperi e Sapori: la cucina nella tradizione ebraica, curati da Sandro Servi.

Stanza della Memoria

La stanza della memoria ripercorre la storia degli ebrei dal XIX al XX secolo, dalla ritrovata libertà dopo l’Emancipazione, alle Leggi Razziali, allo sterminio, alla ricostruzione del dopoguerra. Sulla parete di fondo sono elencati i nomi di coloro che sono stati deportati. Campeggia anche la fotografia di una ragazzina, morta a d Auschwitz, il cui nome è evidenziato in rosso.

Stanza Video

La stanza è allestita perché i visitatori assistano a proiezioni che illustrano attraverso interviste e brevi filmati quanto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale.