I Lorena

I Lorena, Firenze capitale, la distruzione del ghetto


Questi, applicando le idee progressiste propugnate dall’Illuminismo, furono assai ben disposti verso gli ebrei tanto da concedere fin dall’inizio qualche libertà: già nel 1750 permisero l’acquisto degli edifici in cui erano situate le due sinagoghe, dal 1755 le porte del Ghetto non vennero più chiuse al tramonto dalle autorità fiorentine e nel 1779 furono messe in vendita tutte le case e tutti i negozi acquistati da un gruppo di banchieri ebrei. Tutti di divieti caddero definitivamente con l’arrivo in Italia e anche in Toscana delle truppe napoleoniche le quali portavano la libertà, l’uguaglianza e la fraternità propugnate dalla Rivoluzione francese.

Dopo il 1815 con la Restaurazione e il ritorno dei Lorena, anche se sulla carta furono ripristinati gli antichi divieti, in realtà la strada verso una maggiore libertà rimase aperta, tanto che nel 1848 furono abbattuti i cancelli del Ghetto, sebbene molti ebrei, in particolare i più poveri, continuassero ad abitarvi. La proclamazione di Firenze Capitale del Regno d’Italia dal 1864 al 1872 aveva rese necessarie molte trasformazioni urbanistiche che adeguassero la città al nuovo ruolo, piano che fu elaborato dall’architetto Giuseppe Poggi.

Il progetto prevedeva anche la demolizione di gran parte del centro storico, inadatto per i suoi vicoli stretti e per le caratteristiche delle abitazioni ai nuovi criteri urbanistici. Il Ghetto fu evacuato nel 1885 e Piazza del Mercato Vecchio allargata alle attuali dimensioni di Piazza della Repubblica. Gli ebrei, liberi di abitare in ogni zona della città, avevano già allestito, in un palazzo di civile abitazione, situato in una strada adiacente all’antico ghetto, via delle Oche, due piccole oratori che cessarono di funzionare nel 1962.

Nel frattempo si cominciò a progettare una nuova sinagoga. Dopo aver scartato l’ipotesi di costruirla nel centro o addirittura dove sorgeva il ghetto, fu scelta una zona vicina alle mura, nel quartiere detto “della Mattonaia” e nel 1882 fu inaugurato il Tempio Maggiore di via Farini, ancora oggi cuore nevralgico della comunità ebraica fiorentina.