La Sinagoga

“Nel corso dei secoli l’arte ebraica ha avuto uno sviluppo intimamente legato alle vicende e alle peregrinazioni del popolo, da un lato, e alla tradizione e alle esigenze religiose dall’altro: questi fattori hanno sempre condizionato le forme e le varie espressioni artistiche … anche se l’unica manifestazione architettonica degli Ebrei fu la Sinagoga.” (U. Fortis , Ebrei e Sinagoghe)

La Sinagoga quale luogo di culto è profondamente diversa dai luoghi di culto delle altre religioni, in quanto essa non è dedicata alle sole funzioni religiose, ma al suo interno si svolgono funzioni e attività “laiche” diventando l’unica istituzione centrale della comunità, specialmente nel periodo della diaspora.

La Sinagoga di Firenze

La Sinagoga svolgeva di fatto un ruolo civico, in quanto il punto di riferimento della vita quotidiana della Comunità, nei cui pressi si trattavano affari e talora mercato. Le Sinagoghe dei ghetti erano di solito poco appariscenti all’esterno; si trattava quasi sempre di ambienti piccoli e raccolti, spesso ubicati agli ultimi piani, mentre, quasi per compenso a queste limitazioni, gli interni venivano sontuosamente decorati con magnifici arredi grazie anche alla benevolenza delle famiglie più ricche della comunità, che legavano così il loro nome all’edificio. Caratteristica è l’assenza di qualsiasi figurazione umana e animale, mentre sono previsti motivi ornamentali vegetali. La scrittura è spesso parte integrante della decorazione in quanto rimanda ai testi sacri. Alcune confraternite avevano specifiche funzioni di tipo sociale e di mutuo soccorso. La più importante era la confraternita Mattir Assurim, la quale aveva il compito di liberare gli ebrei imprigionati per debiti nelle carceri granducali.

Lo sviluppo tipologico della sinagoga è abbastanza complesso, caratteristica comune però a tutti gli edifici sono:

– l’Aron ha-Kodesh, Ehal o Arca Sacra, rivolta a Oriente e contenente i santi rotoli della Torah (la Legge, il Pentateuco);
– la Bimah, Tevah o Pulpito dell’officiante dal quale il Hazan (cantore) e il Rabbino recitano le preghiere;
– la separazione del pubblico maschile da quello femminile.

Dopo l’emancipazione la sinagoga perde la sua funzione di luogo di incontro e di studio, rimanendo soltanto aula di preghiera e prende il nome unico di Tempio appositamente costruito e realizzato in ambienti idonei e non più situati all’interno degli edifici di civile abitazione. In questo periodo si avvia una riflessione per identificare i suoi caratteri tipologici e distintivi, sul modello delle chiese cristiane, ma al contempo caratteristico della nuova identificazione ebraica.

La Sinagoga di Firenze

Inaugurata nel 1882, qualche anno dopo l’Emancipazione degli ebrei italiani, avvenuta nel 1861 con la proclamazione dell’Unità d’Italia, è uno degli esempi più significativi in Europa dello stile esotico moresco con elementi arabi e bizantini, che caratterizza sia l’esterno, con l’imponente facciata rivestita di lastre di travertino bianco e di pietra calcarea rosa, la cupola centrale e quelle delle torri laterali rivestite in rame (in origine dorate), i portali in legno di noce, sia gli interni e gli arredi in legno.

Della necessità di un Tempio adeguato alla Comunità fiorentina si iniziò a discutere già alla fine del 1847, ma le difficoltà di disporre di somme sufficienti bloccarono per diversi decenni qualsiasi iniziativa. Decisivo, nel 1868, fu il testamento del Cav. David Levi, che legò le sue sostanze alla costruzione di un “Tempio monumentale degno di Firenze”. Nel novembre 1870 furono incaricati del progetto gli architetti Falcini, Treves e Micheli. La scelta del luogo seguì un lungo dibattito che vide contrapposti coloro che volevano mantenere il luogo di culto nel centro della città, e chi lo voleva in una zona più periferica. La seconda ipotesi prevalse e fu scelto il quartiere della “Mattonaia”, ancora dentro le mura cittadine ma in cui l’espansione edilizia non aveva coperto i terreni rimasti ad orti e giardini. Il nuovo Tempio di Firenze fu inaugurato il 24 ottobre 1882. A ispirarne la costruzione contribuì il clima dell’Emancipazione, momento cioè in cui si verificarono due processi apparentemente opposti, ma in realtà assai legati tra loro: l’assimilazione dei modelli basilicali cristiani e delle antiche Sinagoghe spagnole, e la ricerca di una identità ebraica che si mostrasse all’esterno anche attraverso un’architettura con caratteri propri. Il risultato d’insieme, letto nell’ottica dell’Eclettismo di fine Ottocento, fu qualcosa di nuovo, che unì elementi moreschi, romanici e bizantini.

Interno della Sinagoga di Firenze

La facciata, tripartita nel senso della larghezza e della lunghezza, è ricoperta di blocchi di pietra bianca e rosa. Tre gli ingressi frontali, scanditi da archi moreschi. L’aula di culto è a pianta quadrata con due navate laterali e abside sul fondo, entro la quale è situato l’Aron ha-Kodesh ricoperto di mosaico veneziano; le pareti sono dipinte ad arabeschi lumeggiati d’oro e a motivi geometrici, opera di Giovanni Panti. La grande cupola, che misura all’esterno 47 metri e all’interno 34, domina l’incrocio dei bracci; è divisa in spicchi con monofore chiuse da grate di legno, così come l’occhio centrale che dà luce al centro dell’aula. Le panche, il podio, il pulpito e le lampade bronzee sono state disegnate secondo un progetto unitario e sono state affidate alle più importanti manifatture fiorentine.

Il Tempio, nel suo complesso, è considerato uno degli edifici più belli e armoniosi dell’Ottocento italiano, testimonianza straordinariamente importante della storia degli ebrei fiorentini. Le strutture decorative sono ispirate ai repertori che circolavano numerosi in Italia e all’estero, facendo della Sinagoga fiorentina un edificio perfettamente aggiornato sulle novità europee.

 

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