TRANI EBRAICA
di Piera Di Segni

"In altri due giorni di viaggio si arriva a Trani, situata sulla riva del mare. Grazie alla comodita' del suo porto, Trani e' il luogo di raccolta di tutti i pellegrini diretti a Gerusalemme. E' una citta' grande e bella, abitata da circa duecento ebrei, con a capo rabbi Eliyyah, rabbi Nathan, il commentatore, e rabbi Yaaqov". Sono le note scarne, ma dense di informazioni, che Beniamino da Tudela appunta nel suo "Itinerario" di viaggio nella seconda meta' del XII secolo, probabilmente nel 1165. Il curioso viaggiatore incontro' una comunita' attiva e fiorente, che esisteva gia' da oltre un secolo, formata prevalentemente da famiglie fuggite dalla Spagna. Vivevano a pochi passi dal porto e dalla grandiosa cattedrale, nella Giudecca, un intero quartiere fatto di vicoli e cortili, tuttora esistenti, dove abitarono per secoli; ne avevano avuto la concessione sotto gli Svevi, nel 1155. Beniamino da Tudela visito' Trani pochi anni dopo e i rabbini di cui parla probabilmente frequentavano le quattro sinagoghe che allora sorgevano a Trani. Era un periodo felice per gli ebrei di Trani: l'Imperatore Federico II di Svevia, (1194-1250), che si circondo' di medici e sapienti ebrei, concesse alla comunita' tranese privilegi e protezione, liberandola dalle vessazioni di ecclesiastici, giudici o autorita' cittadine e ponendo un limite al tributo dovuto dagli ebrei all'arcivescovo. In quel periodo la comunita' crebbe e fiori', grazie al monopolio della lavorazione e del commercio della seta grezza in tutto il meridione e della tintura dei tessuti, e divenne anche un importante centro di studi ebraici dove si formarono studiosi e rabbini famosi. A Trani nacque Isaiah ben Mali, detto il Vecchio, intorno al 1200, autore di commenti talmudici e decisioni halakhiche (responsa), che studio' e insegno' in molte comunita' del Mediterraneo, in Grecia e in Eretz Israel. Rabbino fu anche suo nipote Isaiah ben Eliah di Trani, detto il Giovane, anche lui studioso di halakha'. Il declino arrivo' con gli Angioini, verso la fine del XIII secolo: volevano cancellare gli ebrei dalla citta', imposero vessazioni fiscali, il segno distintivo e battesimi forzati e vi furono persecuzioni fomentate dai frati domenicani. Le sinagoghe vennero trasformate in chiese e tali rimasero, qualcuna distrutta o ormai sconsacrata, fino ai giorni nostri. Solo recentemente quella che era diventata Santa Maria Scolanova e' tornata ad essere una sinagoga. In seguito alle persecuzioni degli Angioini molti ebrei fuggirono, disperdendosi in varie comunita' del Mediterraneo. A Salonicco nacque Moshe' ben Joseph di Trani, detto il Vecchio, importante talmudista, che fu poi rabbino a Safed: qui nacque suo figlio Joseph ben Moshe' da Trani, detto il Giovane, anch'egli studioso di fama. Tra gli ebrei rimasti a Trani molti vennero uccisi, ma molti si convertirono. Questi neofiti, chiamati "anusim", ottennero molti privilegi e divennero economicamente importanti, suscitando l'invidia della nobilta' tranese. Il dominio degli Aragonesi diede nuova speranza agli ebrei di Trani: la politica liberale di Alfonso I d'Aragona, che prese gli ebrei sotto la sua protezione, sottraendoli a quella ecclesiastica, concesse riforme permissive e diede la possibilita' di sviluppare le attivita' commerciali e il prestito. In questo clima approdarono a Trani molti ebrei cacciati dalla Spagna dai re cattolici, Ferdinando e Isabella dopo il 1492. Tra questi Isaak ben Jehuda Abrabanel (1437-1508), esegeta e filosofo, divenuto poi consulente economico del re di Napoli e poi del re Alfonso d'Aragona. Abitò a Monopoli e poi nel 1503 fuggi' a Venezia. Ma la calma durò poco: dopo un breve periodo di dominazione veneziana, Trani divenne parte del Regno di Spagna. Nel 1510 fu decretata l'espulsione degli ebrei da Trani, come da tutte le terre dominate dagli spagnoli. Finiva cosi' la storia degli ebrei nel meridione d'Italia. Rimasero solo i marrani, ebrei convertiti che esteriormente osservavano la religione cattolica ma in segreto continuavano ad praticare rituali ebraici: una presenza che nei secoli ha lasciato qualche traccia, ormai inconsapevole, negli usi e nei costumi locali.