Rav HIDA z.l. – l’intervento di Rav Didi al Convegno

Sono passati più di duecento anni dalla morte del nostro maestro, il grande rabbino, Rabbi Haim Yosef David Azulai, conosciuto anche con il nome di Hiddà.
Egli nacque a Gerusalemme nell’anno 1724 in una famiglia di origine marocchina e con una tradizione di grandi maestri cabalisti. Già da piccolo si mise in luce per la sua voglia di studiare e per la sua saggezza, come testimoniano i suoi maestri, tra i quali Rav Jonà Navon, che ricorda che prima dei 13 anni aveva già fatto sette sermoni.
Visse poi e studiò nella città di Hevron e già prima dei vent’anni iniziò il suo percorso nella kabalà. nel 1753 fu inviato in europa dai maestri di Hevron. venne così a Livorno per la prima volta e tornò a Gerusalemme dopo quattro anni.
Nel 1764 si recò in Egitto dove fu scelto come rabbino capo del Cairo. già però dopo cinque anni tornò a Hevron. Le ristrettezze economiche dell’Yshuv lo costrinsero ancora in missione in europa.
Mentre faceva tappa a tunisi, apprese della morte della moglie amata Rachel, notizia che lo lasciò disperato. Ma egli non rivelò la notizia immediatamente, per non essere obbligato a sposare una donna del luogo.
Osservò di nascosto le regole di Aveluth e così troviamo scritto nel suo diario a proposito della moglie: “ho sofferto tantissimo della perdita di una perla così preziosa, a mio parere l’unica nella sua generazione per sapienza e dignità, di un’intelligenza straordinaria, di grazia, bellezza, modestia senza pari.”
E in seguito tornò a livorno, dove si stabilì e dove si sposò con un’altra Rachel, figlia di Moshè Levi.
Rav Azulai fu – da un lato – un grande rabbino cabalista, le cui decisioni e le cui preghiere furono accolte in tutto il mondo ebraico. Scrisse decine di libri, molti dei quali furono stampati a Livorno, all’epoca famosa per l’opera tipografica e conosciuta in tutto il mondo ebraico.
La grandezza della sua sapienza lo rese però una leggenda mentre era ancora in vita. e non soltanto fra gli ebrei (ma anche fra i non ebrei). eccone un esempio: c’era una tradizione tra gli ebrei di Livorno, che Rav Hiddà pronunciasse un discorso – una derashà – in Shabbat Shuvà e come racconta il rabbino Israel Costa, uno dei grandi maestri di Livorno: “quel giorno attendeva il Rav Hiddà una grande folla, di ebrei e di non ebrei, da una parte e dall’altra della strada, dalla casa del rabbino fino al tempio. e il rabbino passava in mezzo ed era visto come un angelo del Signore. e tutti lo seguivano perché era amato per la sua sapienza e per i suoi modi gentili”.
Rabbi Chananel Nippi racconta che molte volte i rabbini della comunità di Livorno si rivolsero al Hiddà perché accettasse il ruolo del Rav Rashì – Rabbino Capo – di Livorno. ma egli rifiutò sempre. e grazie a ciò egli fu rispettato e amato come il rabbino di Livorno.
Rav Azulai amò molto Livorno e la sua cultura, e anche la comunità e gli ebrei che offrivano generosamente per gli ebrei delle Yeshivot di Erez Israel, residenti nella Terra dei padri (fra questi ricordava nel suo diario Michael Perera De Leon che finanziò la stampa del suo libro Shaar Joseph).
E così, nonostante il suo desiderio di ritornare a vivere in Israele dove era nato, egli rimandò in continuazione la sua partenza e visse a Livorno per 27 anni, fino alla fine della sua vita, nel 1806 – Shabbat Zachor – 11 adar 5566.
Fu sepolto nel vecchio cimitero di Livorno. Purtroppo il cimitero in cui riposavano le sue ossa fu sgomberato durante la guerra e si fu costretti a traslare le sue spoglie mortali nel cimitero nuovo di Livorno.
Soltanto nel 1960 – come risulta anche da documenti in archivio nella nostra Comunità – su richiesta di Rav Rishon Lezion (il Rabbino Capo di Israele) Rav Izhak Nissim – fu consentito dal Consiglio della nostra Comunità – Rabbino Rav Toaff e presidente il prof. Cabib – di trasportare la salma in Israele, a Gerusalemme, dove egli era nato e dov’era sua volontà di essere sepolto
La vita e l’opera di Rav Hiddà non si possono spiegare nel poco tempo di un intervento.
Abbiamo dato un cenno della sua presenza a Livorno, ma tutto il mondo ebraico – anche gli ashkenaziti – è stato partecipe per i meriti della sua opera come è scritto nel Mishlè: “il povero riesce odioso perfino al suo compagno, il ricco invece ha molti amici”. e questo vale anche per la ricchezza spirituale e della cultura, e perciò tutti gli ebrei del mondo hanno cercato un legame con Rav Azulai – gli ebrei del Marocco per aver dato origine alla sua famiglia; quelli di Gerusalemme per la nascita; quelli di Hevron per la sua residenza ; quelli di Tunisia dove ha insegnato, quelli d’Egitto dove fu Rabbino Capo, eccetera.
Ma soprattutto la Comunità Ebraica di Livorno fu onorata della sua presenza, come è scritto nel Talmud: “gadol miraban scemò” e cioè: ci sono rabbini che ricevono onore dal titolo rabbinico, ma ci sono rabbini il cui nome è più grande del titolo rabbinico, come Rabà e Abbaiè, che sono nominati nel Talmud senza dire che sono rabbini.
Anche oggi per indicare i titoli di un professore si indica dove ha studiato e da questo conosciamo il suo valore. A volte vale il contrario: una Università riceve lustro indicando chi ha studiato lì!! e fu così per Rav Hiddà: quando diciamo oggi Comunità di Livorno, tutti dicono che è una Comunità importante perché ha avuto tra i suoi rabbini Rav Hiddà. e questo in un tempo in cui Livorno era famosa nel mondo e era veramente importante per la sua civiltà e la sua cultura.
E qui io voglio raccontare un episodio capitato proprio a me. una volta chiesi a Rav Amar – Rabbino Capo di Israele – se era meglio che anche a Livorno noi usassimo le Ketubbot per i matrimoni oggi in uso in israele. Rav Amar rispose di sì, ma subito dopo si corresse dicendo: “ma a Livorno c’erano grandi rabbini come Rav Hiddà” e mi chiese di mandargli una Ketubbà per vederla.
come ho già detto, ci vogliono anni di studio per conoscere l’opera della saggezza di Rav Azulai, e non tutti hanno la possibilità di farlo.
Per riassumere comunque alcuni dati sull’opera del Rav. Il Hiddà scrisse decine di opere, al punto che i suoi biografi arrivano a contarne 160. Ma le opere pubblicate fino a questo momento sono oltre quaranta, perché molte sono andate perdute.
E non c’è argomento ebraico che non sia stato da lui studiato: nei suoi libri commenti e sermoni, diritto e mistica, etica e regole, storia e bibliografia, sono alcuni dei suoi interessi.
Durante i suoi viaggi, cercò manoscritti che poi lesse e citò nelle sue opere.
Soltanto un libro fu stampato dopo la sua morte: il Maagal Tov – il suo diario – da cui abbiamo ricavato alcune delle nostre informazioni.
Perciò abbiamo pensato di pubblicare il diario di Rav Hiddà, nella traduzione di Rav Somekh, che noi qui ringraziamo.
E perché proprio il diario e non altri libri del Hiddà? Perché abbiamo voluto un libro che sia per tutti, e non solo per gli studiosi. Perchè da questa lettura possiamo imparare anche molte regole.
Perché – come dicono i maestri – dalle parole e dalle azioni quotidiane dei maestri possiamo imparare di più che dagli insegnamenti della nostra generazione.
E voglio concludere con le parole di Rav Rafael Yossef Hazan, il più grande rabbino turco del suo tempo, divenuto in seguito Rishon Letzion (Rabbino Capo della Terra d’Israele), che ha saputo concentrare in una sola frase la grandezza della sua personalità: “è evidente e noto a tutti che si è trattato del genio della sua generazione: non ha lasciato nessun altro al pari suo, né in terra d’Israele né altrove”.

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